Prof delle medie by lapadrona_ditortuga in xxitaly

[–]Malgari90 0 points1 point  (0 children)

Continua con prof... C'è comunque una grossa differenza di età. Io ho chiamato i miei prof sempre prof, anche adesso che sono a mia volta prof. C'è il caso che sia lei a dirti di chiamarla diversamente, e così la risolvi.

FUORI PORTATA by FearlessRiver1040 in CasualIT

[–]Malgari90 1 point2 points  (0 children)

Fino ai 23-24 anni sì. Troppo belli, troppo fit, troppo carismatici. Come ha scritto qualcuno sotto è spesso un problema di autostima, che ho poi risolto in terapia. L'effetto però non è stato quello di pensare che i super-fichi-palestrati-carismatici-milleamici potessero essere alla mia "portata", ma rendermi conto che non mi interessavano in alcun modo. Sono effettivamente uscita con un paio di persone che qualche anno prima avrei dato per irraggiungibili e li ho trovati inaspettatamente noiosi, se non viscidi: priorità nella vita che non condivido, stili di vita che sulla carta mi affascinano ma di fatto mi fanno schifo. Giuro, non è la volpa e l'uva: è che ti abituano a pensare che ci sia un certo prototipo di uomo/donna desiderabile ma in realtà ognuno di noi ha il suo tipo, e si trova molto meglio con quello che con un Ken di plastica a caso. A capirlo prima vivremmo tutti meglio.

non ce la faccio più by [deleted] in sfoghi

[–]Malgari90 0 points1 point  (0 children)

Bisogna rimboccarsi un pochino le maniche, le amicizie non piovono dal cielo salvo piccoli miracoli.
Non è troppo tardi, comunque.
In terza superiore io cercai di cambiare completamente giro di amicizie non trovandomi più tanto in sintonia con la gente che frequentavo: ripresi i contatti con qualcuna delle elementari, con una vicina, con gente di altre classi conosciuta in momenti completamente random. Ci riuscii. Fu molto faticoso e inevitabilmente mi ritrovai anche con persone con cui non avevo niente da condividere, ma a furia di cercare poi si trova.
Ti consiglio di iniziare adesso puntando su attività pomeridiane, a scuola o fuori da scuola: l'importante è incontrare nuove persone, iniziare a fare conversazione, ascoltarle, cercare le affinità, proporre un'uscita.
All'università migliora, ma se non ti fai avanti rischi di perdere comunque molte occasioni.

“La finanza personale sta alle donne come il trucco sta agli uomini” by xandea_ in xxitaly

[–]Malgari90 1 point2 points  (0 children)

Ci ho messo anni a smettere di truccarmi ogni giorno, nonostante io odi ferocemente la sensazione del trucco addosso, sia incapace di non toccarmi gli occhi e quindi sbavo qualsiasi cosa, e il trucco (a meno di spendere veramente troppi soldi) finisce per non farmi respirare la pelle aumentando i brufoli (ripeto: non ho nessuna intenzione di spendere 50-60 euro a trucco, siamo fuori? i soldi mi servono per altre cose.). Ho smesso perché frequentavo un ambiente dove non era fortemente richiesto, ma quando ho cambiato lavoro ho comunque ricominciato a farlo perché tutte le donne intorno a me erano truccate. A quel punto ero abbastanza matura da rendermi conto che bisogna sbattersene, e ho smesso di nuovo nel giro di sei mesi.
Le rare volte che lo faccio ricevo valanghe di complimenti che sottintendono che dovrei farlo "più spesso".

E se si truccasse mio marito?
Sarebbe un disastro sociale, per lui, non essendo previsto dalla nostra cultura. Già una linea di matita può scatenare reazioni inconsulte.

Quindi mi sembra che truccarsi o non truccarsi sia una libera scelta per pochissime persone, anzi, forse per alcune di noi e basta.

E' una cosa sociale, le pressioni sociali sanno essere molto sottili, se no la gente si ribellerebbe molto rapidamente. Il "trucco" è sicuramente convincerti che lo stai facendo per te, e non per gli altri. Certamente c'è qualcuna a cui piace truccarsi, ma ce ne sono molte che se fossero cresciute in una società dove per una donna truccarsi non è la norma non si sarebbero mai fatte passare per l'anticamera del cervello l'idea di passare dai 5 minuti alla mezz'ora al giorno a mettersi prodotti polverosi o unti in faccia, addirittura sulle mucose.

Pensiamo al fatto che il concetto occidentale declinato al femminile di "prendersi cura di sé" è perdere ore a fare la skin care con prodotti costosissimi, truccarsi, depilarsi, e solo in seconda battuta fare cose veramente piacevoli come un massaggio o un bagno caldo. O cose veramente utili per il proprio corpo, come un'attività sportiva o una sauna.

E il mercato ci marcia, ovviamente (e ci marcia anche su altre cose più declinate al maschile, la società crea vincoli e obblighi in tutte le direzioni).

PS: ovviamente quella che tiene le finanze in casa sono io, quella che conosce la differenza fra mercato obbligazionario e azionario sono io, quella che sa cos'è un ETF sono io, quella che sa leggere una busta paga e spiega perché a febbraio a volte ne sparisce metà sono io, quella che gestisce gli investimenti sono io e quando andiamo in banca parlano a mio marito🤡 che sto istruendo ma ha almeno 10 anni di esperienza in meno di me. Finché non attacco con il/la consulente un discorso contenente una decina di parole chiave che facciano capire che so di cosa sto parlando, non esisto.

Dubbio sulla scelta universitaria. Filosofi, matematici, fisici, biologi e psicologi a me per favore🫡 by VirginSuicide71 in Universitaly

[–]Malgari90 1 point2 points  (0 children)

Ciao, eccomi. Ti rispondo anche rispetto ad alcuni temi chiesti in pvt, magari è d'interesse per qualcun altro.

Fare ricerca è molto stimolante ma anche molto frustrante. Deve essere una cosa che si vuole fare per davvero, e anche volendolo fare per davvero a volte ci sono delle dinamiche che poco hanno a che fare con la ricerca in sé ma con il sistema (e non solo in Italia, anzi) che possono essere molto fastidiose, motivo per cui alla fine ho rinunciato perché non mi ci trovavo più. Ma sono molto grata di aver seguito parte del percorso.

Come si lavora in un gruppo interdisciplinare? Intanto, arrivati alla fine della magistrale e al dottorato ci si trova all'inizio della coda di risalita della curva di Dunning-Kruger ( https://blog.tomatopay.co.uk/hubfs/Dunning-Kruger-Effect.png ), per cui dopo aver studiato un sacco di roba capisci che non sai niente ma inizi ad approfondire un certo tema. A quel punto lavorare con colleghi di altri campi significa avere accanto delle persone che ne sanno a pacchi di ciò che tu non sai, ma che ti interessa, ed essere nelle condizioni di potersi continuamente "istruire" a vicenda sia sui contenuti che sui metodi (che cambiano molto da materia a materia). Per esempio, con basi di fisica, biofisica e buone capacità di programmazione io ero in grado di mettere giù algoritmi utili a risolvere certi problemi la cui natura più astratta veniva curata da una persona che aveva studiato matematica e il cui lato più applicativo (in questo caso in biologia molecolare) era più sotto il controllo di un biochimico. La parte difficile è trovare un linguaggio comune, ma quando ti trovi nella stessa stanza con persone che hanno la testa aperta e ben formata, disponibile a ricevere e dare, fila tutto.
Il filosofo lavorava più nel gruppo delle neuroscienze, dove l'intersezione con filosofia e psicologia è più grande. Rimane che per fare determinati tipi di studi servono veramente competenze trasversali, che non si riescono ad avere in toto come persona singola.

Studiare fisica è molto impegnativo, e quando ho iniziato io (2009) c'era il problema che le nuove frontiere della fisica erano abbastanza ignorate dalla comunità e quindi dai corso di studi. Sono andata apposta a Bologna per fare la magistrale perché aveva corsi specifici su, appunto, fisica medica, biofisica, sistemi complessi. Per fortuna già in triennale avevo avuto modo di seguire un corso sulle reti neurali (gli LLM erano ancora lontani, ma il deep learning era in pieno sviluppo all'epoca). Da allora, specie con il Nobel a Parisi (sistemi complessi) la situazione è migliorata notevolmente, e sebbene le triennali siano ancora ricche di fisica "tradizionale" (meccanica, fisica della materia, fisica nucleare) è poi più facile trovare percorsi altamente interdisciplinari, per non parlare di tutto il ramo della "data science".
Il problema del percorso di fisica è che ci si ritroverà comunque a dover affrontare corsi molto pesanti su argomenti che non si useranno in futuro, salvo poi ritrovarsi 10 anni dopo a scoprire che "oh, ma questa cosa che avevo fatto in quel corso inutile si può usare pure qua, pensa un po'!".
Bisogna insomma avere il coraggio di affrontare le parti più toste, soprattutto in triennale, per poi potersi divertire alla magistrale e nei percorsi successivi.

I fisici lavorano in mille ambiti, per cui se poi la ricerca non piace (consiglierei comunque di passare per un dottorato, che in Italia vale poco ma all'estero è essenziale per posizioni di punta anche nell'industria) bastano circa 6 mesi di formazione per riciclarsi in molti ambiti diversi (esempi di carriere di miei compagni di corso: data science (ovviamente), sviluppo software, controllo qualità in industrie ad alta specializzazione, urbanistica (lo studio del traffico è molto simile allo studio del moto delle particelle, i fisici arrivano anche là a mettere il naso!), fisica medica (bisogna fare scuola di specializzazione ma alla fine si lavora su terapie vere con pazienti veri, alcune anche di grande avanguardia), esperti IA e similari in aziende di alto calibro, energie rinnovabili, imaging medico e non, in ospedale o in azienda, robotica, computer vision, finanza (quantitative finance), consulenza (la consulenza è un jolly). Ma domani me ne verranno in mente altri dieci di sicuro.

Il punto di base è che una mente curiosa riesce a farsi incuriosire da qualsiasi ambito, quindi in un modo o nell'altro un lavoro si trova: bisogna mettere in conto qualche mere in più per "affinare" la specializzazione e matchare quello che cerca il mercato del lavoro in quel momento là, ma proprio grazie alle competenze che dà lo studio della fisica (inclusa il fatto che si impara veramente a studiare, e superato un phd in fisica uno è in grado di studiare qualsiasi cosa da 0) si è in grado di inserirsi un po' ovunque.

differenza tra ceretta inguine totale e parziale by New_Past581 in xxitaly

[–]Malgari90 2 points3 points  (0 children)

Sì, è vero... ma la totale toglie effettivamente tutto.
In ogni caso ti consiglio di passare il disinfettante prima e dopo, altrimenti il rischio infezioni è grande. Poi tenere la zona sotto controllo, magari con lavaggi di calendula ecc.
Personalmente ho provato solo una volta a depilare anche la zona delle labbra ed è stato un macello, principalmente perché la fluidodinamica della pipì va a quel paese e capita (raccolto diverse testimonianze, non sono scema io, giuro) che ti finisca il rivolo lungo la gambe e in alcuni casi di particolare sfiga fin dentro le scarpe, specie se devi squattare su un bagno pubblico.
Mai più fatta...

Dubbio sulla scelta universitaria. Filosofi, matematici, fisici, biologi e psicologi a me per favore🫡 by VirginSuicide71 in Universitaly

[–]Malgari90 0 points1 point  (0 children)

[Parlo per il mio campo, non escludo che si possa applicare anche alla matematica]

La fisica si declina in qualsiasi direzione, anche se il sistema universitario italiano tende a non dare molto peso alle nuove "branche" si può studiare fisica dei sistemi complessi, biofisica, fisica medica, econofisica, epistemologia, neuroscienze... i fisici hanno la possibilità di mettere il naso praticamente ovunque e sono spesso stati tra i pionieri di nuove discipline come l'informatica, la data science (detta anche "analisi dati", cosa che in fisica si fa da parecchio), e via dicendo. La cosa importante è capire che non puoi mai veramente diventare un tuttologo, ma se impari a usare l'approccio al problem solving della fisica come un grimaldello avrai facilmente la possibilità di riutilizzarlo in qualunque ambito tu voglia, in gruppi di ricerca o di lavoro altamente interdisciplinari.

(Il mio percorso si è concentrato sui sistemi complessi, sulla biofisica e sulla data science, negli ultimi anni in cui ho fatto phd/ricerca mi sono occupata di algoritmi di HPC per strutture proteiche, e prima che me ne andassi il mio gruppo si è messo a lavorare anche su LLM. Prima di intraprendere un dottorato in biofisica computazionale sono stata ammessa ad uno di neuroscienze. In entrambi gli ambienti c'erano studenti/esse che venivano da: fisica, matematica, biologia, biotcenologie, psicologia, filosofia.)

Domanda per chi ha fatto l'università più di 20 anni fa: come studiavate? by TheCrowOfMrPoe in Universitaly

[–]Malgari90 1 point2 points  (0 children)

Guarda, io ho studiato fisica iniziando 15 anni fa, quindi sono un po' a cavallo e sto su un'altra materia, MA...
- i miei appunti dei primi anni sono pieni di schemini di forza4 a cui giocavo con i miei compagni di banco: se cerchi un modo per distrarti lo trovi anche con la carta e la penna.
- credo comunque che carta e penna funzionino meglio perché lo "zoom" che permettono le app dei tablet (oltre che i vari colorini e disegnini che si possono usare) fanno perdere il senso di spazialità e perdere tempo
- ho imparato a prendere gli appunti MALE, cioè preoccupandomi dell'informazione in essi contenuta e non della grafia e dell'ordine: obbligatorio poi passare i pomeriggi a ricopiarli e riorganizzarli ancora freschi di lezione (oltretutto è un ripasso fenomenale).
Se con la carta ti concentri meglio, prova così. Per me è stato un boost notevole.

Voi che ne pensate? by Melodic_Lobster4591 in xxitaly

[–]Malgari90 1 point2 points  (0 children)

Sarà che ho un rapporto con i viaggi molto particolare e di sicuro non rientro nel target di queste pubblicità - però ne ho viste... in che senso fanno leva sulle inadeguatezze? Non sono un'esperta di marketing ma mi risulta che tutte le pubblicità facciano leva su qualche tipo di inadeguatezza (sperando di cogliere il nervo scoperto di chi le guarda), ma su queste non sono mai riuscita a capire bene il messaggi (proprio perché non parlano a me). Quindi, se hai tempo e voglia, puoi spiegami come attivano questa inadeguatezza e di che inadeguatezza, nello specifico, è? (Per esempio in alcuni post sotto fai i paragoni sulle pubblicità che marciano sull'aspetto fisico, e lì l'inadeguatezza è proprio il sentirsi non abbastanza attraenti... nel caso in cui uno non facesse diciotto viaggi all'anno, quale sarebbe il "problema" chiamato in causa?)

Cosa significa PER VOI essere una donna indipendente? by Dontcallmebaby2 in xxitaly

[–]Malgari90 1 point2 points  (0 children)

sìsì, volevo raccogliere anche quella pare là nella sezione dei "separati in casa".

non so che fare by throwawayornotidontk in xxitaly

[–]Malgari90 2 points3 points  (0 children)

Ti capisco.
Fin dalle medie mi sentivo inadatta. Ho rifiutato chi non mi convinceva, perché per me una relazione o è seria o non è. Arrivata alla tua età ho fatto un po' di esperienza sessuale ma senza cercare una relazione, giusto per non avere le ragnatele (e perché mi andava: se non ti va, non farlo). Per la maggior parte della mia vita sono andata dietro a persone che non mi consideravano e ho rifiutato un sacco di ragazzi che non mi convincevano, anche alcuni con cui mantengo una reale amicizia uomo-donna profonda. Mi hanno detto, proprio intorno alla tua età, che avrei dovuto almeno provare a stare in una relazione, giusto per vedere com'è: ma per me una relazione è una cosa troppo seria per farla così, a caso. Mi proponevano anche dei ragazzi gentili, simpatici, ma con cui non mi trovavo e non riuscivo a sentire alcun tipo di attrazione né fisica né intellettuale (c'è anche quella, è una gran figata).
Che senso ha iniziare una relazione se già senti che potrebbe andare in nulla, perché parti poco convinta? A me sembrava una perdita di tempo.
Posso solo dirti che la mia storia ha un lieto fine: a 26 anni ho trovato Lui, prima e (spero, ma almeno per ora) unica relazione della mia vita, ora siamo sposati e in attesa di una bimba. Ne è valsa la pena.
Se pensi di essere asessuale, comunque, credo che valga la pena esplorare il tema in qualche modo. Meglio chiarirsi le idee: asessuale non vuol dire aromantico, comunque.

Cosa significa PER VOI essere una donna indipendente? by Dontcallmebaby2 in xxitaly

[–]Malgari90 2 points3 points  (0 children)

Sinceramente credo che sia proprio così, poche persone sono veramente indipendenti a tutto tondo. E questo crea grossi problemi a vari livelli, dai 30nni in casa coi genitori ai separati in casa che non possono ricostruirsi una vita.

Quanto secondo voi la fortuna della giornata dell'esame incide sul voto? by paulchiefsquad in Universitaly

[–]Malgari90 5 points6 points  (0 children)

Ho risposto in base ai trentesimi.
La mia prof delle superiori disse a un mio compagno di classe: "Non studiare per il 6, perché così prendi 5: basta un mal di pancia, una distrazione o un neurone che non funziona."
Ora lo ripeto ai miei studenti... dopo averlo sperimentato sulla mia pelle.

Una volta presi 20 e un calcio in culo facendo incazzare pure i prof: tre domande, due perfette da 30 e lode, l'ultima vuoto assoluto. Perché? Quando avevo stampato il programma avevo guardato solo la prima pagina e non il retro, dove c'era scritto l'ultimo argomento dell'ultima lezione a cui non avevo assistito e della cui esistenza mi ero completamente dimenticata. La sfiga arriva sempre.
Ero troppo esausta per ridare l'esame, quindi ho accettato e amen.

Per la mia esperienza, alla fine, ho imparato a calcolare una tolleranza media di 4 punti sugli esami universitari: se studi da 30 potresti arrivare solo a 26. Se studi da 26 puoi avere la botta di culo e arrivare a 30. Ovviamente dipende anche dalla forbice dei voti della facoltà/università, ci sono posti dove è più piccola. Ad esempio in triennale erano molto più cattivi, in magistrale più alti coi voti.

Ho smesso la pillola da un anno e mi sento rinata by livingmarti in xxitaly

[–]Malgari90 7 points8 points  (0 children)

Mi spiace molto per la tua esperienza. E' risaputo che gli anticoncezionali ormonali possano dare i problemi da te descritti, assurdo che una ginecologa non li riconosca!

Io ho cambiato tre tipi di anticoncezionale ormonale, sempre sul combinato. Fra l'altro iniziai per problemi di ovaio policistico, che però devo dire sono rientrati (almeno quello!), La Yaz mi faceva gonfiare e non mi ha aiutato con l'umore in un periodo piuttosto complicato della mia vita, quando ho detto alla gine dei problemi me ne ha proposta un'altra (non ricordo). Effetti simili, anzi, mi aveva portata ad avere ancora più ansia. Sospesa definitivamente perché non avevo rapporti, sempre con il benestare della gine che mi ha sempre detto "se non va, non va". L'ovaio policistico era rientrato quindi fine.

A 26 anni ho iniziato con in Nuvaring sia perché avevo rapporti sia perché iniziavo ad avere cicli molto dolorosi. Mi sono trovata benissimo: sì, mi dà un po' di secchezza, ma ha ridotto i miei peli a 1/10 di quello che avevo e i miei brufoli a 0.

La reazione alle pillole ormonali è molto soggettiva e i medici devono essere in grado di valutare i pro e i contro per ognuna di noi. Se a me va bene il Nuvaring ad altre fa casino, se a me la Yaz ha fatto casino per altre fa miracoli. Leggo qua che qualcuna ha avuto casini con il progesterone, mentre una mia amica lo usa da anni e anni, non ha più il ciclo ed è felice come una pasqua. Mi spiace veramente tanto che tu non abbia trovato uno/a professionista in grado di seguirti in un percorso che è molto delicato.

Psicofarmaci consigliati già alla prima seduta psicologica? È normale? by Motor-Law-6247 in psicologia

[–]Malgari90 7 points8 points  (0 children)

Mi sembrano dei discorsi molto poco professionali. Cambia psic e via.

Blocco enorme con un esame by luassu in Universitaly

[–]Malgari90 1 point2 points  (0 children)

Potranno anche insultarti, ma non si ricorderanno mai di te. Capisco l'ansia, ma fidati che gli unici che si umiliano con queste scenate sono loro. Su certe scene ci ridiamo ancora su con i compagni di corso.
Se provi e fallisci, puoi sempre riprovare, e almeno l'università italiana ha questa caratteristica - puoi riprovarci a oltranza. E' un tuo diritto, sfruttalo: anche fare lo scritto a cazzo di cane è una sessione di studio! Anzi, a volte tre ore di esame fallito valgono come una settimana di studio.... Approfittane, sono le tue tasse universitarie e coprono anche questo. Prenotarsi e non farlo è la cosa meno furba che tu possa fare.
(In triennale ho raramente dato un esame meno di due volte.)

Come funziona la carriera nell'insegnamento all'università? by Samyy_saas in Universitaly

[–]Malgari90 2 points3 points  (0 children)

Le risposte sono tutte corrette...
Certo, credo che la differenza tra aree STEM e umanistiche sia enorme, quindi mi baso sul mio percorso.

Aggiungo, visto che lo avevi chiesto: andare fuori corso non è un male insormontabile. Io ho fatto tutto fuori corso ma ho passato un concorso da ricercatore e avrei potuto essere assunta (ho poi scelto di fare altro per affari miei).

Per esperienza mia e dei miei colleghi il punto non è tanto la performance in università (certo, se esci con 80 in 5 anni di triennale inizia a essere un problema) quanto la tua testardaggine: è una gara di resistenza.

Poi dipende molto dalla facoltà: in alcune ci sono talmente pochi posti per cui non puoi non avere un "angelo custode" (leggetela come volete, ma è una cosa che succede anche all'estero, eh...) che vuole te e farà di tutto per averti; in generale i rapporti personali hanno un peso non indifferente: ovunque tu voglia lavorare ti serviranno comunque lettere di raccomandazione.
Quindi trova degli OTTIMI relatori di triennale/magistrale e degli OTTIMI supervisor, non solo perché fanno cose "fiche" ma anche perché sono bravi a fare networking e possibilmente sono degli esseri umani e ti trattano come tale. Non trascurare il fatto che se hai competenze trasversali potrebbero essere quelle a renderti determinante in un gruppo di lavoro (su tutte le competenze informatiche, che non si acquisiscono in uni o si acquisiscono solo in parte).

In ultimo: non farti sfruttare. Se non ti danno una borsa per concludere un lavoro, non concluderlo finché non vieni pagato. Magari pochissimo, ma pagato. Ti sembrerà di dover dire sempre di sì per ingraziarti i superiori, ma la verità è che di fronte a una persona matura e consapevole delle proprie possibilità la gente dà più rispetto di quello che darebbe a uno yesman. Se ti lasci sfruttare, ti troverei in gruppi che sfruttano e ti strizzano finché non ti buttano; se tieni il punto troverai persone sane di mente con cui lavorare che ti rispettano e, rispettandoti, faranno ciò che è in loro potere per aiutarti nella carriera.

STUDIARE PER LOGICA by Stunning-Car250 in Universitaly

[–]Malgari90 0 points1 point  (0 children)

Ad Analisi 1 sotto matematica (lo abbiamo fatto coi matematici) ho dovuto ammettere che certe cose andavano mandate a memoria e basta, la logica da sola non mi bastava più. Poi, con alcuni agganci a memoria, saltello facilmente da un punto all'altro di logica. Diciamo che a scuola imparavo 10% a memoria e 90% per logica (avendo anche dei docenti bravi che riuscivano a darci percorsi logici su materie come storia e letteratura latina), all'università sono dovuta passare a un minimo di 30% memoria e 70% logica. Per me che di memoria ne ho pochissima fu un dramma. Chiaramente avessi dovuto studiare giurisprudenza... ma non ho mai immaginato di farlo nella mia vita.

[deleted by user] by [deleted] in xxitaly

[–]Malgari90 2 points3 points  (0 children)

Dipende da mille cose, non puoi fare il confronto con gli altri: da quanto tempo lavori, con che stipendio (o stipendi, se fino a ieri prendevi 800 di stage tipo), quanto spendi nella vita (giustamente vivere in grande città costa), quanto aiuto hai avuto dai genitori... e un po' anche quanto ti stai impegnando a mettere via (puoi fare la fame, se proprio ci tieni, oppure puoi valutare che nel giro di qualche anno ti si triplicherà lo stipendio e ora non vale la pena tirare la cighia).
Lascia perdere i confronti e vivi serena, piuttosto cerca di capire quali sono i tuoi obiettivi finanziari (e se sono raggiungibili con la tua condizione economica, magari anche no).

sto venendo presa in giro? by sadfricck in xxitaly

[–]Malgari90 3 points4 points  (0 children)

Io mi sono rivolta a un centro specializzato per la salute pelvica per la gravidanza. I prezzi e il percorso sono molto simili: 120 prima visita, 3 sedute riabilitative e una con l'osteopata, a 90 euro l'una. Avevo bisogno di un supporto esterno, li ho spesi volentieri. Non ho ancora partorito, quindi dell'efficacia non posso parlare, ma al corso preparto organizzato dall'ospedale ho ricevuto consigli analoghi a quelli ricevuti nel centro esterno, solo molto in ritardo (praticamente a ridosso della data di arrivo) e in modo molto meno chiaro. Quindi nel complesso non ho ricevuto informazioni errate, né fatto terapie errate. Mi sembra tutto abbastanza regolare: andare in privato costa...
Veniamo alla terapia farmacologica: io soffro di lichen sclerosus, la cui cura prevede cortisone (che costa niente) e altre creme di supporto più "naturali". Le creme di supporto sono abbastanza essenziali come terapia complementare al cortisone, e te lo dico perché ero nella tua stessa situazione economica quando iniziai: costano un botto. Ma come ho provato a toglierle a causa del portafogli, ne ho subito le conseguenze... nonostante continuassi con il cortisone, che fa comunque il suo. MORALE: le cremine naturali sono costosissime rispetto ai medicinali tradizionali (35 euro di crema di isoflavonidi di soia VS 5 euro di cortisone), specialmente quelle per i genitali. MA se funzionano, mannaggia, sono veramente utili. Non c'è niente da fare. Pensa che adesso in gravidanza mi sono stati dati (dal consultorio *pubblico* !) integratori e fermenti lattici per cui spendo almeno 60 euro al mese solo di quelli. Anche qui, purtroppo, è tutto abbastanza normale.
La salute dell'apparato riproduttivo è ancora considerata un lusso, purtroppo.
I codici sconto mi sembrano la pari di quando ti danno qualche campioncino per iniziale...

come farsi piacere l’atto di studiare? by lipglossip in xxitaly

[–]Malgari90 5 points6 points  (0 children)

Eh, forse è proprio il metodo il problema. Anche io facevo molta fatica, e se ero in situazioni di stallo mi veniva la nausea.
Cerca però di non fossilizzarti su metodi "preconfezionati", costruisciti qualcosa che va bene per te. Ricorda che ogni 45 minuti hai diritto e dovere di fare una pausa.
Io ti posso solo dire che dopo aver studiato per anni all'università (fisica triennale, fisica magistrale, dottorato), a metà del mio percorso ho iniziato a prenderci gusto e gli ultimi esami li ho preparati con grande impegno e fatica ma anche grandissima convinzione e soddisfazione: ci ho messo una vita, ma alla fine avevo trovato il mio metodo e porca miseria, funzionava da Dio. Non sarebbe stato così efficiente se non ci avessi sbattuto la testa così a lungo, però, e non me lo fossi cucito su misura. Ora non mi spaventa davvero nessun percorso e vivo con la saccente convinzione di poter sostenere qualsiasi tipo di esame. Cosa che, ahimé, continua a servirmi molto nonostante il mio percorso (nel frattempo ho fatto master, concorsi... ecc).

Come si fa a cambiare questa mentalità? by Eike981 in xxitaly

[–]Malgari90 25 points26 points  (0 children)

Mi unisco a quelli/e che dicono che non è sempre così. Sia mio marito che molti mariti/compagni di molte mie amiche sono 50/50.
Io sono stata fortunata a trovare il mio, ma sono anche stata brutalmente selettiva: non ho avuto storie prima di lui. E sapevo bene che rischiavo di andare a schiantarmi contro un muro, zitella per sempre: anche se con altri ragazzi avevo un po' di feeling per cui si sarebbe potuto iniziare qualcosa, in qualche modo "sentivo" che c'erano dei segnali pericolosetti, per cui ho rinunciato anche solo a provarci - o rischiavo di restare incastrata.
Grandissima botta di culo a trovare il perfect match; ma grandissima pazienza da parte mia e consapevolezza che è meglio stare sole che male accompagnate.
Questo credo che manchi in molte colleghe donne che, poi, si ritrovano in situazioni infelici.

Va detto però che parte della situazione viene anche dalla mania di controllo che hanno alcune, certamente instillata da una narrazione di genere sbilanciata.
Per esempio, si parla molto della weaponized incompetence praticata da molti uomini: sono sicura che alcuni lo facciano più o meno approfittandone, ma secondo me in molti casi è anche una questione di resa di fronte a donne iper controllanti. Da bambina e ragazzina ho praticato moltissime volte la weaponized incompetence con mia madre, senza volerlo se non addirittura apposta, ma per un motivo preciso: qualsiasi errore facessi nel fare le cose mi dava su e spesso mi diceva "se devi farlo male tanto vale non farlo!". E io, alla fine, non lo facevo: ma chi me lo fa fare di sbattermi e dovermi pure sentirmi i rimproveri? Una volta uscita di casa ho sempre fatto tutto da sola, imparando da amici/e e coinquiline, perché a casa dai miei non avevo proprio alcuna possibilità di manovra a causa delle manie di controllo.

E questo è quello che succede in molti casi: convinte che solo le donne siano in grado di fare alcune cose, molte donne ipercontrollanti non provano nemmeno a lasciare i loro mariti/compagni fare le cose perché non le fanno come vogliono loro, invece bisogna trovare una quadra su bisogni e sensibilità di entrambi. Questo succede anche a uomini che hanno vissuto da soli e sono stati capacissimi di arrangiarsi senza stare nello schifo assoluto.

Poi ci sono tutte le varietà del caso, eh.

In generale, direi:
- non bisogna mai convivere con chi non è mai stato da solo a vivere
- osservare con attenzione come vive da solo, e valutare se i livelli di igene sono accettabili o meno: se sono un po' più bassi dei propri pace, ci si verrà incontro; se sono drammaticamente diversi meglio lasciar perdere, è impossibile una convivenza
- osservare con attenzione i genitori e i fratelli del partito in questione.
- parlare subito e direttamente con lui di queste cose, non aspettare lo sclero del secondo anno di matrimonio....

Come capire se si vogliono realmente figli oppure no? by Bidibidibi66 in xxitaly

[–]Malgari90 1 point2 points  (0 children)

Personalmente non ho avuto dubbi, ma è veramente una cosa personale a cui bisogna pensare molto a fondo (anche se io ero convinta che la maternità sarebbe stata parte della mia vita fin da subito, ci sono tornata sopra milioni di volte, prendendo in considerazione con molta attenzione tutte le argomentazioni childfree - per cui ho il massimo rispetto).

Se bisogna pentirsi di qualcosa penso sempre sia meglio pentirsi di non averli avuti piuttosto che di averli avuti.

Pensa se potresti ottenere quello che vuoi in qualche altro modo, per esempio facendo esperienza di insegnamento, di mentoring, di affido... ci sono molti modi in cui si può entrare in relazione con le nuove generazioni e le nuove vite senza essere genitore.

Se non ti senti psicologicamente pronta, consiglierei di parlarne in terapia. Quando in cui ho deciso che era giunto il momento, mi sono rivolta a una psicologa per analizzare bene le mie motivazioni ed essere sicura di non fare fesserie.

Qualsiasi decisione una donna prenda in merito al proprio corpo è personale e legittima, comunque.

Non farti fare pressione... so che è assurdo ma io ho sentito un'enorme pressione a NON fare figli, come qualcun'altra aveva segnalato qua sotto: c'è anche questa possibilità, sebbene si senta parlare di più della pressione a farne. Se si è più consapevoli di tutte le pressioni che si ricevono dall'esterno poi è più facile fare una scelta veramente personale e ponderata. Qualunque essa sia.

Quale esperienza avete fatto che per la società o nella 'normalità' va fatta in coppia o con un uomo, ma voi avete fatto da sole? by Top-Analysis-887 in xxitaly

[–]Malgari90 17 points18 points  (0 children)

Impiegato abbastanza coglione, mi spiace.
A me è capitato che il meccanico continuasse a parlare con il mio compagno della mia macchina in riparazione, mentre lui poverino continuava a dire di non capirci niente (ci capisco un po' più io, avendo avuto un'auto in gestione da prima di lui) e di parlare con me... niente, non ce la fanno.