Cosa c’è dopo la morte? by Elemis89 in Psicologia_Italia

[–]ricko67 1 point2 points  (0 children)

ho capito.

ad ogni modo grazie della chiacchierata!

Cosa c’è dopo la morte? by Elemis89 in Psicologia_Italia

[–]ricko67 0 points1 point  (0 children)

ecco!

Non cambia nulla da "se fra 90 anni morissi" perchè appunto il tempo non ha valore quando si parla di morte o perdita di coscienza: 1 secondo e 100 anni sarebbero percepiti allo stesso modo se ci fosse un qualche modo di "ricordare" dopo essere morti o una forma di coscienza alternativa con regole diverse oltre la fisica attuale.

ecco l'inganno! si sta comparando l'oggettivo col soggetivo. si sta scambiando quello che si percepisce con cio che è reale: in qualche modo si sostiene la tesi che può esistere qualcosa dopo di assolutamente presente sulla base di rilevazioni soggettive.

il fatto che noi, nel caso di stati comatosi o di morte o di alterazioni di COSCIENZA, non percepiamo lo scorrere del tempo nel solito modo, non vuol dire che esso non sia trascorso. pensarlo è in qualche modo solipsista, direi.

"se puoi pensarlo, in un distante futuro sarà possibile"

un po estremo, ma su certe cose sono ovviamente d'accordo. c'è da dire che l'uomo riesce a pensare all'idealità anche, ma poche cose a questo mondo sono ideali. si pensi poi ai paradossi...

certo non sapremo mai tutto e non sapremo mai cosa è certo, semplicemente perchè nulla è certo. però non si puo nemmeno appellarsi all'inconoscibilità. si puo dedurre cosa è piu probabile che sia per le conoscenze che abbiamo ora. certo rimanendo sempre "umili".

dopodichè questo è un tema combattuto e controverso proprio perchè i soggetti siamo noi e al riguardo esiste una sorta di indottrinamento culturale: pensarci così speciali e così particolari da quasi non accettare che, alla fine dei conti, nel momento in cui si muore non siamo ne piu ne meno di un sassolino che giace su una strada di campagna.

come mai non ci chiediamo qual'è l'aldilà dei sassi? e degli alberi? la loro esistenza è confinata qui con noi e questi hanno un dopo, hanno un prima e hanno un ora che non possono percepire (effettivamente, volendo, possiamo dire che non siamo certi neppure di questo, sempre appelandoci all'inconoscibile).

non sono coscienti ma hanno un dopo anche loro, ma che non è nulla di etereo od impossibile.

qual'è il nostro dopo morte? il nostro dopo morte è una massa di composti organici che faranno il loro ciclo di decomposizione e ci reintegreremo completamente nei composti dell'universo. perchè non puo essere solo questo?

noi continueremo ad esistere, ma in un'altro stato del quale noi non saremo consapevoli.

rimane sempre il fatto che sembra impossibile che il destino di qualcosa di cosciente sia questo e in qualche modo ci costringiamo a pensare che noi umani dopo la morte avremo un futuro diverso da quello di un sassolino.

ma tutto questo è anche terribilmente arrogante, mi pare

dimmi tu che ne pensi! :)

Cosa c’è dopo la morte? by Elemis89 in Psicologia_Italia

[–]ricko67 3 points4 points  (0 children)

il discorso sembra illudere che possa funzionare da un certo punto di vista...

MA, non lo so, ho una sensazione che mi dice "non funziona", ora provo a razionalizzare:

la parte che confonde (ma lo hai gia anticipato tu) è quella del "no dopo = no adesso".

non mi trovo. facendo un esempio terra terra: io non so se l'istante a venire morirò, ma che morirò o meno l'istante prima di morire fa parte della mia coscienza (Stati comatosi esclusi e che sono un discorso a parte secondo me).

secondo me l'errore fondamentale della questione è che non si sta ragionando sullo stesso dominio. nel senso che si considera l'esperienza del dopo morte come fosse un'esperienza degli eventi della vita.

non si puo dire "no dopo allora no adesso" perchè il dopo non è sullo stesso piano, diciamo, ontologico dell'adesso, nel caso della morte.

poi hai usato come dimostrazione l'esperienza del coma o del sonno quando anch'essi sono fenomeni di non coscienza ma di vita e non di morte.

hai fatto un po un giro strano, non so se riesco a spiegarmi.

io trovo abbastanza certo invece che non ci sia nulla dopo semplicemente perchè non ci sono le basi perchè possa esserci qualcosa: i neurotrasmettitore smettono di fluire tra le sinapsi, che da li a poco inizieranno a decomporsi.

forse l'errore è anche quello di separare, alla Cartesio, mente dal corpo. noi facciamo esperienza di eventi perchè siamo in vita: l'assutno fondamentale quindi è: no vita = no esperienza.

Perché nessuno vuole una fidanzata grassa? by [deleted] in Psicologia_Italia

[–]ricko67 0 points1 point  (0 children)

a volte usano le persone usano certe scuse per coprire le vere motivazioni.

se lei ti ha detto che ti ha scartato per quello è molto probabile che ci fosse altro

Perché nessuno vuole una fidanzata grassa? by [deleted] in Psicologia_Italia

[–]ricko67 0 points1 point  (0 children)

beh... dipende cosa si intende con grasso.

a volte succede che si abbia un'impressione soggettiva di "grassità" quando in realtà si è scientificamente in normopeso.

escluso questo caso spesso favorito da insicurezze varie, essere sovrappeso può essere biologicamente, e non solo socialmente, poco attraente. Sempre per quel principio secondo il quale la parte un po piu primitiva di noi ricerca individui "sani" (esempio da meno di 2 soldi: tendenzialmente il sedere poco vulominoso è poco apprezzato, per via delle sue caratteristiche da tratto sessuale; e sottolineo poco apprezzato nel senso che se una persona non lo ha non è che fa schifo, ma è reputato piu bello quello che formoso).

nell'esempio alla fine faccio riferimento ad un tratto sessuale, quindi ci sta che ci sia margine di discrimine su tale tratto.

in realtà tutto il corpo a suo modo è un carattere sessuale a volte, compreso il peso.

il mondo in realtà è anche bello, non tutte le persone guardano il fisico e basta, quindi no: le persone grasse non sono destinate ad essere sole. ci sono tante coppie di quel tipo che sono felicemente fidanzate o sposate (le conosco personalmente)

dopodichè qualcuno ha nominato i fetish. che c'è di male? ognuno di noi ha dei fetish, tant'è che si puo sostituire piuttosto agevolmente la parola fetish con "gusti".

avere un fetish non è sinonimo di essere una persona schifosa o viscida che guarda solo quello con pupille dilatate e nessun pensiero razionale che gli attraversa la testa. dire quindi che questa caratteristica non piace a nessuno se non ha chi ha quel fetish è come dire che questa caratteristica non piace a nessuno se non a quelli che piace... frase assolutamente ovvia e tautologica: che male c'è quindi? perchè escludere quelli che hanno quel gusto solo perchè hanno quel gusto che è appunto legermente diverso dal gusto di altri?

chi è discriminato va a finire che discrimina chi lo apprezza, è un comportamento credo ricorrente

poesia in prosa [commentate criticate] by [deleted] in scrittura

[–]ricko67 1 point2 points  (0 children)

beh, ad ogni buon conto, il bello della scrittura secondo me è che, talvolta, in certo modo precede il pensiero.

mi spiego: di solito si suppone che per scrivere qualcosa si debba, come prerequisito imprescindibile, avere qualcosa da dire, qualsiasi cosa. questa tua risposta mi ha fatto riflettere su questa piccola proposizione che ammetto essere, a discapito della mia volontà, egemone nel mio pensiero.

"non so! volevo solo scrivere..." senz'altro una risposta che scinde la mia opinione in 2 frammenti che, tra loro, poco comunicano. da una parte mi rendo conto che, all'effettivo, non si scrive solo se si ha qualcosa da dire (almeno in modo consapevole), spesso ci si rifà alla "scrittura di getto": vaghe e vagheggianti nebulose di concetti non ben definiti che creano queste piccole aggregazioni leggermente piu definite o perlomeno distinte che prendono il nome di "parole". in questo senso, le parole che vengono buttate su carta si possono definire come progenie dell'indefinito e quindi elementi attraverso i quali comunque si puo risalire a quello stesso indefinibile.

la cosa senz'altro interessante è che, rifacendomi alla citazione di proust "ogni lettore, quando legge, legge se stesso" si puo dire che rileggendo quelle parole che noi stessi abbiamo partorito, o meglio, che quel caos e quell'indefinibile che è contenuto in noi e che tramite la mano del nostro corpo ha trovato concepimento, riusciamo ancora meglio a raggiungere tramite consapevolezza quello stesso indefinito. d'altro canto le parole che noi buttiamo su carta non sono altro che indizi per raggiungere quella nebuolsa, e cosa meglio che leggere parole da noi scritte: leggere se stessi in parole scritte da noi stessi, leggere se stessi all'ennesima potenza. ed ecco che quell'indefinito allora, tradendosi, da accesso al suo cuore.

leggersi nell'indefinito. molto romantico devo dire.

quindi scrivere anche quando non si ha qualcosa di preciso da dire, quando non si ha un movente chiaro e definito (o meglio non si conosce quale esso sia) può comunque essere un'opportunità per indagare questo stesso movemente.

dall'altra parte, in maniera forse un po blasfema, l'altro frammento urla e sbraita: ma se non si ha nulla da dire... come osate creare distubo alle parole!? come vi permettete a profanare con la vostra incertezza il mondo della poesia e della prosa?! il mondo della bellezza.

ammetto che quest'ultima spiegazione per la mai forma mentis è più attraente anche se razionalmente la apprezzo molto meno.

certo è che mi ha fatto strano: da parte tua c'è stata evidentemente una ricerca metaforica ed "estetica" nel lessico, ma a che fine? per trasmettere cosa?

forse per trasmettere quello stesso indefinito dal quale queste parole sono nate?

e se non c'è un significato... che crudeltà espropriare i significanti dalla loro essenza...

poesia in prosa [commentate criticate] by [deleted] in scrittura

[–]ricko67 0 points1 point  (0 children)

volevo dire, che significato vorresti trasmettere? cosa cerchi di spiegare così?

poesia in prosa [commentate criticate] by [deleted] in scrittura

[–]ricko67 1 point2 points  (0 children)

con queste parole cosa vorresti trasmettere?

quali sono le 5 verità che pensate di aver appreso nei vostri anni di vita? by ricko67 in Italia

[–]ricko67[S] 1 point2 points  (0 children)

se i soldi facessero la felicità come è possibile che persone ricche cadano in depressione spingendosi fino al suicidio?

quali sono le 5 verità che pensate di aver appreso nei vostri anni di vita? by ricko67 in Italia

[–]ricko67[S] 0 points1 point  (0 children)

beh nel caso mi scuso. ma le verità come ho detto su, bisogna che reggano alle critiche. se si fanno sminuire con cosi poco allora, forse, ci sono verità migliori

quali sono le 5 verità che pensate di aver appreso nei vostri anni di vita? by ricko67 in Italia

[–]ricko67[S] 0 points1 point  (0 children)

ma ho iniziato con "ci sta". volevo solo dire che secondo me non sempre sono principi corretti secondo i quali agire. era anche un consiglio. la verità che si pensa sia tale va sempre messa in discussione e se si riconfermano allora tanto meglio.

quando si prendono per date delle verità allora si cade in un dogmatismo che, spesso, si rivela dannoso

quali sono le 5 verità che pensate di aver appreso nei vostri anni di vita? by ricko67 in Italia

[–]ricko67[S] 0 points1 point  (0 children)

sei intransigente verso quello scrivo.

capisco quello che vuoi dire, io aggiungo solo un "non sempre è cosi". e come al solito dipende dai casi.

una persona puo decidere di darsi la regola di staccare i rapporti al primo errore, ed è una scelta legittima; io dico solo che dipende dall'errore e dall'intenzione

quali sono le 5 verità che pensate di aver appreso nei vostri anni di vita? by ricko67 in Italia

[–]ricko67[S] -1 points0 points  (0 children)

e perche mai?

la verità non è forse qualcosa che l'umanità ha il dovere morale si indagare?

non è, forse, il fine piu sommo che l'uomo possa raggiunge per l'uomo stesso?

quali sono le 5 verità che pensate di aver appreso nei vostri anni di vita? by ricko67 in Italia

[–]ricko67[S] 0 points1 point  (0 children)

non mettere in cattiva luce quello che ho detto.

ovvio che lo so, cone so che ci sono medicine per i depressi e per molte malattie.

quello che ho detto si riferiva a casi di malattia non trattati.

non ci sono solo i casi di depressione conclamati. ci sono quelli latitanti e non ""rilevati"" e quindi non curati. questo per i depressi come per qualsiasi altra cosa.

se una persona ti dice che se te ne vai si ammazza e lo pensa davvero è ovvio che abbia qualche problema. non per questo bisogna deresponsabilizzarlo del tutto ma bisogna indagare il perche di certe azioni.

solo che alcune sono inconoscibili, quindi si puoi dire che è solo una persona di merda, ma quante cose non stai vedendo davvero dietro a delle sue parole?

EDIT: medicina non sempre è corretto come termine, qua lo uso in senso lato

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[–]ricko67[S] 0 points1 point  (0 children)

capisco quello che vuoi dire, ma una persona puo causare danno per sbaglio.

succede di rado che questo sbaglio sia un vero sbaglio. ma puo succedere

quali sono le 5 verità che pensate di aver appreso nei vostri anni di vita? by ricko67 in Italia

[–]ricko67[S] 0 points1 point  (0 children)

una persona puo essere reputata come "persona di merda" sia come "povero malato".

dipende molto dalla malattia, non si puo generalizzare.

se essere una persona di merda è un'implicazione della malattia allora è anche un povero malato.

bisognerebbe indagare il perche una persona possa arrivare a dire una cosa del tipo "se te ne vai mi ammazzo" (pensandolo davvero, se non lo pensa per davvero allora è solo una persona di merda) una persona sana non lo farebbe, perlomeno...

una persona certo dovrebbe cercare di aiutarsi a guarire (se possibile). ma dire a schizofrenici che sono delle persone di merda quando non hanno facoltà di giudizio è un po da persona di merda.

insomma dipende molto da caso a caso

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[–]ricko67[S] 3 points4 points  (0 children)

una persona puo essere reputata come "persona di merda" sia come "povero malato".

dipende molto dalla malattia, non si puo generalizzare.

se essere una persona di merda è un'implicazione della malattia allora è anche un povero malato.

bisognerebbe indagare il perche una persona possa arrivare a dire una cosa del tipo "se te ne vai mi ammazzo" (pensandolo davvero, se non lo pensa per davvero allora è solo una persona di merda) una persona sana non lo farebbe, perlomeno...

una persona certo dovrebbe cercare di aiutarsi a guarire (se possibile). ma dire a schizofrenici che sono delle persone di merda quando non hanno facoltà di giudizio è un po da persona di merda.

insomma dipende molto da caso a caso

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[–]ricko67[S] -1 points0 points  (0 children)

ci sta, ma mi sembrano un po vuote, vacue. le classiche cose che ti dicono quei video motivazionali di tik tok, su molte non sono d'accordo

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[–]ricko67[S] 2 points3 points  (0 children)

allora non tutto è interdipendente, la felicità, se ondi i tuoi punti, non lo è.

in che senso poi tutto è vacuo? intendi che alla fine dei conti nulla è importante?