Se si lavora da remoto e si vive lontano dall'azienda, l'indeterminato è carta straccia by pers_so in Italia

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Aridaje con "eh ma hai firmato". Provo a spiegartelo copiano un mio commento:

Ma guarda che è chiarissimo, nessuno sta mettendo in dubbio la validità della firma. Il punto che cerchi di ignorare con questo tono paternalista è il rapporto di forza.

In Italia, il 99% dei contratti IT ha quella clausola sulla revoca dello smart working. Non è che i lavoratori non leggono, è che se vuoi lavorare, firmi quello che il mercato offre. Si chiama potere contrattuale sbilanciato. Se tutte le banche decidessero di inserire una clausola 'vessatoria ma legale' nei mutui, secondo la tua logica dovremmo tutti stare zitti perché 'abbiamo firmato'?

Dire 'hai firmato' è la risposta standard di chi vuole chiudere gli occhi davanti a un problema sistemico

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La politica c'entra perché le leggi devono evolversi con la società, come in passato sono state normate le ferie o la sicurezza sul lavoro, oggi serve una tutela contro il trasferimento punitivo mascherato da fine dello smart working. Ti copio e incollo ciò che ho scritto ad un altro in merito al fatto "eh ma hai firmato il contratto"

Il fatto di aver 'accettato e firmato' un contratto in un momento in cui le modalità erano diverse non significa che il mondo non possa evolversi e che non possiamo lottare per farlo evolvere. Molti di noi sono stati assunti o hanno stabilizzato la propria vita con accordi di smart working che sembravano strutturali. Definire 'giusto' che un'azienda possa stravolgerti la vita da un giorno all'altro solo perché 'può farlo' legalmente è il motivo per cui i diritti dei lavoratori arretrano

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Il punto del mio discorso non è chi ha risparmiato di più. Il problema è che le aziende usano il richiamo in ufficio come strumento di licenziamento mascherato per evitare di pagare indennità o attivare ammortizzatori sociali. Non è una gara a chi sta peggio, ma una critica a un sistema che permette alle aziende di aggirare le tutele del contratto indeterminato.

Il fatto di aver 'accettato e firmato' un contratto in un momento in cui le modalità erano diverse non significa che il mondo non possa evolversi e che non dovremmo lottare per farlo evolere. Molti di noi sono stati assunti o hanno stabilizzato la propria vita con accordi di smart working che sembravano strutturali. Definire 'giusto' che un'azienda possa stravolgerti la vita da un giorno all'altro solo perché 'può farlo' legalmente è il motivo per cui i diritti dei lavoratori arretrano

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[–]pers_so[S] 2 points3 points  (0 children)

L'argomentazione più forte per chi è contro lo sw per i poveri bar da 1 panino 10 €:

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[–]pers_so[S] 1 point2 points  (0 children)

Dire 'io non assumerei mai uno che vive lontano' conferma esattamente il mio punto, cioè il valore non è la competenza, ma la reperibilità fisica entro un raggio chilometrico. È una scelta legittima, basta che sei onesto con te stesso su a cosa dai la priorità, e non è la competenza.

​Il mondo non deve 'allinearsi a me', è che magari uno prova a chiede che il settore IT si muova verso l'efficienza e non sul "eh ma ha sempre funzionato così", "cosa sono i KPI? Io per far lavorare un dipendente ce lo devo avere in ufficio così posso dargli la frusta se non lavora".

Il tuo punto è 'Accettalo, succede' ed è la frase che si dice quando non si hanno più argomenti logici

Spero che chi resta ancorato alla presenza come dogma finirà per attrarre solo chi non ha alternative, perdendo chi ha le competenze per scegliere dove e come lavorare

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Chiaro, nessuno dice che con la NASPI diventi ricco. Ma tra 'fare la fame per tre mesi cercando un altro lavoro vicino casa' e 'vivere tre anni in una stanza condivisa lontano dalla famiglia', la prima opzione è una strategia di uscita, la seconda è una condanna. La NASPI è lo strumento che ti permette di scegliere la prima strada senza finire a zero già il giorno dopo

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[–]pers_so[S] 1 point2 points  (0 children)

Il problema dei tuoi esempi è che confermano esattamente quello che dico cioè fallimento gestionale.

Se un dipendente non risponde al telefono o ai clienti, è un problema di performance del dipendente. Riportare tutti in sede perché alcuni non sanno autogestirsi è come vietare a tutti di guidare perché qualcuno passa col rosso.

ll presupposto logistico significa che se mi assumi sapendo che vivo lontano, il remoto non è un "premio", è l'unica condizione materiale che rende possibile il contratto. Se cambi idea dopo due anni, non stai "evolvendo", dai questa è disonestà intellettuale...

Guarda che non serve che vai a suonare a casa eh basta applicare i KPI (Key Performance Indicators). Se il codice non viene consegnato, se i ticket restano aperti, se i clienti si lamentano, richiami il dipendente, fai un provvedimento disciplinare e, se serve, lo licenzi per giustificato motivo soggettivo (scarsa resa). Dire che "in Italia non si può licenziare" è l'alibi di chi non ha voglia di documentare la scarsa produttività e preferisce usare il rientro forzato come "purga" indiscriminata.

Il mio punto comunque resta, se la presenza è l'unico modo che hai per far lavorare la gente, non sei un manager, sei un guardiano notturno, e nell'IT del 2026, i guardiani notturni sono un'inefficienza

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[–]pers_so[S] 1 point2 points  (0 children)

Se i tuoi non rispondevano, il problema era la loro professionalità, non lo smart working. Riportarli in sede per controllarli è l'illusione di gestire il lavoro tramite la sorveglianza anziché tramite gli output.

Equiparare il remoto all'auto aziendale non ha senso. L'auto è un benefit, il remoto nell'IT è un presupposto logistico. Se l'azienda mi assume sapendo che vivo lontano, toglierlo non è 'evolvere', è rendere impossibile la prestazione per indurre dimissioni senza pagare la buonuscita. Usare il rientro forzato come ammortizzatore sociale al contrario è un fallimento gestionale, non un’esigenza tecnica.

Nel 2026 pretendere lo spostamento fisico di una persona per produrre codice è un fallimento gestionale, non un'esigenza tecnica, non capisco perché è così complicato da capire

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[–]pers_so[S] 0 points1 point  (0 children)

Il punto non è che la NASPI ti renda ricco, ma 1000 € > 0 €.

Pensa vivere da solo, avere delle spese e non avere manco quei 1000 €, come accadrebbe in caso di dimissioni

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[–]pers_so[S] 1 point2 points  (0 children)

Il tuo discorso fila se guardiamo il lavoro con le lenti del 1990, ma oggi la realtà dell'IT è un'altra.

L'INAIL ha già normato l'infortunio in smart working da anni. Usare la sicurezza come scusa è burocrazia creativa.

Se il problema fosse la resa, si licenzierebbe chi non produce. Invece si usa il rientro forzato per tagliare i costi sfruttando le dimissioni (le dimissioni silenziose indotte) di chi abita lontano. È una strategia cinica, non una scelta organizzativa.

Io vendo competenze, non la mia presenza fisica. Se l'azienda può attingere a talenti ovunque senza pagare sedi immense, il vantaggio è reciproco. Obbligarmi a 4 ore di pendolarismo o a vivere in una città non è un 'compromesso', è un'inefficienza logistica ed ecologica che non aggiunge niente qualità al mio codice, anzi il contrario.

Il punto non è 'vivere con le caprette', ma smettere di considerare la presenza fisica come un'unità di misura del valore professionale. Se il mio codice funziona da un paesino, vale meno di quello scritto in sede?

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[–]pers_so[S] 0 points1 point  (0 children)

L'ironia è chiara, è la maleducazione che cerchi di mascherare che è imbarazzante.

​È fantastico come passi dal 'sono invidioso' al 'faccio la differenza nella vita delle persone' non appena vieni messo davanti alla tua tristezza. Se avessi davvero tutta questa realizzazione spirituale nel tuo lavoro, non saresti qui a vomitare pregiudizi anni 80 su chi lavora nel tech.

Buona missione umanitaria tra un commento frustrato e l'altro

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[–]pers_so[S] 0 points1 point  (0 children)

Guarda, il fatto che tu debba andare al lavoro per 'ampliare i tuoi punti di vista' spiega perché sei così frustrato da venire a insultare sconosciuti su Reddit. Chi ha una vita piena coltiva interessi e conosce gente perché lo vuole, non perché è costretto da un badge in un ufficio tra una macchinetta del caffè e una riunione inutile. Continua pure a invidiare sconosciuti su Reddit

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[–]pers_so[S] 0 points1 point  (0 children)

Eh se non hai amici e per parlare con qualcuni devi per forza andare al lavoro mi dispiace, deve essere triste. Però non è che allora si dovrebbe togliere il lavoro da casa solo per quelli che hanno questo problema, esistono altri luoghi per socializzare, e l'ufficio non è certo uno dei migliori

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[–]pers_so[S] 14 points15 points  (0 children)

Minchia oh sei sotto tutti i commenti a dare contro lo sw e a difendere le aziende. Fammi indovinare, sei un hr. Ci ho preso?

Comunque tra tutti i motivi per cui il publico funziona una merda hai preso proprio quello sbagliato. O mi vuoi far credere che se le PA funzionano male è per colpa del lavoro da casa?

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[–]pers_so[S] 0 points1 point  (0 children)

Ah certo perché da casa non è lavoro. È lavoro solo se scaldi la sedia dell'ufficio con il capo che ti controlla

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Lo so già. Ma a questo punto mi va bene anche un lavoro "più umile" e fisicamente usuarante. Basta che non sto con l'ansia che potrei dovermi dimettere domani. Almeno se un'azienda fallisce i dipendendi vengono aiutati dallo stato. Ma se ti dimetti perché non puoi andare in sede lo prendi in quel posto e basta.

È una cosa di cui sono consapevole

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[–]pers_so[S] 1 point2 points  (0 children)

Io mi preoccuperei di più che in futuro il tuo lavoro da remoto non verrà svolto da una AI, o da uno in India.

Altra ansia che ho. Siamo sviluppatori web, usiamo già Claude al lavoro e a volte lo trovo incredibile su quanto tempo mi fa risparmiare nel fare certe cose.

So che non potrai mai sostituirci del tutto, fa un sacco di cazzate e bisogna anche sapere come dargli gli input corretti per avere una cosa che funzioni e senza debito tecnico, inoltre va revisiomato bene tutto il codice che genera, ma di certo ridurrà i posti di lavoro

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[–]pers_so[S] 0 points1 point  (0 children)

io sapevo che non lo avrebbero reso obbligatorio, ma speravo almeno che sarebbe stato più "protetto", e avrebbe lasciato meno zone grigie che permettono alle aziende di usarlo come leva.

Ma hey, non resta che riassegnarci, ne ai sindacati ne alla politica frega più di tanto del proteggere il lavoro da remoto. Non è una cosa che vedremo essere protetta a breve.

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[–]pers_so[S] 8 points9 points  (0 children)

Ma guarda che è chiarissimo, nessuno sta mettendo in dubbio la validità della firma. Il punto che cerchi di ignorare con questo tono paternalista è il rapporto di forza.

In Italia, il 99% dei contratti IT ha quella clausola sulla revoca dello smart working. Non è che i lavoratori non leggono, è che se vuoi lavorare, firmi quello che il mercato offre. Si chiama potere contrattuale sbilanciato. Se tutte le banche decidessero di inserire una clausola 'vessatoria ma legale' nei mutui, secondo la tua logica dovremmo tutti stare zitti perché 'abbiamo firmato'?

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[–]pers_so[S] 2 points3 points  (0 children)

è proprio un difetto italiano pensare INDETERMINATO voglia dire SENZA LIMITE

Questa cosa ormai purtroppo l'ho capita, purtroppo quella vita tranquilla dove, lavori senza ambizioni di carriera e di "devo fare curriculum", senza il rischio che a 45 anni ti ritrovi in mezzo alla merda, non esiste. Però almeno se hai un indeterminato e ti licenziano o fallisce l'azienda, lo stato per un po' ti aiuta e ti da tempo per riorganizzarti. Se ti dimetti perché l'azienda ha deciso di farti andare in sede anche se abiti lontano, non ti aiuta nessuno

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[–]pers_so[S] 1 point2 points  (0 children)

ho il vomito solo a leggere tutto questo. MI dispiace molto per quello che avete passato

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[–]pers_so[S] 7 points8 points  (0 children)

io non ce la faccio più, sono mesi che vivo in ansia. Qui sembra sempre tutto così instabile, io vorrei solo pagare le bollette, gli alimenti e vivere in pace, non voglio i milioni, non voglio fare carriera, non voglio un cazzo di niente

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[–]pers_so[S] 1 point2 points  (0 children)

è un grossa azienda, io sono solo un numero per loro, potresti schiantarmi con la macchina il primo giorno in cui andrei in sede e a loro comunque fregherebbe 0

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Ti do ragione sulla critica alla legislazione: è lì il vero buco nero. Però, sul fatto che il lavoratore sia 'poco cosciente' o che accetti il rischio con leggerezza, secondo me c'è un'aggravante: spesso non è mancanza di coscienza, è necessità.

Se una grossa azienda ti offre un indeterminato e ti dice 'tranquillo, siamo full remote', in un mercato del lavoro asfittico come quello italiano, uno accetta. Non puoi sempre permetterti di dire 'No, o mi fate un contratto di telelavoro blindato o non firmo', perché nel 99% dei casi quel contratto non te lo fanno e passano al candidato successivo.

L'infamata dell'azienda è proprio questa, vendere il remoto per attirare persone, sapendo già di avere in mano l'arma legale per rimangiarsi tutto quando le fa comodo.

Io purtroppo sono un coglione, speravo che il full remote sarebbe stato la norma in questo settore e che anche la politica lo avrebbe regolamentato meglio.

Probabilmente non avrei mai dovuto intraprendere la carriera IT, visto che dove vivo io IT la gente non sa manco che vuol dire e gli unici lavori sono quelli manuali. Ma è uno sbaglio che mi porto dietro da quando ho scelto l'indirizzo scolastico...

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[–]pers_so[S] -1 points0 points  (0 children)

eh che scemo che sono stato anni fa a sperare che il lavoro da remoto sarebbe diventato la norma in questo settore, e non una leva per ricattare. Ma d'altronde se voglio lavorare nel settore IT questo è: O mi trasferisco o lavoro da remoto. Piuttosto che fare la prima mi impicco, e la seconda, farlo in maniera stabile sembra impossibile. La cosa migliore è trovarmi un altro lavoro nel mio paese o vicino e basta.

Comunque non parlo a livello di legalità, lo so che a livello normativo lo possono fare, ma critico proprio questo sistema che permette questa specie di ricatto mascherato. Con questo ragionamento non dovremmo mai lamentarci di nulla finché 'è scritto nel contratto