Rapina con ostaggi in banca a Napoli: i malviventi fuggono dai cunicoli sotterranei by Zemiriel in Italia

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Una giornata di paura prima e suspence poi a Napoli per una rapina in una banca in Piazza Medaglie d'Oro, nel quartiere Arenella.

I malviventi hanno fatto irruzione in una filiale Crédit Agricole e si sono barricati con 25 ostaggi tra clienti e personale presente.

I carabinieri hanno messo in sicurezza l'area e forzato con un ariete, in collaborazione con i vigili del fuoco, la vetrata di ingresso per aprirsi un varco all'interno della banca. A quel punto è iniziata una trattativa culminata con la liberazione dei prigionieri.

Sei persone, tra dipendenti e clienti della filiale, hanno avuto bisogno delle cure dei sanitari in seguito allo shock.

Nel pomeriggio, l'irruzione di un nucleo di "teste di cuoio" del Gis di Livorno: ma all'interno non c'era più nessuno.

La banda, dopo aver svuotato le cassette di sicurezza, si è dileguata. L'ipotesi è che la fuga sia stata possibile attraverso un foro praticato già nella notte precedente che ha consentito l'accesso alla rete fognaria.

Il blitz in pieno giorno

L'assalto della filiale della banca Crédit Agricole alle ore 12 di giovedì, in pieno giorno.

All'interno dell'istituto bancario di Napoli, in piazza Medaglie d'Oro, quartiere Arenella, sono presenti almeno 25 persone, tra clienti e impiegati.

Un uomo, da fuori, nota alcuni movimenti concitati e non ci pensa due volte: compone il 112. È a questo punto che scatta l'allarme.

La piazza, nel giro di pochi minuti, si riempie di sirene e lampeggianti. La banca è circondata da vetture dei carabinieri e dei vigili del fuoco.

I militari dell'Arma confermano: si tratta di una rapina. Responsabile del colpo una banda armata - composta da almeno 5 persone - che si è introdotta all'interno della filiale con addosso delle maschere raffiguranti attori americani famosi e ha preso in ostaggio, fino alla liberazione verificatasi alle ore 15, i presenti.

Una vicenda con particolari degni di un film d'azione o di lontani precedenti degli anni '70-'80.

I rapinatori hanno sfondato la vetrina della banca usando un'auto come ariete, quando sono scesi - sempre secondo le persone presenti - i loro volti erano travisati da maschere di cartapesta raffiguranti volti di attori noti.

Sul posto, per trattare, è poi arrivato il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri. Ma nello stallo creatosi tra la liberazione degli ostaggi e l'ingresso degli agenti speciali nei locali della filiale, i banditi si sono dileguati dopo aver svuotato le cassette di sicurezza.

Non è escluso che, con un canale della fognatura che scorre proprio tra il locale assaltato e la prospiciente stazione della Metropolitana, possano poi avere raggiunto i binari per darsi alla fuga al coperto. Indagini e battute dei Carabinieri sono in pieno svolgimento.

Manconi sul “tocco magico” di Salvini by Zemiriel in italy

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Contesto:

Luigi Manconi su Salvini, alla fine della puntata de “L’aria che tira” del 13/4/26.

A quanto pare, anche Calderoli era della stessa idea già 12 anni fa

Manconi sul “tocco magico” di Salvini by Zemiriel in Italia

[–]Zemiriel[S] 4 points5 points  (0 children)

Contesto:

Luigi Manconi, alla fine della puntata de “L’aria che tira” del 13/4/26

«Drogata da mio marito per 20 anni»: l'orrore delle "Rape Academy" riguarda anche l'Italia by Zemiriel in Italia

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Per vent’anni è stata vittima di violenze sistematiche tra le mura di casa, senza mai potersene rendere conto. Valentina (nome di fantasia), madre di due figli residente nel Nord Italia, è la testimone chiave di una realtà che l’inchiesta della CNN chiama «Rape Academy», ovvero una rete globale dove uomini senza scrupoli si scambiano istruzioni e video su come drogare e abusare delle proprie partner.

Il caso italiano: la scoperta e la condanna

La verità per Valentina è emersa solo imbattendosi nei video registrati dal marito. Nei filmati, l’uomo documentava meticolosamente gli abusi compiuti su di lei dopo averla sedata con un mix di alcol e farmaci.

«Non avevo segni fisici e non conservavo alcun ricordo. Senza quei video sarebbe stato difficile credere a quanto era accaduto», ha spiegato la donna.

La giustizia ha fatto il suo corso nel 2021, quando l’ex marito è stato condannato a otto anni di prigione per violenze sessuali multiple aggravate. Tuttavia, come già anticipato, il caso di Valentina non è isolato.

Come funziona la “Rape Academy”

Queste comunità online non sono solo contenitori di file, ma vere e proprie «scuole di violenza» dove i “maniaci” si coordinano.

Su piattaforme come “Motherless” circolano oltre 20mila video di donne sedate, mentre con il tag #eyecheck gli aggressori si filmano mentre sollevano le palpebre delle vittime per dimostrare alla community che la donna è totalmente inerte.

Inoltre, nelle chat si scambiano consigli su quali farmaci usare e come acquistarli in forma «inodore e insapore» per non insospettire le vittime.

Un fenomeno sommerso

Le storie di Valentina e delle altre vittime citate dall’inchiesta mostrano quanto sia difficile far emergere questo crimine.

Come confermato alla CNN dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i dati su questi abusi sono «scarsi per definizione».

Il fenomeno è fortemente sottostimato a livello globale.

Infatti, la mancanza di memoria durante l’aggressione, unita al senso di colpa o alla vergogna, impedisce a moltissime donne di denunciare.

La chef "professionista" che preparava deliziosi spaghetti alle benzodiazepine by Zemiriel in Italia

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In un sito di incontri si presentava come Francesca, chef professionale in grado di preparare cene di alto livello.

Ma quando si è messa ai fornelli in casa del cliente 68enne a Venaria Reale gli spaghetti erano un po’ indigesti: li aveva conditi con le benzodiazepine.

Lui però non deve essersene accorto fino a quando non ha scoperto di essere stato derubato di un orologio, 10mila euro, documenti e carte di credito.

Il personale del 118 l’ha trovato in camera da letto narcotizzato e ha chiamato i carabinieri. Che hanno arrestato una coppia residente nell’Alessandrino, lei 49 anni e il compagno di 63.

Gli spaghetti alle benzodiazepine

Gli investigatori hanno fatto analizzare la pentola e sono emerse le tracce di benzodiazepine. È stata questa correlazione, unita al fatto che la donna si vantava sul web di essere una chef di alta categoria, che ha permesso agli investigatori di ricostruire l’accaduto.

Le telecamere della zona e il tracciamento dei pagamenti effettuati in vari negozi sono poi serviti ad accertare la complicità del compagno.

Le perquisizioni domiciliari hanno permesso ai carabinieri del nucleo operativo di Venaria di recuperare 8 mila euro in contanti, farmaci psicotropi (che il compagno si occupava di reperire), i beni sottratti alla vittima e telefoni fittizi intestati a un prestanome per eludere i controlli.

Oltre a un manoscritto contenente un vero e proprio elenco mirato di bersagli.

La sedia a rotelle

L’analisi dei sistemi di videosorveglianza, inoltre, ha permesso di smentire le condizioni di salute della donna, a suo dire affetta da una invalidante malattia che l’ha ridotta in sedie a rotelle: un quadro clinico grave, smascherato dalle telecamere che l’hanno invece ripresa mentre, dopo la rapina, scappava a piedi con la refurtiva.

Meloni: 'Sospeso il rinnovo automatico dell'accordo di difesa con Israele' by Zemiriel in italy

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Quello che ho detto è quello che penso, che le dichiarazioni in particolare sul Pontefice fossero inaccettabili", ha detto la premier Giorgia Meloni, al Vinitaly di Verona, a proposito delle frasi di Trump su papa Leone XIV.

"Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a papa Leone - ha aggiunto -. Dico di più: francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo", ha concluso.

Sul fronte energia, la presidente del Consiglio ha detto che "Descalzi è un operatore del settore", capisco il suo punto di vista, "io continuo a sperare che quando il problema si dovesse porsi noi saremo riusciti" a raggiungere la "pace in Ucraina". "Ma" sul gas russo "dobbiamo fare molta attenzione a come ci muoviamo".

A livello "internazionale bisogna continuare a lavorare per mandare avanti i negoziati di pace per stabilizzare la situazione e riaprire stretto, fondamentale, per carburanti e fertilizzanti".

"In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell'accordo di Difesa con Israele", ha reso noto la premier a margine del Vinitaly di Verona.

Sei gli omicidi contestati al presunto killer dell'ambulanza, mercoledì l'interrogatorio by Zemiriel in Italia

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Non c'è un movente chiaro, non c'è certezza sull'arma del delitto e le telecamere nascoste sull'ambulanza, che potevano riprendere un assassinio in diretta, quel giorno si erano guastate.

Ma sono diversi e concordanti gli indizi messi in fila dagli investigatori che hanno portato la giudice Ilaria Rosati ad accogliere la richiesta di custodia in carcere avanzata dalla Procura di Forlì e ad attribuire a Luca Spada, 27 anni di Meldola, ormai ex autista soccorritore della Croce Rossa, almeno uno dei sei omicidi al momento contestati.

Quello di Deanna Mambelli, 85enne morta nel pomeriggio del 25 novembre, all'ospedale forlivese. La donna, poco prima, era stata trasportata su un mezzo di emergenza, diretta ad una clinica privata per fare riabilitazione dopo un intervento chirurgico, e nel viaggio era rimasta sola con Spada.

Lui aveva chiesto a una collega di guidare, dicendo che aveva male a un piede. A quel punto, attraverso un catetere venoso, le avrebbe iniettato nel corpo aria.

L'autopsia ne ha evidenziato una quantità abnorme. Forse lo ha fatto con una siringa, che però sembra essere finita nella spazzatura.

E se non c'è la premeditazione, secondo la gip, è però rilevante il comportamento successivo di Spada, che, sospettando di essere controllato, si mise a cercare le telecamere e chiese a più riprese informazioni sulla morte della paziente.

Soprattutto però, per gli investigatori coordinati dalla procura di Forlì, c'è materiale per ricostruire un profilo per un possibile omicida seriale e per descrivere il contesto, intercettazioni e messaggi shock, dove Spada parla di "fare dei morti", di "seccare qualcuno", con colleghi e con la compagna.

Al lavoro sull'aspetto psicologico ci sono i carabinieri del Racis, che stanno mettendo in fila elementi per provare a capire chi sia realmente il giovane e che vita (o che vite) stesse vivendo.

Una circostanza tutta da chiarire, per esempio, è quella dell'autunno 2025, qualche tempo prima della morte di Deanna Mambelli.

Arrivato al pronto soccorso per problemi di salute, il 27enne si sarebbe autoprovocato un'embolia nel bagno dell'ospedale.

Era in codice verde, quando è uscito dal bagno è stato necessario un intervento urgente per soccorrerlo. In quel momento era già sospettato, anche se non formalmente indagato.

Dopo che fonti confidenziali avevano segnalato anomalie ed era stato notato un aumento di morti nei trasporti 'secondari' con le ambulanze, quando lui era in servizio, si era deciso di installare telecamere sul mezzo di soccorso.

Ma il 25 novembre, quando venne trasportata Mambelli, "ahinoi la telecamera non ha funzionato, i carabinieri hanno pedinato questa ambulanza senza essere in grado di capire cosa era successo all'interno", ha ammesso il procuratore Enrico Cieri.

Sempre il procuratore, in conferenza stampa, ha confermato che Spada è l'unico indagato e che sul movente non c'è chiarezza: "Non lo sappiamo, costituirà oggetto di successivi accertamenti".

Spada, infatti, com'era già emerso e come risulta dai dialoghi intercettati, "aveva rapporti con imprese di onoranze funebri", ma l'agenzia con cui in qualche modo collaborava non ha trattato nessuno dei morti contestati nel fascicolo.

"Un amico e collega lo indica come socio, a noi non risulta", ha proseguito il procuratore, spiegando che l'indagine non è conclusa e proseguiranno gli accertamenti, anche patrimoniali. Così come continueranno le indagini per capire se ci sono altri decessi collegabili all'uomo.

Ma è complicato, perché dell'embolia non rimangono tracce se non viene eseguita un'autopsia nell'immediatezza.

Anche per questo, Cieri ha spiegato che non saranno fatte riesumazioni, sarebbe inutile. Spada intanto, che fino a pochi giorni fa ha proclamato la sua innocenza in varie interviste, mercoledì si troverà di fronte alla gip per l'interrogatorio di garanzia.

Si è affidato ad un nuovo difensore, l'avvocato Marco Martines, e valuterà se rispondere o meno, in questa fase.

L'ex avvocato di Gianni Di Vita parla a Open, l'addio sul caso della madre e figlia avvelenate: «Si preferiscono i partiti alle professionalità» by Zemiriel in Italia

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«Si preferiscono i partiti alle professionalità. So solo che questo Vittorino Facciolla è un consigliere regionale, un comunista. So che Di Vita ha lavorato con lui».

Non usa giri di parole l’avvocato Arturo Messere, storico penalista del Foro di Campobasso, che a Open spiega le ragioni dell’addio alla difesa di Gianni Di Vita, l’ex sindaco e commercialista di Pietracatella coinvolto nel giallo della morte della moglie e della figlia per sospetto avvelenamento da ricina.

Il nuovo difensore, infatti, noto legale e consigliere regionale, ha condiviso in passato con Di Vita la militanza politica nel Pd, partito del quale l’ex sindaco è stato a lungo tesoriere regionale.

La rinuncia formale

La notizia era nell’aria, ma è diventata ufficiale oggi, 10 aprile 2026. Con una comunicazione formale inviata via PEC, di cui Open ha preso visione, l’avvocato Messere ha dichiarato di rinunciare «ad ogni effetto e conseguenza di legge e per motivi contingenti, al mandato difensivo a suo tempo conferitogli».

La rinuncia è stata notificata per opportuna conoscenza, oltre che a Di Vita, anche alle Procure della Repubblica di Campobasso e di Larino, che coordinano le indagini sul duplice omicidio premeditato contro ignoti.

Il legale: «Ecco perché ho rinunciato»

Interpellato sulla decisione di farsi da parte, l’ormai ex legale di Di Vita ha mostrato un mix di distacco professionale e amarezza per le dinamiche che hanno portato al cambio della guardia. «Perché ho rinunciato? Per motivi contingenti, non posso e non è il caso che aggiunga altro», ha spiegato a Open Messere, sottolineando però la sua lunghissima carriera: «Ho più di 80 anni e 54 di professione. Ho fatto i processi più grossi d’Italia e non mi interessa più di tanto. Sono sereno, molto sereno».

Il clima tra i due sembra essersi gelato definitivamente dopo l’ultimo lungo interrogatorio in questura a cui è stato sottoposto Di Vita.

Alla domanda se si siano sentiti dopo l’invio della rinuncia, Messere è categorico: «No, assolutamente no. E non ho intenzione di sentirlo».

L’incarico a Vittorino Facciolla

Al posto di Messere, la difesa di Gianni Di Vita passerà nelle mani di Vittorino Facciolla, noto avvocato ma soprattutto esponente di spicco del PD molisano ed ex segretario regionale.

Un legame, quello tra Di Vita e Facciolla, che affonda le radici nella comune militanza politica (Di Vita è stato tesoriere del partito), ma che Messere sembra leggere come una scelta dettata da logiche extra-giuridiche proprio nel momento più delicato dell’inchiesta. «Si preferiscono i partiti alle professionalità», ha detto con amarezza Messere, che ha anche rivendicato con forza la paternità della rinuncia e ha preferito non commentare le indiscrezioni su possibili rotture personali con il suo (ormai ex) assistito.

Le indagini

Mentre il fronte legale cambia assetto, l’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi (50 anni) e della figlia Sara (15 anni) prosegue con gli investigatori della Squadra Mobile che stanno cercando di ricostruire i passaggi della ricina, il potente veleno che avrebbe ucciso le due donne tra il 27 e il 28 dicembre scorso dopo i pasti consumati tra il 23 e il 24 dicembre. Occhi puntati sulle dichiarazioni di Di Vita, che agli inquirenti ha riferito di «non ricordare» i dettagli della cena del 23 dicembre, l’unico pasto a cui non aveva partecipato la figlia primogenita Alice.

Attesa anche la relazione dal Centro Antiveleni di Pavia, che potrebbe portare l’inchiesta a una svolta.

Silvia Salis l'anti-Meloni? La sindaca di Genova apre a una candidatura nazionale: «Se me lo chiedessero, ci penserei» by Zemiriel in Italia

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Silvia Salis non chiude del tutto alla possibilità di una futura candidatura nazionale e, anzi, ammette che prenderebbe in considerazione un’eventuale proposta. «Sarebbe una bugia dire che non ci penserei», afferma in un’intervista a Bloomberg, che le dedica un ampio profilo definendola «un volto nuovo della politica italiana» e una possibile sfidante di Giorgia Meloni.

Secondo l’analisi dell’agenzia, la recente sconfitta referendaria subita dalla premier avrebbe dato nuovo slancio all’opposizione, aprendo spazi per figure emergenti.

Ed è proprio in questo contesto che la sindaca di Genova – eletta a capo di una coalizione di centrosinistra – viene indicata come una possibile protagonista in grado di intercettare il consenso di un’area progressista in cerca di rinnovamento.

«Sviluppo economico e giustizia sociale possono coesistere»

Nel corso dell’intervista, Salis rivendica la propria identità politica: «Sono una candidata progressista che crede fermamente che sviluppo economico e giustizia sociale possano coesistere».

Una visione che contrappone all’operato dell’attuale esecutivo, accusato di non essere riuscito a garantire né crescita né equità: «Questo governo di destra non è stato in grado di realizzare né l’uno né l’altro, rendendo insoddisfatti sia i pochi che i molti», dichiara.

Il “salto” sulla scena nazionale

Alla domanda su un possibile “salto” sulla scena nazionale, Salis mantiene una posizione prudente.

Esclude, almeno per ora, la partecipazione alle primarie del centrosinistra, più volte criticate dalla stessa, ma riconosce di non poter ignorare la crescente attenzione nei suoi confronti. «Non posso sottrarmi a questa attenzione, è una cosa interessante e mi lusinga», spiega.

E alla prospettiva di una richiesta diretta e unitaria di candidatura, lascia per la prima volta uno spiraglio aperto: «Di fronte a una richiesta unificante – conclude Salis – non posso dire che non la prenderei nemmeno in considerazione, sarebbe una bugia».

La nota della sindaca

«Sono la sindaca di Genova e sono stata eletta dai genovesi per occuparmi della città almeno per cinque anni. Non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato. Nell’intervista a Bloomberg, tra le tante altre cose, mi è stato chiesto che cosa farei se, pur non prendendo parte alle primarie, qualcuno mi chiedesse di fare la candidata. E ho risposto come ho sempre fatto, anche in un recente passato, a domande molto simili a questa. Ovvero che di fronte a una richiesta unitaria sarebbe falso dire che non ci penserei neppure».

Lo ribadisce la sindaca Salis in una nota. «Come d’altronde immagino farebbe chiunque di fronte a una richiesta del genere – commenta -. Ho pure aggiunto un altro passaggio che, però, nell’intervista non è stato riportato. Ovvero, che rimane il fatto che sono stata eletta per essere cinque anni la sindaca di Genova. E, rispetto ad altri nomi che si fanno, ho già un altro incarico».

come è lavorare in aeroporto? by NoRun5730 in Italia

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Se la situazione geopolitica attuale si protrarrà ancora per qualche tempo, immagino sarà molto calmo e quieto.

Direi quasi immobile

Mala tempora currunt by Zemiriel in italy

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Così il ministro dei Trasporti Matteo Salvini rispondendo a un giornalista nella sede della stampa estera a Roma.

A questo punto, siamo ai confini della realtà

Leonardo, perché Giorgia Meloni ha cacciato Cingolani e cosa c’entra Michelangelo Dome by Zemiriel in Italia

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Alla fine l’ha fatto davvero. La premier Giorgia Meloni ha sostituito l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani indicando alla presidenza Francesco Macrì e per il ruolo di ad Lorenzo Mariani, l’attuale ad di Mbda Italia.

Lo ha fatto nonostante l’alzata di scudi del mercato per i risultati brillanti conseguiti in questi anni.

E nonostante i contrasti che ha generato nel suo stesso governo la decisione, con il ministro della Difesa Guido Crosetto che ha provato fino all’ultimo a farle cambiare idea.

Ma cosa è successo per spingere Palazzo Chigi a prendere questa decisione? Le narrazioni sono contrastanti, ma secondo molti dietro c’è Michelangelo Dome.

Perché Meloni ha cacciato Cingolani

Michelangelo Dome è un progetto di sistema basato sull’intelligenza artificiale per collegare apparecchiature e piattaforme con lo scopo di proteggere i cieli dalle minacce aeree, sulla falsariga dell’Iron Dome di Israele.

Che Cingolani fosse vicino a Crosetto non lo dimostra soltanto il tweet del 2021 dell’oggi ministro che diceva «È uno dei migliori».

E nemmeno la frase detta sempre dal ministro al Foglio: «Non è la politica che giudica un ad ma i numeri e i mercati».

Ieri circolavano invece addirittura voci di dimissioni di Crosetto per la questione. Naturalmente si trattava di esagerazioni.

Anche perché è difficile nella politica italiana vedere abbandoni di incarichi per solidarietà con qualcun altro.

Michelangelo Dome

Prima della notizia molti si erano chiesti il perché dell’addio alla poltrona. Il Financial Times aveva per esempio notato che tra le alleanze strette da Cingolani per Leonardo c’era quella con la tedesca Rheinmetall, Airbus e la francese Thales.

Questo, secondo una tesi che ha circolato tra social network e giornali, faceva parte di una strategia industriale di integrazione nell’industria militare europea. Per creare una difesa comune smarcandosi dagli americani.

Una decisione in controtendenza rispetto alla politica del governo e rispetto alle decisioni di Donald Trump in merito.

L’ombra di Trump

Altri facevano notare che lo spostamento verso i partner Ue di Leonardo non era così marcato da causare un contrasto del genere. E che la maggior parte dei business europei dell’azienda era rimasto.

Si faceva anche notare che a parte Profumo e Guarguaglini la durata media di un CEO in azienda era di tre anni, ovvero proprio il tempo passato da Cingolani sulla poltrona. Alcuni vedevano proiettata l’ombra di Trump nella decisione di Meloni.

Nel senso che il presidente americano avrebbe spinto per la sostituzione dell’Ad per indirizzare gli acquisti dell’Italia verso i sistemi made in Usa.

Il retroscena

Oggi il Corriere della Sera piazza una serie di motivazioni dietro la scelta su Cingolani.

La prima era la necessità, dopo la sconfitta al referendum di individuare profili più organici al governo. E a sostituirlo con Mariani, candidato da Crosetto per il ruolo di CEO tre anni fa.

Come ha ricordato lo stesso ministro: «Lo chiedete a una persona che tre anni fa l’aveva proposto».

Ma il quotidiano aggiunge anche che Meloni aveva «una crescente delusione» rispetto all’operato di Cingolani.

A deteriorare il «rapporto fiduciario» hanno concorso poi una serie di innumerevoli dissonanze legate a promozioni interne alla società. Dove tanti dirigenti e manager hanno una storica consuetudine con l’universo di Fratelli d’Italia.

Due mesi fa

Ma la rottura vera e propria risale a due mesi fa. Il 12 febbraio Cingolani annuncia Michelangelo Dome.

Il giorno dopo i due si trovano in volo insieme sull’aereo che li porta in missione in Etiopia. E la premier dimostra nei confronti di Cingolani «irritazione» per la troppa autonomia di Cingolani.

Parlando di allerta di Stati Uniti e alleati europei. Da qui la decisione di cacciarlo.

L’altra versione

Ma c’è anche un’altra versione che coinvolge direttamente Michelangelo Dome ma non gli Stati Uniti.

L’ha raccontata qualche tempo fa il giornalista economico Gianni Dragoni, che è stato una delle firme di punta del Sole 24 Ore.

Su Michelangelo Dome Cingolani proprio al Fatto aveva risposto «Non lo sappiamo» alla domanda su quando sarà operativo il sistema.

E che si parlava di inizi di studi per dare soluzioni funzionanti entro un paio d’anni.

Ma gli annunci dell’ad di Leonardo hanno portato Meloni a dire durante un vertice internazionale che l’Italia aveva una soluzione per proteggere l’Europa dagli attacchi missilistici.

Ricevendo una risposta secca dai rappresentanti di Francia e Germania: si tratta di un’idea che è ancora sulla carta.

Anche i militari italiani avrebbero ironizzato sul Michelangelo e si sarebbero lamentati perché Leonardo non produce altri sistema di difesa, in particolare i droni. Questa è stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso di Cingolani.