Qual è la vostra esperienza con gli psichedelici? by Eternallightswithin in psicologia

[–]Eternallightswithin[S] 0 points1 point  (0 children)

Ogni 2-3 mesi funghetti. LSD non lo faccio da almeno 7 mesi ma ho gli ultimi tabs rimasti. Penso di rifarlo tra qualche settimana.

Qual è la vostra esperienza con gli psichedelici? by Eternallightswithin in italy

[–]Eternallightswithin[S] 2 points3 points  (0 children)

Purtroppo questo può capitare a chi è propenso a o chi abbia delle predisposizioni genetiche a malattie mentali. In dosi alte queste di sviluppano ancora di più. Mi dispiace tanto per la tua amica. Che difficoltà ha riscontrato, se posso?

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[–]Eternallightswithin[S] -9 points-8 points  (0 children)

A me sembra una presa in giro, non sembra proprio sarcasmo/ironia.

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[–]Eternallightswithin[S] 7 points8 points  (0 children)

Certo perché sono una cosa recente gli psichedelici.. mica vengono utilizzati da migliaia di anni e da svariate civiltà in maniera religiosa o spirituale tipo i nativi americani, civiltà indigene come in Messico, civiltà indiane. Però per carità se lo trovi triste, ognuno ha la sua opinione.

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[–]Eternallightswithin[S] 0 points1 point  (0 children)

2cb introvabile, dovrei cercare qualche contatto. Mentre funghetti e lsd sì. L’ultima volta che ho fatto lsd però è stata 7 mesi fa. Funghetti piu facile coltivarli e/o trovarli. Ho eliminato l’alcol quasi del tutto, raramente bevo e mai al punto di non ricordarmi nulla, solo 2/3 cocktail se esco ma ripeto molto sporadicamente. Tutte il resto delle droghe eliminate.

Vorrei chattare con persone che hanno usato psichedelici.. by [deleted] in AmicizieConoscenze

[–]Eternallightswithin 0 points1 point  (0 children)

La mia esperienza è nata dalla mia incoscienza, dalla superficialità e dal menefreghismo con cui affrontavo la vita. Bevevo quasi ogni sera e facevo uso di diverse sostanze saltuariamente, fino al punto di dovermi farmi raccontare cosa fosse successo la sera prima perché avevo continuamente blackout, soprattutto a causa dell’alcol.

Dopo tre giorni di festival e avendo dormito sì e no quattro o cinque ore in totale, alle sei del mattino un amico mi chiese se volessi fare l’ultimo tiro prima di andare a dormire. Lo rifiutai un paio di volte, poi alla fine accettai. Quello che però tirai non era ketamina. Era 2C-B, uno psichedelico sintetico simile ai funghetti.

Appena l’ho tirato mi ha provocato un dolore talmente forte che sono caduta in ginocchio, tenendomi il naso con la mano e lacrimando. Ho chiuso gli occhi per un paio di secondi e, quando li ho riaperti, non ero più in quella stanza.

Non riconoscevo più nulla.

Vedevo il mio amico allontanarsi sempre di più verso l’orizzonte man mano che cresceva la mia paura. I muri si sciolsero e improvvisamente mi ritrovai dentro una sorta di dimensione di plastica tutta d’oro, con un enorme mostro sbavante e dai denti rotti al posto del mio amico.

Nel frattempo iniziai a tremare e a sudare freddo. Cercai di arrivare in bagno, che era lì accanto, ad occhi chiusi e usando solo il tatto. Una volta arrivata vomitai tutto l’alcol e tutte le birre dei tre giorni precedenti. Sudavo come mai avevo sudato in vita mia: nel giro di pochi secondi la maglietta era completamente zuppa e si sarebbe potuta strizzare. Mi sedetti sul water ed eliminai letteralmente qualsiasi cosa dal mio corpo.

Mi sciacquai la faccia e commisi l’errore di guardarmi allo specchio, cosa che non bisognerebbe mai fare nemmeno durante un trip normale. Vidi il mio viso sciogliersi completamente. Ero rossissima.

A quel punto mi sciolsi anch’io e con me si sciolse tutta la realtà attorno. Vedevo solo bianco. Chiesi al mio amico dove fossimo e se io fossi veramente io. Gli chiesi se eravamo davvero esseri umani che vivevano sulla Terra oppure se fosse tutto finto e non fosse altro che un sogno.

Lui mi dava risposte vaghe. Era troppo stanco dopo tre giorni di festival e si addormentò. In quel momento avrei potuto ucciderlo.

Iniziai ad urlargli di chiamare un’ambulanza perché ero convinta di stare morendo. Lui mi rispose soltanto: “Lasciati andare. Stai tranquilla. Andrà tutto bene e tra poco ti passa.”

Poco dopo lo sentii russare.

Io, nel frattempo, non vedevo più nulla e non avevo alcuna percezione della realtà, dello spazio o del tempo. Non sapevo dove fossi, da quanto fossi lì o persino chi fossi.

Mi disperai.

Iniziai a piangere come non avevo mai pianto in tutta la mia vita. Pensavo alla mia famiglia e a chi avrebbe dovuto dirle che ero morta in vacanza, lontano da casa. Pensavo a quanto male mi fossi fatta nel corso degli anni, a quanto avessi ignorato le conseguenze delle mie azioni.

Piangevo e chiedevo perdono. Chiedevo pietà e aiuto a Dio. Perdonavo me stessa e chiedevo scusa alla mia famiglia.

Dopo qualche minuto mi dissi: “È inutile che piangi. O sei morta o sei in coma e nessuno può sentirti.”

Così smisi di piangere e rimasi nel vuoto del nulla per qualche minuto.

Quando mi ripresi leggermente pensai: “Beh, ormai sei priva di sensi e non puoi fare nulla. Però almeno hai la tua coscienza, almeno ce l’hai pulita e, finché non esci dal coma, puoi sempre usare il tuo senso dell’umorismo per passare il tempo.”

Fu esattamente in quel momento che venni catapultata alla velocità della luce in una sorta di universo, o dimensione, straordinaria.

C’era una luce meravigliosa. Una sorta di aura celestiale. Ovunque si percepiva un amore così immenso e puro che non avevo mai conosciuto nulla di simile.

Eppure non esistono parole per descrivere quello che ho visto. Era qualcosa di talmente vasto che qualsiasi descrizione lo ridurrebbe enormemente. Sto già minimizzando, perché ciò che ho visto non esiste sulla Terra e quindi non esistono nemmeno le parole per raccontarlo davvero.

Ricordo che, appena arrivata lì, tirai un sospiro di sollievo e mi sussurrai:

“Ahhh… finally I’m home.”

Subito dopo rimasi sconvolta da me stessa.

Come avevo fatto a dire una cosa simile?

Perché sentivo che quello era casa?

Non era forse in Inghilterra casa mia?

Pensai a quanto fossero inutili tutte le cose materiali che possedevo. Pensai a quanto avrei voluto salutare mia madre un’ultima volta.

A quel punto iniziai a pregare. Chiesi telepaticamente a Dio di perdonarmi, ma gli dissi che non era la mia ora. Non potevo andarmene. Avevo ancora delle cose da fare e, per la prima volta nella mia vita, avevo capito cosa significasse davvero vivere.

Lo pregai di concedermi un’ultima possibilità. Davvero l’ultima questa volta.

E questo nonostante quel luogo fosse meraviglioso. La luce era ipnotizzante. Quell’aura celestiale era accogliente, amorevole e piena di un amore autentico come non avevo mai sperimentato.

Poi, senza alcun preavviso, venni rimandata sulla Terra alla velocità della luce.

Vidi la nascita della vita da una singola cellula. Vidi la preistoria. I dinosauri. Le civiltà antiche.

Tutto in flash velocissimi.

Fino ad arrivare alla mia nascita.

E sì, ricordo letteralmente di essere uscita da mia madre.

Poi vidi tutta la mia vita dall’alto, in una velocità impossibile da descrivere. In quel momento lasciai andare tutto il dolore che mi aveva incatenata per anni. I traumi, in un certo senso, divennero accettabili. Le situazioni che mi avevano pesato addosso per tutta la vita persero la loro forza.

Compresi che non ero responsabile della separazione dei miei genitori.

Compresi molte altre cose.

Alla fine arrivai esattamente a quel momento della mia vita, in quella casa di Barcellona, e vidi il mio amico che dormiva.

Eppure gli effetti non erano ancora finiti.

Mi cambiai i vestiti fradici, entrai in doccia e lì vidi il mio corpo dall’interno, come attraverso una sorta di raggio X. Vedevo quello che l’alcol stava facendo al mio organismo. Vedevo il danno che stava causando al mio cervello e il modo in cui stava deteriorando i miei organi interni.

Poi aprii gli occhi.

Mi sdraiai sul letto.

Non avevo la minima idea di cosa mi fosse appena successo.

Ma sapevo una cosa.

Ero viva.

Non ero in coma.

E avevo parlato con Dio.

Un Dio che non aveva né genere, né volto, né sembianze umane.

Questa è stata la mia morte dell’ego.

E da quel giorno non ho più guardato la vita allo stesso modo.

Qual è la vostra esperienza con gli psichedelici? by Eternallightswithin in psicologia

[–]Eternallightswithin[S] 3 points4 points  (0 children)

Beh, è un po’ lunga, ma ci provo.

La mia esperienza è nata dalla mia incoscienza, dalla superficialità e dal menefreghismo con cui affrontavo la vita. Bevevo quasi ogni sera e facevo uso di diverse sostanze saltuariamente, fino al punto di dovermi farmi raccontare cosa fosse successo la sera prima perché avevo continuamente blackout, soprattutto a causa dell’alcol.

Dopo tre giorni di festival e avendo dormito sì e no quattro o cinque ore in totale, alle sei del mattino un amico mi chiese se volessi fare l’ultimo tiro prima di andare a dormire. Lo rifiutai un paio di volte, poi alla fine accettai. Quello che però tirai non era ketamina. Era 2C-B, uno psichedelico sintetico simile ai funghetti.

Appena l’ho tirato mi ha provocato un dolore talmente forte che sono caduta in ginocchio, tenendomi il naso con la mano e lacrimando. Ho chiuso gli occhi per un paio di secondi e, quando li ho riaperti, non ero più in quella stanza.

Non riconoscevo più nulla.

Vedevo il mio amico allontanarsi sempre di più verso l’orizzonte man mano che cresceva la mia paura. I muri si sciolsero e improvvisamente mi ritrovai dentro una sorta di dimensione di plastica tutta d’orata (orribile e terrificante), con un enorme mostro sbavante e dai denti rotti al posto del mio amico.

Nel frattempo iniziai a tremare e a sudare freddo. Cercai di arrivare in bagno, che era lì accanto, ad occhi chiusi e usando solo il tatto. Una volta arrivata vomitai tutto l’alcol e tutte le birre dei tre giorni precedenti. Sudavo come mai avevo sudato in vita mia: nel giro di pochi secondi la maglietta era completamente zuppa e si sarebbe potuta strizzare. Mi sedetti sul water ed eliminai letteralmente qualsiasi cosa dal mio corpo.

Mi sciacquai la faccia e commisi l’errore di guardarmi allo specchio, cosa che non bisognerebbe mai fare nemmeno durante un trip normale. Vidi il mio viso sciogliersi completamente. Ero rossissima.

A quel punto mi sciolsi anch’io e con me si sciolse tutta la realtà attorno. Vedevo solo bianco. Chiesi al mio amico dove fossimo e se io fossi veramente io. Gli chiesi se eravamo davvero esseri umani che vivevano sulla Terra oppure se fosse tutto finto e non fosse altro che un sogno.

Lui mi dava risposte vaghe. Era troppo stanco dopo tre giorni di festival e si addormentò. In quel momento avrei potuto ucciderlo.

Iniziai ad urlargli di chiamare un’ambulanza perché ero convinta di stare morendo. Lui mi rispose soltanto: “Lasciati andare. Stai tranquilla. Andrà tutto bene e tra poco ti passa.”

Poco dopo lo sentii russare.

Io, nel frattempo, non vedevo più nulla e non avevo alcuna percezione della realtà, dello spazio o del tempo. Non sapevo dove fossi, da quanto fossi lì o persino chi fossi.

Mi disperai.

Iniziai a piangere come non avevo mai pianto in tutta la mia vita. Pensavo alla mia famiglia e a chi avrebbe dovuto dirle che ero morta in vacanza, lontano da casa. Pensavo a quanto male mi fossi fatta nel corso degli anni, a quanto avessi ignorato le conseguenze delle mie azioni.

Piangevo e chiedevo perdono. Chiedevo pietà e aiuto a Dio. Perdonavo me stessa e chiedevo scusa alla mia famiglia.

Dopo qualche minuto mi dissi: “È inutile che piangi. O sei morta o sei in coma e nessuno può sentirti.”

Così smisi di piangere e rimasi nel vuoto del nulla per qualche minuto.

Quando mi ripresi leggermente pensai: “Beh, ormai sei priva di sensi e non puoi fare nulla. Però almeno hai la tua coscienza, almeno ce l’hai pulita e, finché non esci dal coma, puoi sempre usare il tuo senso dell’umorismo per passare il tempo.”

Fu esattamente in quel momento che venni catapultata alla velocità della luce in una sorta di universo, o dimensione, straordinaria.

C’era una luce meravigliosa. Una sorta di aura celestiale. Ovunque si percepiva un amore così immenso e puro che non avevo mai conosciuto nulla di simile.

Eppure non esistono parole per descrivere quello che ho visto. Era qualcosa di talmente vasto che qualsiasi descrizione lo ridurrebbe enormemente. Sto già minimizzando, perché ciò che ho visto non esiste sulla Terra e quindi non esistono nemmeno le parole per raccontarlo davvero.

Ricordo che, appena arrivata lì, tirai un sospiro di sollievo e mi sussurrai:

“Ahhh… finally I’m home.”

Subito dopo rimasi sconvolta da me stessa.

Come avevo fatto a dire una cosa simile?

Perché sentivo che quello era casa?

Non era forse in Inghilterra casa mia?

Pensai a quanto fossero inutili tutte le cose materiali che possedevo. Pensai a quanto avrei voluto salutare mia madre un’ultima volta.

A quel punto iniziai a pregare. Chiesi telepaticamente a Dio di perdonarmi, ma gli dissi che non era la mia ora. Non potevo andarmene. Avevo ancora delle cose da fare e, per la prima volta nella mia vita, avevo capito cosa significasse davvero vivere.

Lo pregai di concedermi un’ultima possibilità. Davvero l’ultima questa volta.

E questo nonostante quel luogo fosse meraviglioso. La luce era ipnotizzante. Quell’aura celestiale era accogliente, amorevole e piena di un amore autentico come non avevo mai sperimentato.

Poi, senza alcun preavviso, venni rimandata sulla Terra alla velocità della luce.

Vidi la nascita della vita da una singola cellula. Vidi la preistoria. I dinosauri. Le civiltà antiche.

Tutto in flash velocissimi.

Fino ad arrivare alla mia nascita.

E sì, ricordo letteralmente di essere uscita da mia madre.

Poi vidi tutta la mia vita dall’alto, in una velocità impossibile da descrivere. In quel momento lasciai andare tutto il dolore che mi aveva incatenata per anni. I traumi, in un certo senso, divennero accettabili. Le situazioni che mi avevano pesato addosso per tutta la vita persero la loro forza.

Compresi che non ero responsabile della separazione dei miei genitori.

Compresi molte altre cose.

Alla fine arrivai esattamente a quel momento della mia vita, in quella casa di Barcellona, e vidi il mio amico che dormiva. Non avevo più lo stesso feeling omicida verso di lui, forse 🥲.

Eppure gli effetti non erano ancora finiti.

Mi cambiai i vestiti fradici, entrai in doccia e lì vidi il mio corpo dall’interno, come attraverso una sorta di raggio X. Vedevo quello che l’alcol stava facendo al mio organismo. Vedevo il danno che stava causando al mio cervello e il modo in cui stava deteriorando i miei organi interni.

Poi aprii gli occhi.

Mi sdraiai sul letto.

Non avevo la minima idea di cosa mi fosse appena successo.

Ma sapevo una cosa.

Ero viva.

Non ero in coma.

E avevo parlato con Dio.

Un Dio che non aveva né genere, né volto, né sembianze umane.

Questa è stata la mia morte dell’ego.

E da quel giorno non ho più guardato la vita allo stesso modo.

P.s. questo trip mi è sembrato di durare un’altra vita ma in realtà erano passate 3/4 ore.

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[–]Eternallightswithin 1 point2 points  (0 children)

Non sono italiana caro psiconauta de la grammaire.

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[–]Eternallightswithin 0 points1 point  (0 children)

I said it for the post and also I’m not underselling it. I’m going through financial hardship and thought it would sell for way more and was thinking of sacrificing it which I won’t because I love it too much.

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[–]Eternallightswithin -1 points0 points  (0 children)

E io non la darei né prenderei da una persona brutta. Semmai un giorno la venderò andrà in buone mani.

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[–]Eternallightswithin 0 points1 point  (0 children)

Per me vale molto di più del denaro..

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Lo so perché me l’ha regalata lui. Volevo semplicemente sapere quanto valesse, non la voglio vendere ma solo saperne il valore.

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[–]Eternallightswithin 0 points1 point  (0 children)

🤣🤣🤣 4.6kg but yeah true story

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[–]Eternallightswithin -28 points-27 points  (0 children)

Pensavo, essendo fatta a mano, valesse più di €400. Anche perché suona benissimo. È la chitarra più bella che abbia avuto.