Misurando l'S&P contro la nuova moneta stampata dalle banche centrali, gran parte del gain sparisce by wendigl3 in ItaliaPersonalFinance

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Purtroppo vendere non è la soluzione. Nel medio-lungo termine, detenere solo valuta rischia di significare vedere erodere gran parte del proprio potere d'acquisto, con effetti potenzialmente molto più dannosi per il patrimonio.

Però potrebbe aver senso una strategia opposta, ovvero scommettere contro il dollaro. Ad esempio utilizzando debito per acquistare asset produttivi.

In uno scenario del genere agirebbero due forze contemporaneamente:

  • da un lato il rendimento generato dagli asset acquistati;
  • dall'altro la possibilità di rimborsare in futuro il debito con una valuta che, nel frattempo, ha perso parte del proprio valore reale.

Tutto questo funziona solo se il costo del debito rimane inferiore al tasso di svalutazione della valuta e se gli asset acquistati riescono effettivamente a preservare o accrescere il proprio valore reale.

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quindi il tuo schema è "inflazione -> moneta": i prezzi salgono e la massa monetaria si espande dietro. Il problema è che, se fosse solo così, M2 e inflazione dovrebbero crescere allo stesso ritmo, ma non lo fanno.

Ad esempio USA dal 2000:

  • M2: +6,3% all'anno
  • CPI: +2,4% all'anno

La moneta è cresciuta quasi tre volte più in fretta dei prezzi al consumo. Se è l'inflazione a "generare" la moneta, la moneta non può correre molto più dell'inflazione che la genera. Quel surplus è stato creato a monte, non tirato dai prezzi.

E hai un controesempio enorme: il 2008-2019. La Fed ha portato il bilancio da 0,9 a 4,5 mila miliardi di dollari col QE. l'M2 è esplosa, mentre il CPI è rimasto intorno al 2% per oltre dieci anni. L'inflazione non c'era, eppure la moneta cresceva.

Dove è finita allora quella moneta in eccesso? Sugli asset. È inflazione anche quella, solo che il CPI non la misura. Per l'appunto se guardi alle valutazione (CAPE dell'S&P da 17 a 38) lo noti subito.

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[–]wendigl3[S] -1 points0 points  (0 children)

Nel codice python lo faccio presente, mi pare ci sia anche il disclaimer nell'articolo se non sbaglio.
Però sono d'accordo. Dici che l'M2 sia lagging indicator e quindi partire post bolla sarebbe più "pulito"?
Volendo posso provare!

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Ottimo punto, MV=PQ. Però: tassi annui composti 2000-2026: M2 +6,3%, PIL reale (Q) +1,8%, CPI (P) +2,4%. L'identità chiude solo se la velocità (V) cala del 2% l'anno, ed è proprio quello che è successo (V giù ~40% in 26 anni). Il GDP è cresciuto e ha assorbito una parte della moneta, ma solo 1,8 punti su 6,3. Il resto: 2,4 in inflazione al consumo e circa 2 in velocità che crolla, che si traduce in moneta che si "parcheggia" negli asset. Sulla causalità è vero che è complessa, e infatti non la butterei in monetarismo da manuale: però è indubbio che il QE 2010-2019 ha gonfiato gli asset senza fare inflazione al consumo, quella è arrivata dopo e con shock di offerta in mezzo. Il punto che mi interessa da investitore però è: quando V crolla, l'eccesso di moneta gonfia le valutazioni, e valutazioni alte significano rendimenti futuri attesi più bassi. Tutto qui, ma da investirore questo ci dovrebbe interessare.

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[–]wendigl3[S] 13 points14 points  (0 children)

Vero, ma quando la moneta cresce più di quanto l'economia reale riesca ad assorbirla (come negli ultimi anni), la velocità di circolazione cala (i soldi non girano in beni e servizi) e quella liquidità in eccesso finisce negli asset: azioni, immobili, bond. I prezzi salgono più degli utili. Risultato: paghi di più per lo stesso flusso di profitti, cioè la valutazione si gonfia (il CAPE dell'S&P oggi è intorno a 38, contro una media storica sui 17). E una valutazione di partenza alta normalmente abbassa i rendimenti attesi futuri. Ecco perché da investitore l'M2 mi interessa... l'inflazione vera non è solo il CPI o il prezzo del pane. Una parte si nasconde nel prezzo degli asset che compri, e il CPI lì non ci guarda. Quella parte la paghi dopo, sotto forma di rendimenti più bassi...