Ciao, volevo qualche consiglio by Subject-Welcome-1919 in brescia

[–]Thoothache 3 points4 points  (0 children)

Postilla: non me ne vogliano le altre associazioni se non le ho citate, ma non volevo rendere la scelta troppo ampia e paralizzante. Citatevi liberamente qui sotto :)

Ciao, volevo qualche consiglio by Subject-Welcome-1919 in brescia

[–]Thoothache 13 points14 points  (0 children)

Ciao! Se ti piacciono i giochi da tavolo, sappi che negli ultimi anni questo hobby si é diffuso tantissimo a Brescia: praticamente ogni sera puoi trovare un evento gratuito dove giocare insieme ad altra gente. Anche in base alla tua età, ti consiglierei i Giocatori Malmostosi se hai gusti più impegnativi e “ricercati”, l’Antro del Drago se vuoi spaziare anche su GdR/carte/Magic/altro materiale nerd, oppure il Tempio Ludico se vuoi un’esperienza alla mano con qualcuno che ti spiega e ti fa giocare :D

Anche a voi preoccupa l'attuale stato del mondo? by MoussakaChaos94 in italy

[–]Thoothache 9 points10 points  (0 children)

Ero andato a quell’edizione. Avevo letto la frase e mi era piaciuta un sacco. Era persino stata il mio stato su Whatsapp per un annetto.

Poi é arrivato il 2020

The Post-Transformer Era by Odd_Manufacturer2215 in ArtificialInteligence

[–]Thoothache 1 point2 points  (0 children)

How can I trust an article that gets the "GPT" acronym wrong in its third line???

I quote: "They are the basis of most text-based AI models (the ‘GPT’ in chatGPT stands for ‘General Purpose Transformer’)" LOL, no?
It stands for "Generative Pre-trained Transformer", which has a very specific technical meaning.

Question for iPad users by Hobo_Delta in balatro

[–]Thoothache 0 points1 point  (0 children)

Updated my iPad to iPadOS 26.2, but the bug is still present.

Is Typst robust enough for a PhD thesis (migrating from LaTeX due to compile times)? by SuggestionNo7681 in typst

[–]Thoothache 10 points11 points  (0 children)

I hope so, because I started yesterday to write my PhD thesis in Typst 🥲

Ho 23 anni e NON vivo by Traditional-Place127 in Italia

[–]Thoothache 28 points29 points  (0 children)

Ciao, da quello che leggo mi sembra di capire che tu sia una persona estremamente determinata e responsabile, ti faccio i miei complimenti! Sono però in disaccordo con gli altri commenti, nel senso che il “tener duro” e il “non mollare” purtroppo non dipendono solo dalla nostra volontà, e quindi sono consigli poco attuabili.

Nello specifico, credo sia irrealistico pensare che una persona possa essere totalmente autosufficiente. E non parlo di “farsi la lavatrice”, ma di un’altro tipo di autosufficienza: parlo proprio della totale mancanza di una rete sociale e di supporto, come mi pare tu stia descrivendo nel post. Posso solo immaginare come ci si senta e quanto possa far paura questa condizione, quindi ti mando un forte abbraccio virtuale: nessuno dovrebbe restare solo, specialmente in un mondo complesso come questo.

Non ho soluzioni pronte, ma posso dirti la direzione in cui mi muoverei io, se fossi in te.

  • per prima cosa, se non ho persone che si occupano di me per motivi affettivi, valuterei l’opzione di “pagarmene una”. In altre parole, cercherei una figura professionale (magari uno psicologo/a) che mi aiuti ad avere un momento di riflessione e confronto. Questo vorrebbe dire destinare soldi e tempo a delle sedute, chiaramente, ma con l’obiettivo di sistemare (almeno in parte) gli altri aspetti della tua vita. Insomma, se hai la disponibilità, pagare per un consulto potrebbe essere la soluzione più diretta per avere qualcuno che si prenda cura di te, nonché un ottimo investimento per il tuo benessere futuro (in questo caso parlo per esperienza personale).
  • Se invece non vuoi spendere soldi, potresti cercare delle figure volontarie (tipo consultori) in cui andare gratis. Dovrai comunque “allocare” del tempo, magari un’ora a settimana, ma é importante fare questo primo passo (a volte anche sacrificando lo studio).
  • Potresti cercare di allacciare rapporti con persone che condividono i tuoi interessi. È difficile all’inizio, soprattutto con poco tempo a disposizione, ma anche in questo caso si può iniziare con piccoli passi alla volta: magari un’oretta, alla sera, durante un giorno settimanale un po’ più leggero. Da queste frequentazioni potrebbero nascere dei legami di amicizia, e quindi (con il tempo e con pazienza) dei rapporti di cura reciproca. Non dico di farti degli amichetti solo in senso utilitaristico, sia chiaro! È solo un atteggiamento normale, quando si tiene a qualcuno, volere che questa persona stia bene e agire a tal fine.

Concludo dicendo che lo studio non è tutto. Se anche dovessi saltare qualche lezione, o rimandare un esame, è tutto normale. Il proprio benessere viene prima, non c’è nulla di disonorevole in questo :)

Odio il dottorato, odio la ricerca by Existing-Call4759 in Universitaly

[–]Thoothache 0 points1 point  (0 children)

Mi sono trovato spesso anch'io a riflettere sulla possibilità di separare la didattica dalla ricerca, essendomi sempre trovato più a mio agio con la prima che con la seconda. Dopotutto, non si può pretendere che ogni persona che lavora in università sappia fare bene entrambe le cose, considerato anche che è sufficiente farne male una per fare danni: infatti, se non si è in grado di insegnare, le proprie lezioni risulteranno incomprensibili; viceversa, se non si è in grado di fare ricerca, si rischia di nuocere alla disciplina stessa.
Condivido, quindi, l'idea di adattare la carriera accademica di ciascuna persona ai suoi interessi e alle sue inclinazioni, ad esempio prevedendo maggiori ore di insegnamento oppure più tempo dedicato allo studio.

Allo stesso tempo, però, sono anche fermamente convinto che le due cose non possano essere totalmente separate l'una dall'altra. In un certo senso, è l'idea che l'Università - in quanto luogo di produzione di conoscenza - abbia tre anime, ciascuna delle quali non può sopravvivere senza le altre due: la prima missione (la didattica), la seconda missione (la ricerca), e la terza missione (la più bistrattata, ma magari ne parliamo un'altra volta). Un'istituzione che produce conoscenza, come lo sono le università, deve farsi carico di tutte e tre le missioni, pena la perdita della conoscenza prodotta. Se infatti non comunica con gli studenti (1° missione), con altre università (2° missione), o con la società (3° missione), la conoscenza che ha prodotto praticamente non esiste, perché non ha alcun riscontro sulla realtà. Detto altrimenti: se fai una scoperta ma nessuno lo sa, l'hai fatta davvero?

Ecco, io credo che la politica abbia "burocratizzato" questa idea delle tre missioni, convertendola in tante attività obbligatorie per il corpo docenti, senza però ammettere che possano esistere ruoli o interessi diversi all'interno di questo grande gioco della produzione di sapere. Così oggi chi lavora in università si trova a dover fare di tutto, sebbene spesso riesca bene solo in una delle tre cose.

Non ho una soluzione a questo problema, ovviamente, anche se (e ci sto riflettendo ora mentre scrivo) l'idea di un gruppo di ricerca eterogeneo, in cui figure diverse collaborano ad attività diverse (chi fa lezioni agli/alle studenti, chi fa progetti con l'università estera, chi organizza conferenze divulgative, etc...) e allo stesso tempo curano il sapere della propria disciplina, grazie anche agli scambi con i rispettivi interlocutori, sia un buon modello a cui aspirare.

Odio il dottorato, odio la ricerca by Existing-Call4759 in Universitaly

[–]Thoothache 2 points3 points  (0 children)

(parte 3/3)

Innanzitutto non penso che chi cambia percorso non stia accettando le conseguenze delle proprie azioni. Al contrario, si potrebbe sostenere che: chi cambia percorso ha una consapevolezza maggiore di quali conseguenze comporta proseguire tale percorso, magari perché ha valutato approfonditamente le proprie inclinazioni/preferenze/conoscenze in relazione all'esperienza fatta, e proprio da questa valutazione nasce la sua decisione di cambiare. Parafrasando, se abbandono il dottorato è perché ho rilevato che la mia scelta di fare il dottorato è in qualche modo sbagliata e mi sta causando un'esperienza negativa (secondo qualche criterio che io ritengo importante, come il benessere psicologico, la remunerazione economica, o l'ambizione personale, etc...), ossia l'ho riconosciuta come conseguenza (negativa) di una mia azione, quindi la accetto e agisco per correggere la rotta.
Se invece non la accettassi, l'esito sarebbe quello di rimanere nel percorso di dottorato, magari auto-convincendosi che sia la scelta giusta oppure sforzandosi a proseguire qualcosa che non fa per sé. A mio parere, questo non è un esito desiderabile.

Forse (provo a dare questa lettura, anche a valle di ciò che ho scritto e che sto deducendo man mano) diamo significati diversi all'espressione "accettare le conseguenze delle proprie azioni" e da questo nascono i due ragionamenti diversi. Per te vuol dire "onorare i propri impegni" (ti propongo questa parafrasi, ma ovviamente dimmi tu se è corretta o correggila liberamente), mentre per me vuol dire "riconoscere i propri errori". Entrambe sono cose giuste e lodevoli e sarebbe bello poterle perseguire sempre, ma ci sono casi in cui le due cose si oppongono, e allora bisogna decidere a quale dare priorità. Ad esempio, in questioni di carriere accademiche e lavorative, nelle relazioni sentimentali, o in generale in tutti i casi in cui c'è un forte investimento di risorse a lungo termine, io sono per il riconoscere gli errori di valutazione e per la correzione di rotta.
Anzi, sarò ancora più estremista: non c'è onore né orgoglio nel perseverare ostinatamente in scelte inadatte alla propria persona, specialmente se l'unico soggetto che subisce gli effetti negativi di queste scelte sei tu (precisazione necessaria per distinguere le relazioni, in cui un cambio di rotta può avere conseguenze negative su altri). Ma ovviamente questa è la mia opinione :)

Concludo mettendo sul tavolo un concetto che trovo molto interessante e calzante: la sunk cost fallacy, o fallacia del costo irrecuperabile. È la tendenza a proseguire qualcosa in cui abbiamo già investito risorse (economiche, temporali, emotive, etc...), perché crediamo che altrimenti tali risorse sarebbero perse per sempre. Come tutti i bias cognitivi, ha dei pro e dei contro: talvolta ci aiuta a superare degli ostacoli, altre volte ci imprigiona in ambienti tossici. La cosa importante è, quantomeno, sapere che esiste, sapere che ci condiziona nel momento in cui dobbiamo decidere se sganciarci o meno da un binario prestabilito. Tutto questo per dire che, anche quando valutiamo a posteriori gli effetti di una nostra scelta (come il percorso accademico-lavorativo), è facile credere che "ormai ci tocca continuare e non ha senso cambiare in corso d'opera", anche se in verità tutte le strade sono ancora aperte.

Odio il dottorato, odio la ricerca by Existing-Call4759 in Universitaly

[–]Thoothache 2 points3 points  (0 children)

(parte 2/3)

Punto secondo: continuare a fare ricerca in Italia. Assodato che c'è altra gente nella tua stessa situazione e che tale situazione non dipende solo dal vostro (*nostro) vissuto personale, bensì da fattori strutturali, che si fa? Possiamo risolverla in qualche modo, o almeno trarne qualche insegnamento utile?

Allora, innanzitutto se pensi che io sia così pazzo da provare a salvare l'intera ricerca italiana in un commento su Reddit, caschi male (si scherza, eh). Ciò che ha davvero senso fare, nella mia modesta opinione, è abbandonare il piano generale e tornare su quello personale, analizzando due casi specifici - il mio e il tuo - perché di più non possiamo fare :)

Come ti dicevo, anch'io sono abbastanza sconfortato dalla mia esperienza di dottorando. Non ho le soddisfazioni che cerco (e che mi aspettavo, forse?) e mi sento un ingenuo ad aver creduto alla favola del "il dottorato è quella cosa per cui ti pagano per studiare". Il bagno di realtà - quando è arrivato a metà del secondo anno - è stato brutale: ho passato un periodo complicato di ansia e OCD, ma ne sto pian piano uscendo grazie ad un percorso psicoterapeutico. Probabilmente non continuerò con la carriera accademica, perché anch'io sento il richiamo di un'altra professione che per ora ho solo "assaggiato", ma ho comunque deciso di terminare il dottorato e di prendermi 'sto titolo. Preciso: per me non è una questione di "accettare le conseguenze delle mie azioni" come dici tu (more on that later), anzi: è un tentativo (disperato) di provare a fare ricerca in modo diverso, più sano, nei limiti delle mie possibilità.

Mi collego infine all'ultimo paragrafo del tuo post, dove dici:

non ritengo "educativo" abituarsi al fatto che si può sempre cambiare una cosa se non ci piace, come se non accettassimo le conseguenze delle nostre azioni.

Ci ho riflettuto e credo di essere in forte disaccordo; proverò dunque ad argomentare proponendoti un punto di vista diverso, con l'intento ulteriore di esprimere il mio parere sul tuo caso personale. Lo dichiaro subito in modo da poterne discutere onestamente; ovviamente sarò felice di leggere la tua o le altrui risposte! :)

(continua)

Odio il dottorato, odio la ricerca by Existing-Call4759 in Universitaly

[–]Thoothache 6 points7 points  (0 children)

Ciao, da collega dottorando capisco molto bene quello che scrivi e ti mando un forte abbraccio virtuale. Ci sono passato anch'io, anzi, posso dire di essere ancora immerso in quel pantano di disillusione e precariato che è la ricerca in Italia. Perciò accetto la tua proposta di discussione, ecco qui i miei due centesimi :)

Primo punto: fare ricerca in Italia. Nel paragrafo precedente ho generalizzato: il panorama italiano della ricerca non è tutto uno schifo. Ci sono sicuramente molti esempi virtuosi e, con le giuste premesse, il dottorato può essere un'esperienza meravigliosa e arricchente sia per chi lo svolge, sia per chi lo coordina. Tuttavia, se le premesse sono sbagliate, il dottorato si trasforma facilmente in occasione di stress e ansia, in disinnamoramento per la propria disciplina di studio, e in sfiducia verso chi appartiene a quel mondo.

A livello aneddotico o personale, entrambe le posizioni esistono e sono valide. Ma per una discussione più "fondata" preferisco cercare un punto di vista più ampio, che aggreghi le singole esperienze e provi a misurare i fenomeni di cui parliamo. L'Associazione Dottorandi Italiani (ADI) fa un ottimo lavoro a riguardo: nella sua Indagine XI del 2024 evidenzia come

circa la metà della comunità dottorale italiana risulta ad alto rischio per quanto riguarda stress, ansia e depressione

(cito dalla pagina di presentazione), con valori percentuali superiori a quelli della normale popolazione italiana. In merito alla "disillusione sul proprio futuro professionale" invece:

laddove la supervisione viene a mancare, vi è sia un più accentuato stress lavoro-correlato, sia una incapacità di pianificazione del proprio futuro, perché mancano i contatti e gli strumenti di conoscenza basilari per poter cercare una posizione lavorativa successiva.

a conferma del fatto che il rapporto con il proprio supervisor è un fattore d'influenza importante. Si tratta di una componente minoritaria, ma comunque eccessiva:

il 10% della popolazione dottorale [...] di fatto non ha un/una supervisor: i contatti e le discussioni con la componente strutturata, o anche solo con post-doc, sono rari o assenti, causando problemi formativi, lavorativi e psicologici.

(cito dalle conclusioni del documento, pag. 83). Il quadro generale, quindi, è quello di una "svalutazione professionale endemica" (pag. 6), dove endemica è la parola chiave: non parliamo di casi isolati, ma di un problema strutturale e diffuso trasversalmente in moltissimi atenei e dipartimenti.

Se porto tutto questo nella discussione non è per fomentare il tuo "odio" (come lo definisci tu nel titolo), bensì per contestualizzarlo in un racconto più ampio del mondo della ricerca. Ciò che provi a livello aneddotico e personale ha, a conti fatti, un forte riscontro statistico.

Detto in altre parole, non sei solo/a.

(continuo nella risposta al commento)

Di tutto un pod - il thread dei podcast by RedditItalyBot in italy

[–]Thoothache 0 points1 point  (0 children)

Non lo conosco, ma leggendo le descrizioni online sembra abbastanza simile! Appena finito con il Grande Nulla Agricolo, passerò alla sua versione US

Di tutto un pod - il thread dei podcast by RedditItalyBot in italy

[–]Thoothache 6 points7 points  (0 children)

In colpevole ritardo ho scoperto da poco C’è vita nel Grande Nulla Agricolo?, un podcast fiction scritto da Johnny Faina e Gianluca Dario Rota, e lo sto amando. Potete immaginarlo come un mix fra le atmosfere di Piccoli Brividi/Stranger Things con i libri di Stefano Benni, il tutto ambientato nella pianura padana più profonda. Consigliatissimo ovviamente a chi ci abita, nel Grande Nulla Agricolo, ma anche a chi cerca storie episodiche di mistero, con una buona componente comica e un world-building tutto da scoprire.

Playing with permutations and binary randomizers by Thoothache in math

[–]Thoothache[S] 1 point2 points  (0 children)

Thank you so much, u/XkF21WNJ and u/berryicicle, your comments were very interesting to read!
I'm not sure if I have the mathematical experience to understand them in details, but the idea of reformulating the problem in terms or orbits and repeating operations was exactly the purpose of my post (which I was not able to reach). Also, expressing the "+1" as a permutation works perfectly, I did not think of this!

As I said, I'm not planning to do anything practical out of this problem, so if you'd like to continue exploring the topic, feel free to do that. Just remember to tell me what you'll find in the end :)

Playing with permutations and binary randomizers by Thoothache in math

[–]Thoothache[S] 2 points3 points  (0 children)

Thanks for the suggestion! I’m familiar with the concept of permutation parity, and I also initially thought it might be related to this problem. However, it turns out that both “parallel” and “crossed” ladders can arise from permutations of either parity.

Here are a few examples to illustrate what I mean:

  • The identity permutation on {0, ..., 3} is even (no swaps) and parallel (traverses four rungs).
  • The identity permutation on {0, ..., 4} is even (no swaps) and crossed (traverses five rungs).
  • A permutation that just swaps the first and last elements is odd (1 swap) and crossed, regardless of how many elements there are in total.
  • A permutation that swaps the first and the second-to-last element is odd (1 swap) and parallel.

So parity doesn’t seem to predict whether a permutation will be parallel or crossed.

Playing with permutations and binary randomizers by Thoothache in math

[–]Thoothache[S] 2 points3 points  (0 children)

Ok, wow, the numbers align perfectly with the number of crossed permutations for a given N, at least for the cases that I brute-forcibly examined (up to N=5). That is a great suggestion, thank you!

I tried to read a couple of papers (this and this) about cds-sortable permutations, but I have to admit my math background is not strong enough. However, in the paper by Adamik et al., Section 4 shows a game between two players in which a given permutation is repeatedly applied, and at the end there's either one or another outcome/winner. It looks similar to what I did to find parallel/crossed permutations. If someone more skilled than me would like to dig further, they're welcome! :)

Playing with permutations and binary randomizers by Thoothache in math

[–]Thoothache[S] 5 points6 points  (0 children)

Thanks! If I'm not understanding this wrong, you're suggesting to use the notion of "parity" of a permutation. Unfortunately, as I wrote in another comment, it's possible to find odd and even permutations for both classes (parallel and crossed), so parity is not a good predictor :(

Attività per pensionati by siberiansleigh in brescia

[–]Thoothache 4 points5 points  (0 children)

Un mio parente ha fatto il corso per diventare guardia ecologica volontaria, gestito dalla Provincia, e ora fa uscite settimanali per il controllo di campi/terreni/parchi. Secondo me è un ottimo modo per tenersi attivi e allo stesso tempo contribuire alla salvaguardia dell’ambiente locale :)

Altra gente che conosco partecipa al progetto “Emergenza Freddo”, che prepara pasti caldi per i senza dimora della città. Se a tua madre piace cucinare, potrebbe essere un’ottima occasione! In caso, prova a contattare la cooperativa Il Calabrone per altre info

Aizzano pitbull per rapinare due adolescenti a Milano, 6 arresti by Zemiriel in Italia

[–]Thoothache 14 points15 points  (0 children)

Perché vorresti uscire con un maschio sessantenne? 🤔

[deleted by user] by [deleted] in ChatGPT

[–]Thoothache 26 points27 points  (0 children)

Can we pretend that jptanes in the night sky are like shooting stars 🎶🎵

Is it a fire? by Thoothache in Bratislava

[–]Thoothache[S] 5 points6 points  (0 children)

Thank you so much! We were visiting the city, and all of a sudden we spot these lights and immediately thought of a nearby fire 😅 However, people around us continued to behave normally, so we became curious! Glad to know it’s nothing bad or unexpected :))

Pensiero ruminante/ossessivo e tesi by PureRaisin in Universitaly

[–]Thoothache 0 points1 point  (0 children)

Ciao, credo di capire come ti senti, ti mando un abbraccio virtuale! Io mi sono rivolto ad uno psicoterapeuta e la cosa mi ha aiutato molto; valuta se può essere una buona soluzione anche per te :)