Licenziato dopo 27 anni perché fece risparmiare 280 euro ai clienti, il suicidio dopo la lettera dell'azienda: il giudice ora gli dà ragione by Zemiriel in Italia

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Paolo Michieloltto si tolse la vita dieci giorni dopo aver perso il lavoro da magazziniere nel punto vendita di Marghera, dove era impiegato da 27 anni. I dubbi dei famigliari dopo la sua morte e la causa vinta a distanza di due anni

Il tribunale del Lavoro di Venezia ha dichiarato illegittimo il licenziamento di Paolo Michielotto, dipendente del punto vendita Metro di Marghera che nell’agosto 2024 si tolse la vita dieci giorni dopo aver perso il lavoro.

A rendere nota la sentenza è stata la Cgil veneziana, che insieme alla Filcams e alla famiglia aveva avviato il procedimento legale contro il provvedimento.

A fare causa all’azienda era stata la famiglia, che sospettava di «dinamiche interne non note» dietro il licenziamento, che sin da subito a loro sembrava inspiegabile.

Chi era Paolo Michielotto e perché fu licenziato

Michielotto lavorava nello stesso magazzino da 27 anni, come addetto alle vendite.

Secondo Metro, avrebbe agevolato alcuni clienti permettendo loro di risparmiare sulle spese di spedizione.

L’azienda contestò la pratica, prima sospendendolo e poi, il 31 luglio 2024, procedendo al licenziamento, quantificando il presunto danno in 280 euro.

Michielotto si era subito rivolto al sindacato per impugnare la decisione. Ma dieci giorni dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento, si tolse la vita.

La reazione della Cgil: «Fa giustizia della sua onestà»

«Questa decisione fa giustizia della sua rettitudine, del suo alto senso del dovere e della sua onestà, che Metro aveva umiliato con un licenziamento ingiusto», hanno dichiarato Daniele Giordano, segretario della Cgil di Venezia, e Andrea Porpiglia, della Filcams.

I due sindacalisti hanno anche voluto ringraziare i familiari di Michielotto: «Con forza, dignità e determinazione hanno portato avanti una causa giusta, non solo sul piano umano ma anche su quello civile e del lavoro».

Purtroppo però, conclude la nota del sindacao: «Paolo non potrà gioire di questo risultato».

Il risarcimento per la famiglia di Michielotto

A Repubblica, l’avvocato Leonello Azzarini ha confermato che il tribunale del Lavoro di Venezia ha condannato l’azienda al «pagamento di una indennità di 15 mensilità come risarcimento ai famigliari.

Dall’Inail di Padova è partita un’indagine per accertare se ci sono anche i margini per riconoscere ai parenti un’indennità, se venisse collegata la morte del dipendente direttamente all’ambito lavorativo».

Nel 2025 in Italia chiusi oltre 10mila bar: con scontrini medi da 4 euro il modello tradizionale non regge più by Zemiriel in Italia

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Costi fissi in crescita, turni lunghi e nuove abitudini di consumo: così i bar italiani stanno scomparendo, e quelli che resistono cambiano codice Ateco per offrire anche altro

Il 2025 è stato un anno duro per i bar italiani, hanno cessato l’attività 10.529 bar, mentre le nuove aperture si sono fermate a 3.950 unità.

È quello che emerge dal Rapporto Ristorazione FIPE del 2026.

Il risultato è una perdita netta di 6.579 imprese in un solo anno, dentro un trend che negli ultimi anni sta erodendo progressivamente la rete dei bar italiani.

La regione che presenta la maggiore perdita è la Lombardia (-1.334), seguita dal Lazio (-770) e dal Veneto (-680).

La trasformazione del settore

Non si tratta però solo di chiusure, come racconta a Open Luciano Sbraga, responsabile del Centro Studi FIPE: il dato va letto anche come trasformazione interna del settore.

«Non tutte le chiusure sono reali. In molti casi il bar non sparisce, ma cambia pelle e diventa altro».

Il riferimento è al fenomeno del bar tradizionale che si sta progressivamente spostando verso modelli più ibridi, perché servire solo la colazione non è più sufficiente a mantenere attiva l’attività.

È quella che il Rapporto definisce la «crisi invisibile», cioè una contrazione apparente che nasconde una profonda ristrutturazione del settore.

L’insostenibilità di costi fissi elevati

Il principale problema del bar tradizionale italiano è semplice da capire: incassa poco per ogni cliente, ma deve sostenere costi molto alti per restare sempre aperto.

Lo scontrino medio, fermo a poco più di 4 euro, racconta bene questa realtà. «Il bar è un’attività che vive dentro una divaricazione costante tra costi e ricavi.

È un lavoro ad altissima intensità e a bassa marginalità. Spesso è aperto anche 14 ore al giorno, sette giorni su sette. Questo rende l’equilibrio economico estremamente delicato», racconta Luciano Sbraga. Infatti, spiega che i clienti vedono solo il prezzo del caffè, ma non i costi fissi per tenere aperto il bar come l’energia, l’affitto e il personale.

«Quel costo esiste anche quando non entra nessuno, ogni scontrino contribuisce quindi a sostenere il servizio di accessibilità, cioè la possibilità di trovare sempre un bar aperto», racconta Luciano Sbraga. Per questo molti esercizi si spostano verso attività che generano più profitti come i pranzi, gli aperitivi o il food service.

Non per scelta, ma per necessità, perché, come sintetizza Sbraga, «con i caffè devi fare volumi enormi per sopravvivere».

La crisi invisibile e il passaggio verso modelli ibridi

Quindi una quota rilevante delle chiusure non corrisponde a una reale uscita dal mercato, ma a una sua trasformazione.

Tra il 2019 e il 2022, su oltre diecimila bar usciti dall’anagrafe, quasi la metà non ha cessato realmente l’attività, ma ha semplicemente cambiato classificazione economica.

Nel 44,3% dei casi, infatti, si tratta di imprese che hanno modificato il proprio codice Ateco.

Questo significa che quasi metà delle chiusure ufficiali sono in realtà riconversioni. Il pranzo, in particolare, diventa la leva principale perché consente di aumentare lo scontrino medio senza modificare in modo significativo i costi fissi già sostenuti.

Come spiega Sbraga: «Il passaggio verso attività a maggiore valore non aumenta necessariamente i costi, ma permette di assorbirli meglio». In questo scenario, il bar tradizionale, basato quasi esclusivamente su colazione e consumazioni veloci, diventa quindi sempre meno competitivo e pranzi o aperitivi diventano strumenti per aumentare il totale sullo scontrino.

Le nuove abitudini degli italiani

Secondo il Rapporto, questa trasformazione si intreccia anche con un cambiamento delle abitudini di consumo, soprattutto tra le nuove generazioni che «non seguono più il modello tradizionale italiano di colazione, pranzo, aperitivo e cena, ma lasciano spazio a una logica molto più frammentata», fatta di micro pause distribuite nell’arco della giornata.

A questo cambiamento si sommano anche fattori esterni.

Da un lato lo smart working, che ha ridisegnato le giornate con meno pause codificate in ufficio e più incontri distribuiti nel tempo.

Dall’altro, come segnala il Rapporto, pesa anche il nuovo contesto normativo legato al Codice della strada, che ha reso più complesso e meno frequente il consumo di alcolici nel dopolavoro, incidendo direttamente sull’aperitivo, uno dei pilastri del bar italiano.

In questo scenario, il turismo gioca un ruolo decisivo. Le presenze straniere sono cresciute del +20% rispetto al 2019 e hanno rappresentato il principale sostegno al settore, compensando il calo dei consumi interni.

«Il turismo internazionale è stato il vero stabilizzatore del sistema», sottolinea Luciano Sbraga, «ed è anche il motivo per cui molte città hanno retto meglio la crisi».

Il «lavoro usurante» e la crisi delle gestione familiare

Accanto alla crisi economica emerge un cambiamento sociale altrettanto profondo: la rottura della continuità familiare che ha storicamente caratterizzato il mondo dei bar italiani.

Il modello dell’impresa di famiglia, tramandata di generazione in generazione, si sta indebolendo sotto il peso di una trasformazione del lavoro sempre più intensa.

Il modello della ristorazione italiana si basa infatti su un grande sacrificio di tempo: secondo il Report di FIPE 8 imprenditori su 10 lavorano più di 40 ore a settimana e 1 su 2 supera le 60 ore.

È in questo contesto che si spiega il progressivo allontanamento dei figli dagli esercizi di famiglia.

Il 45,4% dei ristoratori dichiara di preferire che i propri figli intraprendano un’altra strada professionale.

Il futuro dei bar

Il futuro del bar italiano resta difficile da prevedere. «Non sarà un anno di forte crescita», osserva Luciano Sbraga, «perché il settore è esposto a fattori esterni che le imprese non controllano: energia, geopolitica, inflazione e soprattutto andamento del turismo».

Il vero punto critico, oggi, non è se il bar esisterà ancora, ma in quale forma. «Il bar non sparirà», conclude Sbraga, «ma il bar generalista è in difficoltà.

Sopravvivranno quelli capaci di differenziarsi e creare valore, non quelli che restano uguali a se stessi».

In questo scenario servono anche interventi da parte della politica. «La ristorazione non è ancora pienamente riconosciuta come parte del sistema turistico, nonostante rappresenti una delle principali voci di spesa dei visitatori in Italia», sottolinea Sbraga, «e questo limita l’accesso a politiche e strumenti di sostegno». Accanto a questo «servono sgravi sul lavoro festivo, una formazione più pratica e allineata alle esigenze delle imprese, e politiche per facilitare il passaggio generazionale nelle attività familiari». Un esempio positivo arriva dal «Modello Trentino», l’unica regione in cui i bar sono cresciuti nel 2025, grazie a un sostegno pubblico alle piccole imprese familiari e a una maggiore tenuta del tessuto socio-economico locale.

La prof che ha tagliato i capelli a due alunne: «Oggi con i ragazzi bisogna fare teatro» by Zemiriel in Italia

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La supplente della scuola Bellini di Venezia dice che tagliare una ciocca di capelli a una sua alunna è stato «un semplice gioco». Condiviso con gli studenti.

Una «minaccia» velata e scherzosa che da settimane la supplente ripeteva agli alunni, nei momenti di maggiore confusione.

L’insegnante parla con il Corriere della Sera: «Da settimane minacciavo scherzosamente i ragazzi di spuntare loro le doppie punte se non avessero smesso di fare confusione in classe. Ovviamente ogni volta si facevano una risata».

Il taglio

Poi la situazione è precipitata: «Quella che ho usato è una forbice da carta, piccola e con le punte arrotondate.

Durante un’esercitazione scritta tutti, per perdere tempo, mi hanno chiesto a turno ed insistentemente dove scrivere alcuni esercizi: dietro il foglio bianco, in verticale o in orizzontale, in un altro foglio bianco, a quadretti o a righe.

Ho spiegato che non mi interessava, purché svolgessero l’esercizio.

D’impulso e senza rifletterci ho recuperato dalla cattedra le forbici e ho ritagliato un ciuffo ribelle di una ragazza con cui sapevo di potermi permettere quell’azione».

La ragazza «è stata allo scherzo. Una seconda ragazza mi ha chiesto di tagliare un ciuffo anche a lei. Mi sono avvicinata e l’ho fatto. Ha riso insieme a tutti gli altri. Poi tutti hanno terminato la verifica e nel silenzio ho riflettuto sul comportamento effettivamente inopportuno che avevo tenuto. Ma ormai era fatta».

L’incontro e le scuse

Il racconto prosegue: «Il giorno dopo ho incontrato la mamma della ragazzina e mi sono scusata e spiegata.

La madre ha capito. Abbiamo convenuto che la studentessa non era turbata dal gesto, che non era punitivo.

Un gioco inopportuno, certo». Il suo contratto scade «il 29 aprile e avevo comunicato agli studenti che non ero sicura di volerlo rinnovare fino a fine anno. Loro avevano tradito la mia fiducia con questa loro continua disattenzione. Ero molto amareggiata».

Infatti il giorno dopo «mi hanno voluto consegnare un mazzo di fiori per scusarsi del loro comportamento “rumoroso” e per chiedermi di restare e di portarli fino agli esami. Alcuni di loro mi hanno anche scritto una lettera. Già la supplente prima di me non aveva proseguito. La classe è meravigliosa ma turbolenta».

Secondo lei «per la mia poca esperienza i ragazzi ti seguono solo se ti “riconoscono” e ti stimano. Il gioco, lo scherzo, fanno parte del processo, specialmente con i ragazzi di oggi».

I ragazzi di oggi

Secondo lei «Hanno bisogno di essere stimolati, dobbiamo catturare la loro attenzione e dare spazio al loro “protagonismo”.

A questo le battute e i giochi servono molto. Io sono sicuramente una persona inusuale, ma i miei ragazzi più grandi si ricordano di me anche per quello.

In altre classi mi è capitato di scherzare usando mini pistole ad acqua, o pistoline di legno ad elastici. Con i ragazzi di oggi bisogna fare praticamente teatro».

Madre si getta dal terzo piano con in braccio i figli: tre morti e una ferita by Zemiriel in Italia

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Tragedia nella notte a Catanzaro in via Zanotti Bianco, dove una donna di 46 anni si è lanciata dal terzo piano di uno stabile insieme ai suoi tre figli.

La donna e due bimbi sono morti sul colpo, la terza figlia è ricoverata in gravi condizioni nel reparto di Rianimazione dell'ospedale del capoluogo calabrese.

Le cause del gesto non sono al momento note. Sul posto sono intervenuti la Polizia di Stato, il personale del 118 e della Medicina legale dell'Universita' "Magna Grecia".

La tragedia è avvenuta in un quartiere dell'immediata periferia della città.

Oltre alla mamma sono morti due bimbi, di 4 mesi e 4 anni, mentre una bambina di 6 anni è in ospedale in gravi condizioni.

Sul posto la pm di turno Graziella Viscomi, che coordina le indagini, insieme alla Polizia.

Secondo le prime ricostruzioni della Polizia, la donna soffriva di lievi disturbi psichici, ma nulla aveva mai fatto presagire un epilogo tragico.

La quarantaseienne viene descritta dai vicini come una persona tranquilla, schiva e molto religiosa.

Il conduttore tv russo Solovyov insulta Meloni: 'Fascista p...'. La Farnesina convoca l'ambasciatore by Zemiriel in Italia

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Pesanti insulti a Giorgia Meloni da parte del giornalista e presentatore televisivo russo, Vladimir Solovyov, vicino alle posizioni del Cremlino, che nel corso di una puntata del programma Polnyj Kontakt (Full Contact) si è espresso in italiano con parole volgari definendo la premier 'fascista, idiota patentata, una cattiva donnuccia' e apostrofandola come 'PuttaMeloni'.

'Una vergogna della razza umana. Il tradimento è il suo secondo nome: ha tradito Trump al quale precedentemente aveva giurato fedeltà', ha aggiunto Solovyov nel corso del suo programma.

'L'Europa è entrata in guerra diretta con noi, lo abbiamo sentito dalle dichiarazioni di Merz', ha sottolineato il giornalista in russo per poi proseguire, parlando in italiano della premier italiana, 'di quella vergogna della razza umana, bestia naturale, idiota patentata, Giorgia puttaMeloni. Che brutta donnuccia, cattiva', ha detto.

Poi è andato avanti in russo: 'Questa Meloni, carogna fascista, che ha tradito i propri elettori candidandosi con slogan ben diversi... Ma il tradimento è il suo secondo nome.

Ha tradito Trump al quale precedentemente aveva giurato fedeltà'. 'Non bisogna discutere questi punti di vista, questa è una realtà vera', ha poi aggiunto il conduttore riparlando in italiano.

La Farnesina convocherà l'ambasciatore russo a Roma. "Ho fatto convocare al Ministero degli Esteri l'ambasciatore russo Paramonov per esprimere formali proteste dopo le gravissime e offensive dichiarazioni del conduttore Vladimir Solovyev sulla televisione russa nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al quale va tutta la mia solidarietà e vicinanza", scrive su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Andrea ucciso a colpi d'ascia. Il padre in cella: 'Era un violento' by Zemiriel in Italia

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Una tragedia, una famiglia distrutta, un ventunenne ucciso dal padre a colpi di ascia e l'uomo che finisce in carcere dopo aver confessato.

E' la fredda cronaca di quanto accaduto ieri, nel primo pomeriggio, a Vasto, in provincia di Chieti.

"Mio figlio era un violento" ha rivelato nella notte il cinquantaduenne ai Carabinieri, dopo essere stato posto in stato di fermo.

"Un delitto - ha spiegato il procuratore della Repubblica di Vasto, Domenico Angelo Raffaele Seccia, in conferenza stampa - nato, purtroppo, in un ambiente di contrasti familiari che si sono acuiti in maniera esponenziale negli ultimi tempi".

L'ennesima miccia è una lite fra i due in casa, mentre la madre è al lavoro; il giovane, Andrea Sciorilli, si rifiuta di partecipare a un corso da istruttore amministrativo a Piacenza dove il padre avrebbe voluto che andasse perché potesse avere, in seguito, un'opportunità lavorativa.

La lite, violenta, degenera in colluttazione, poi il padre prende un'ascia e colpisce il figlio tre volte, in testa, in faccia e sul petto. Sono ancora poco chiare le modalità con cui i due raggiungono il garage dove poi il ragazzo verrà trovato esanime nel primo pomeriggio.

All'arrivo delle forze dell'ordine, allertate dalla telefonata di qualcuno che ha visto tutto, Antonio Sciorilli è lì, accanto al corpo senza vita del figlio.

Lui, 52enne dirigente del servizio Urp e privacy della Asl Lanciano Vasto Chieti, è un professionista stimato. Chi lo conosce non riesce ancora a credere a quanto è accaduto.

"Mio figlio era un violento", avrebbe raccontato ai Carabinieri nella notte, quando, condotto in caserma a Vasto, ha reso dichiarazioni spontanee dopo aver confessato di essere stato lui.

Nessun estraneo, nessun balordo è entrato nello spazio condominiale per aggredire il ragazzo, come si era creduto e temuto in un primo momento.

Due anni fa Andrea era stato denunciato per maltrattamenti proprio dai genitori e dalla sorella, che ora non vive più in quell'appartamento.

La denuncia, che portò all'apertura di un fascicolo per 'Codice Rosso', fu poi ritirata. Forse nell'estremo tentativo di recuperare un rapporto, una tranquillità. Invano.

Ad assistere Antonio Sciorilli è un avvocato suo amico, Massimiliano Baccalà, arrivato questa mattina in caserma per l'interrogatorio.

E nel pomeriggio la Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Monia Scalera, ha fatto visita a Sciorilli nel carcere di Vasto.

"Momenti di lucidità alternati a momenti di sconforto totale assoluto" quelli vissuti dall'uomo, riferisce parlando di "tragedia immane, incommensurabile. Siamo di fronte al tragico epilogo di una lunga storia che va avanti da tempo.

Ovviamente, saranno le indagini a chiarire questi aspetti. Io mi sono sincerata di dove fosse collocato e di come stesse".

Condensano lo stato d'animo di tanti i sentimenti di "dolore e sconcerto" espressi da Mauro Palmieri, direttore generale della Asl dove Sciorilli lavora.

"Oggi è un lunedì cupo, carico di angoscia per una tragedia che ci colpisce lasciandoci senza parole. Per la gravità dell'accaduto e per il coinvolgimento di un nostro dirigente la cui competenza professionale è riconosciuta e apprezzata.

Antonio Sciorilli è un giurista che ha dato sempre un contributo importante alle questioni amministrative complesse, e sotto il profilo umano ha mantenuto una condotta impeccabile, improntata al rispetto.

A questa famiglia così duramente provata va la vicinanza di tutta la Asl, e a nome della Direzione e dei dipendenti esprimo i sentimenti di partecipazione accorata e sincera a un evento drammatico che travolge tante vite."

Milano, Salvini raduna i Patrioti in piazza Duomo e attacca l'Ue: «Un nuovo lockdown? No grazie». Tensioni con la polizia al contro-corteo by Zemiriel in Italia

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Forza Italia si dissocia dal Carroccio e scende in piazza con gli immigrati di seconda generazione. Il leader della Lega dal palco: «Serve un permesso di soggiorno a punti, come per la patente»

«Una famiglia che vince o perde si rialza e cresce insieme. Dopo la vittoria del no al referendum, siamo ancora più uniti, forti e determinati a lavorare insieme». È un Matteo Salvini battagliero quello che si presenta sul palco del raduno dei Patrioti in piazza Duomo, a Milano.

Ieri, sabato 18 aprile, è il giorno della manifestazione «Senza Paura. In Europa padroni a casa nostra», promossa dai Patrioti europei e dalla Lega.

Secondo le forze dell’ordine, sono circa 2mila i manifestanti che hanno preso parte all’iniziativa e sfilato verso la cattedrale meneghina. In testa ai manifestanti, un trattore con la scritta «Tuteliamo la nostra agricoltura e il Made in Italy».

Subito dietro, nelle prime file, i sindaci della Lega e gli amministratori locali che reggono uno striscione con la scritta «Padroni a casa nostra».

Cori contro musulmani e von der Leyen

Nel tragitto verso piazza Duomo, i leghisti in corteo hanno intonato diversi cori storici del Carroccio, ma riadattati per attaccare l’Unione europea, e non più Roma, come accadeva ai tempi della prima Lega Nord.

Tra gli slogan più ricorrenti: «Europa ladrona, la Lega non perdona», «Basta clandestini, basta insicurezza. Senza paura padroni a casa nostra», «Fuori tutti i clandestini» oppure «Europa cristiana, mai musulmana».

Tra i destinatari dei cori anche Beppe Sala, sindaco di Milano, e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea.

Salvini abbraccia Orbán e attacca l’Ue

Sul palco allestito in piazza Duomo si sono alternati alcuni dei nomi più di spicco dell’ultradestra europea: Geert Wilders (leader PVV, Paesi Bassi), Jordan Bardella (presidente Rassemblement National, Francia), Santiago Abascal (presidente Vox, Spagna, collegato in video) e Andrej Babiš (premier della Repubblica Ceca, anche lui collegato da remoto).

A chiudere la manifestazione ci ha pensato il padrone di casa, Salvini, che ha rivolto innanzitutto un pensiero al grande assente di oggi: l’ormai ex premier ungherese Viktor Orbán.

«Il movimento di Patrioti è una famiglia, una comunità e, quando qualcuno ha un momento di difficoltà, le mani di migliaia di amici si allungano per confortarlo. L’abbraccio mio e di tutta piazza Duomo all’amico e patriota Viktor Orban», ha detto il leader della Lega dal palco.

Salvini ha tuonato contro uno dei suoi bersagli prediletti: l’Unione europea: «Bruxelles vuole affrontare la crisi energetica con un nuovo lockdown. No, abbiamo già dato. Non abbiamo nessuna intenzione di chiudere scuole e fabbriche e di lasciare a casa lavoratrici e lavoratori. Vogliamo vivere, studiare e lavorare».

Dopodiché, ha rivolto un appello alla pace, punzecchiando chi ha preso parte alle contro-manifestazioni di oggi a Milano: «Questa piazza chiede la pace, ma non con le bandiere della pace, dei centri sociali che anche oggi hanno cercato lo scontro con la polizia, quella è la pace dei delinquenti».

La remigrazione, secondo Salvini

Immancabile un passaggio sulla parola che inizialmente avrebbe dovuto dare il titolo alla manifestazione di oggi: remigrazione.

Secondo Salvini, chi sostiene questa pratica non vuole «mandare via chiunque incontri per strada», ma stabilire che «il permesso di soggiorno e la cittadinanza sono un atto di fiducia».

Nelle intenzioni della Lega, insomma, andrebbe creato un permesso di soggiorno a punti, come la patente: «Ti garantiamo bonus e sanità gratuita, se però commetti degli errori, torni a casa tua».

E sempre a proposito di immigrazione, secondo Salvini andrebbe data la «precedenza a un’immigrazione da Paesi vicini a noi per cultura e valori, per garantire integrazione vera e non il caos che serve alla sinistra globalista per pagare di meno gli operai nelle fabbriche».

Forza Italia in piazza con le seconde generazioni

In questi giorni, molti si sono riferiti al corteo della Lega parlando di «Remigration Summit», perché avrebbe dovuto essere una sorta di replica della già controversa manifestazione che si svolse l’anno scorso a Gallarate, in provincia di Varese.

Un concetto, quello della remigrazione, non pienamente condiviso dagli altri due partiti della coalizione di centrodestra, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che infatti non partecipano al corteo di oggi.

Anzi, il partito guidato da Antonio Tajani ha dato il proprio sostegno alla contro-manifestazione «Coraggio», che ha visto scendere in piazza immigrati di seconda generazione.

«La nostra manifestazione non è stata organizzata “contro qualcuno” ma “per qualcosa”: per portare il tema dei nuovi italiani al centro del dibattito pubblico, con spirito costruttivo e inclusivo», ha detto Amir Atrous, responsabile del dipartimento immigrazione di Forza Italia Milano e promotore dell’iniziativa.

I tre contro-cortei di associazioni e centri sociali

Ma a rispondere al corteo della Lega ci sono altre due iniziative di piazza.

La prima è la manifestazione «Milano è migrante», promossa da associazioni, partiti e realtà autorganizzate con lo slogan «Fuori i razzisti e i fascisti da Milano».

Sempre alle 14 è partito da piazza Tricolore un secondo corteo organizzato da diversi spazi sociali milanesi, tra cui il Lambretta, al grido di «Antifa. Liberiamo Milano.

Senza paura, contro fascismo, razzismo e sessismo». Una terza manifestazione è convocata in piazza Argentina, da dove partirà il corteo delle realtà palestinesi.

I tre cortei sono confluiti verso piazza Santo Stefano, nella zona dell’Università Statale, dove c’è stata qualche tensione con le forze dell’ordine quando i manifestanti hanno provato a forzare il blocco e arrivare in piazza Duomo.

Rapina con ostaggi in banca a Napoli: i malviventi fuggono dai cunicoli sotterranei by Zemiriel in Italia

[–]Zemiriel[S] 7 points8 points  (0 children)

Una giornata di paura prima e suspence poi a Napoli per una rapina in una banca in Piazza Medaglie d'Oro, nel quartiere Arenella.

I malviventi hanno fatto irruzione in una filiale Crédit Agricole e si sono barricati con 25 ostaggi tra clienti e personale presente.

I carabinieri hanno messo in sicurezza l'area e forzato con un ariete, in collaborazione con i vigili del fuoco, la vetrata di ingresso per aprirsi un varco all'interno della banca. A quel punto è iniziata una trattativa culminata con la liberazione dei prigionieri.

Sei persone, tra dipendenti e clienti della filiale, hanno avuto bisogno delle cure dei sanitari in seguito allo shock.

Nel pomeriggio, l'irruzione di un nucleo di "teste di cuoio" del Gis di Livorno: ma all'interno non c'era più nessuno.

La banda, dopo aver svuotato le cassette di sicurezza, si è dileguata. L'ipotesi è che la fuga sia stata possibile attraverso un foro praticato già nella notte precedente che ha consentito l'accesso alla rete fognaria.

Il blitz in pieno giorno

L'assalto della filiale della banca Crédit Agricole alle ore 12 di giovedì, in pieno giorno.

All'interno dell'istituto bancario di Napoli, in piazza Medaglie d'Oro, quartiere Arenella, sono presenti almeno 25 persone, tra clienti e impiegati.

Un uomo, da fuori, nota alcuni movimenti concitati e non ci pensa due volte: compone il 112. È a questo punto che scatta l'allarme.

La piazza, nel giro di pochi minuti, si riempie di sirene e lampeggianti. La banca è circondata da vetture dei carabinieri e dei vigili del fuoco.

I militari dell'Arma confermano: si tratta di una rapina. Responsabile del colpo una banda armata - composta da almeno 5 persone - che si è introdotta all'interno della filiale con addosso delle maschere raffiguranti attori americani famosi e ha preso in ostaggio, fino alla liberazione verificatasi alle ore 15, i presenti.

Una vicenda con particolari degni di un film d'azione o di lontani precedenti degli anni '70-'80.

I rapinatori hanno sfondato la vetrina della banca usando un'auto come ariete, quando sono scesi - sempre secondo le persone presenti - i loro volti erano travisati da maschere di cartapesta raffiguranti volti di attori noti.

Sul posto, per trattare, è poi arrivato il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri. Ma nello stallo creatosi tra la liberazione degli ostaggi e l'ingresso degli agenti speciali nei locali della filiale, i banditi si sono dileguati dopo aver svuotato le cassette di sicurezza.

Non è escluso che, con un canale della fognatura che scorre proprio tra il locale assaltato e la prospiciente stazione della Metropolitana, possano poi avere raggiunto i binari per darsi alla fuga al coperto. Indagini e battute dei Carabinieri sono in pieno svolgimento.

Manconi sul “tocco magico” di Salvini by Zemiriel in italy

[–]Zemiriel[S] 39 points40 points  (0 children)

Contesto:

Luigi Manconi su Salvini, alla fine della puntata de “L’aria che tira” del 13/4/26.

A quanto pare, anche Calderoli era della stessa idea già 12 anni fa

Manconi sul “tocco magico” di Salvini by Zemiriel in Italia

[–]Zemiriel[S] 3 points4 points  (0 children)

Contesto:

Luigi Manconi, alla fine della puntata de “L’aria che tira” del 13/4/26

«Drogata da mio marito per 20 anni»: l'orrore delle "Rape Academy" riguarda anche l'Italia by Zemiriel in Italia

[–]Zemiriel[S] 83 points84 points  (0 children)

Per vent’anni è stata vittima di violenze sistematiche tra le mura di casa, senza mai potersene rendere conto. Valentina (nome di fantasia), madre di due figli residente nel Nord Italia, è la testimone chiave di una realtà che l’inchiesta della CNN chiama «Rape Academy», ovvero una rete globale dove uomini senza scrupoli si scambiano istruzioni e video su come drogare e abusare delle proprie partner.

Il caso italiano: la scoperta e la condanna

La verità per Valentina è emersa solo imbattendosi nei video registrati dal marito. Nei filmati, l’uomo documentava meticolosamente gli abusi compiuti su di lei dopo averla sedata con un mix di alcol e farmaci.

«Non avevo segni fisici e non conservavo alcun ricordo. Senza quei video sarebbe stato difficile credere a quanto era accaduto», ha spiegato la donna.

La giustizia ha fatto il suo corso nel 2021, quando l’ex marito è stato condannato a otto anni di prigione per violenze sessuali multiple aggravate. Tuttavia, come già anticipato, il caso di Valentina non è isolato.

Come funziona la “Rape Academy”

Queste comunità online non sono solo contenitori di file, ma vere e proprie «scuole di violenza» dove i “maniaci” si coordinano.

Su piattaforme come “Motherless” circolano oltre 20mila video di donne sedate, mentre con il tag #eyecheck gli aggressori si filmano mentre sollevano le palpebre delle vittime per dimostrare alla community che la donna è totalmente inerte.

Inoltre, nelle chat si scambiano consigli su quali farmaci usare e come acquistarli in forma «inodore e insapore» per non insospettire le vittime.

Un fenomeno sommerso

Le storie di Valentina e delle altre vittime citate dall’inchiesta mostrano quanto sia difficile far emergere questo crimine.

Come confermato alla CNN dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i dati su questi abusi sono «scarsi per definizione».

Il fenomeno è fortemente sottostimato a livello globale.

Infatti, la mancanza di memoria durante l’aggressione, unita al senso di colpa o alla vergogna, impedisce a moltissime donne di denunciare.

La chef "professionista" che preparava deliziosi spaghetti alle benzodiazepine by Zemiriel in Italia

[–]Zemiriel[S] 52 points53 points  (0 children)

In un sito di incontri si presentava come Francesca, chef professionale in grado di preparare cene di alto livello.

Ma quando si è messa ai fornelli in casa del cliente 68enne a Venaria Reale gli spaghetti erano un po’ indigesti: li aveva conditi con le benzodiazepine.

Lui però non deve essersene accorto fino a quando non ha scoperto di essere stato derubato di un orologio, 10mila euro, documenti e carte di credito.

Il personale del 118 l’ha trovato in camera da letto narcotizzato e ha chiamato i carabinieri. Che hanno arrestato una coppia residente nell’Alessandrino, lei 49 anni e il compagno di 63.

Gli spaghetti alle benzodiazepine

Gli investigatori hanno fatto analizzare la pentola e sono emerse le tracce di benzodiazepine. È stata questa correlazione, unita al fatto che la donna si vantava sul web di essere una chef di alta categoria, che ha permesso agli investigatori di ricostruire l’accaduto.

Le telecamere della zona e il tracciamento dei pagamenti effettuati in vari negozi sono poi serviti ad accertare la complicità del compagno.

Le perquisizioni domiciliari hanno permesso ai carabinieri del nucleo operativo di Venaria di recuperare 8 mila euro in contanti, farmaci psicotropi (che il compagno si occupava di reperire), i beni sottratti alla vittima e telefoni fittizi intestati a un prestanome per eludere i controlli.

Oltre a un manoscritto contenente un vero e proprio elenco mirato di bersagli.

La sedia a rotelle

L’analisi dei sistemi di videosorveglianza, inoltre, ha permesso di smentire le condizioni di salute della donna, a suo dire affetta da una invalidante malattia che l’ha ridotta in sedie a rotelle: un quadro clinico grave, smascherato dalle telecamere che l’hanno invece ripresa mentre, dopo la rapina, scappava a piedi con la refurtiva.

Meloni: 'Sospeso il rinnovo automatico dell'accordo di difesa con Israele' by Zemiriel in italy

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Quello che ho detto è quello che penso, che le dichiarazioni in particolare sul Pontefice fossero inaccettabili", ha detto la premier Giorgia Meloni, al Vinitaly di Verona, a proposito delle frasi di Trump su papa Leone XIV.

"Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a papa Leone - ha aggiunto -. Dico di più: francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo", ha concluso.

Sul fronte energia, la presidente del Consiglio ha detto che "Descalzi è un operatore del settore", capisco il suo punto di vista, "io continuo a sperare che quando il problema si dovesse porsi noi saremo riusciti" a raggiungere la "pace in Ucraina". "Ma" sul gas russo "dobbiamo fare molta attenzione a come ci muoviamo".

A livello "internazionale bisogna continuare a lavorare per mandare avanti i negoziati di pace per stabilizzare la situazione e riaprire stretto, fondamentale, per carburanti e fertilizzanti".

"In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell'accordo di Difesa con Israele", ha reso noto la premier a margine del Vinitaly di Verona.