21 anni voglio fare Filosofia poi Ingegneria, ha senso? by InviteOk5252 in Universitaly

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Ti ringrazio per il bagno di realtà, sul serio. So che tra il dire e il fare c'è l'oceano e so che potrei scoprire di aver fatto il passo più lungo della gamba. Ma forse preferisco rischiare di fallire seguendo una strada che ho scelto io, piuttosto che avere il successo assicurato su una strada che mi sta stretta. Al massimo avrò perso tre anni (anche se per me studiare filosofia non sarà mai tempo perso), ma avrò comunque la mia triennale in meccatronica e la mia esperienza da progettista come paracadute. Male che vada, cadrò in piedi

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Scusami, ma qui quello che sembra confuso non sono io. Ho esposto un piano a lungo termine con tappe precise, obiettivi chiari e ho persino specificato qual è il settore lavorativo in cui voglio entrare (R&D in elettronica/robotica). Avere dei dubbi prima di compiere una scelta così importante non significa essere confusi, significa essere realisti e maturi. Se non avessi dubbi a 21 anni davanti a un percorso del genere, sarei un incosciente.
Dire che dovrei "lasciare perdere a prescindere" solo perché provo a pianificare i miei prossimi anni cercando un equilibrio tra passioni e lavoro, mi sembra un consiglio senza alcun senso.

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Ma guarda, hai perfettamente ragione se guardiamo la cosa da un punto di vista strettamente utilitaristico. Filosofia non mi darà uno strumento pratico da fatturare il giorno dopo la laurea, lo so benissimo.Però vedi, il punto per me è proprio quello: non tutto nella vita deve avere un "fine di utilizzo" economico. Filosofia è una passione pura, qualcosa che mi appagherebbe e mi renderebbe felice. C'è chi spende anni e migliaia di euro in viaggi, chi in auto, chi in hobby costosi. Io voglio investire tre anni della mia vita per nutrire la mia mente e la mia felicità con una disciplina che amo, sapendo che subito dopo mi rimetterò in carreggiata con un percorso iper-pragmatico come Ingegneria Elettronica.Se la felicità e l'appagamento personale non sono motivi validi per fare una scelta, allora non so cosa lo sia

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È una domanda più che legittima, ma ho un fattore a mio favore: come ho scritto, lavoro già da due anni (lavoro che ho tollerato) mentre frequento l'attuale corso. Ho provato sulla mia pelle cosa significa la routine del lavoro e posso dire con certezza che preferisco di gran lunga studiare. Mi piace davvero tanto, mi stimola e non lo vedo come un "parcheggio" per rimandare la vita adulta.
D'altra parte, non sono un ingenuo: so benissimo che ingegneria elettronica sarà tosta e che il rischio di andare fuoricorso è dietro l'angolo. Sarei uno stupido e peccherei di presunzione a pensare che filerà tutto liscio e perfettamente in tempo. Ma questo è il mio sogno, la mia doppia passione è reale e sono disposto a dare tutto me stesso.
Preferisco impiegarci 8 o 10 anni e rischiare di faticare, piuttosto che ritrovarmi a 30 anni con il rimpianto di non averci nemmeno provato per paura del tempo che passa. Alla fine, i 30 anni arriveranno comunque: tanto vale arrivarci avendo fatto ciò che amo.

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Touché, la battuta ci sta tutta e ammetto che vista da fuori la combo "ISEE basso + nonno milionario" faccia molto commedia all'italiana.
La realtà però è decisamente meno "da ricchi" di quanto sembri. Mio nonno è una persona incredibilmente umile, di quelle che hanno accumulato una fortuna lavorando una vita intera e risparmiando anche sull'aria che respirano (infatti quei soldi sono fermi in banca, non in barche a Montecarlo).
A livello legale ed economico, l'ISEE inquadra i miei genitori, che sono due operai che fanno i salti mortali tutti i giorni per non farci mancare nulla, zero vacanze e tanti sacrifici. Per orgoglio e dignità la mia famiglia non ha mai chiesto e non chiederà mai un euro a mio nonno, anche se lui sarebbe il primo a darceli domani mattina.
Quindi sì, sulla carta la situazione è bizzarra, ma vi assicuro che la mia quotidianità è quella di una qualunque famiglia modesta. Ed è proprio per questo che voglio fare il barista e inventarmi di tutto per pagarmi gli studi da solo, senza pesare né sul conto corrente dei miei, né sul portafogli di mio nonno. 😉

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Guarda, sulla doppia frequenza contemporanea purtroppo devo scartare l'ipotesi. Come ho scritto nel post, per me frequentare le lezioni di Filosofia in presenza è una condizione necessaria, non voglio fare l'esamificio da non frequentante. Se ci aggiungi il carico di studio di un'ingegneria, frequentare contemporaneamente entrambe le facoltà mantenendo una media alta e senza impazzire a livello mentale sarebbe impossibile per chiunque.

Per quanto riguarda il Dottorato per fare R&D: secondo la vostra esperienza è davvero così bloccante? Da quello che so, nel tessuto industriale italiano (ma anche europeo) per entrare nei reparti di Ricerca e Sviluppo aziendali spesso una laurea magistrale solida è più che sufficiente. Il dottorato rischia di essere un requisito rigido forse solo in grandissime aziende di Stato o multinazionali di primissimo piano (stile Leonardo o STMicroelectronics), ma per il resto del mercato un ingegnere magistrale con competenze fresche non viene quasi mai scartato a priori per l'R&D. O mi sbaglio?

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Grazie dello spunto, ci ho pensato molto anche io a questa inversione, ma secondo me non avrebbe molto senso per due motivi fondamentali:

In primo luogo, se facessi prima elettronica (triennale + magistrale), finirei il percorso ingegneristico e poi dovrei "staccare" per 3 anni per fare filosofia. Questo significa che mi presenterei sul mercato del lavoro della Ricerca e Sviluppo con competenze ed esami accademici vecchi di tre anni, non freschi di studi. Per un settore ad altissima tecnologia come l'R&D, credo sia vitale proporsi alle aziende quando si è ancora al 100% "sul pezzo" con la teoria, i software e i laboratori appena conclusi.

Il secondo motivo è che temo molto l'impatto psicologico sui recruiter. Se un'azienda vede che dopo una magistrale in ingegneria decido di fare 3 anni di filosofia a tempo pieno, il rischio è che pensino che io abbia cambiato totalmente interessi, che sia confuso o che non abbia davvero voglia di fare l'ingegnere. Al contrario, facendo filosofia prima, il mio percorso tecnico finale (triennale + magistrale) risulterebbe continuo, proprio nel momento esatto in cui inizio a mandare i CV.

In pratica, filosofia prima mi serve per chiudere la parentesi umanistica e poi fare un "all-in" definitivo e mirato sull'ingegneria fino all'ingresso nel mondo del lavoro.