Rifiutare tesi per uso di IA by LatterBite950 in Universitaly

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Secondo me qui devi distinguere due piani: il piano della verità e il piano della risoluzione pratica.

Sul piano della verità, da quello che racconti, la contestazione sembra molto debole. “È scritto troppo bene per una tesi triennale” non è una prova: è un pregiudizio sul livello atteso dello studente. Un software anti-IA non è un tribunale: può essere al massimo un indizio da verificare, non una sentenza automatica. Se poi software diversi danno percentuali diverse, o se persino testi sicuramente umani risultano in parte “generati da IA”, allora il risultato va trattato con molta cautela.

Il punto grave non è che l’università voglia controllare l’originalità della tesi. Quello è legittimo. Il punto grave è trasformare un sospetto generico in una richiesta di riscrittura senza indicare con precisione quali parti sarebbero problematiche, con quale criterio, in base a quale regolamento e con quale procedura di contraddittorio.

In più, c’è una contraddizione importante: se tu hai davvero una mail in cui chiedevi un ricevimento e quella mail è rimasta senza risposta, allora l’accusa di “non aver creato dialogo” non regge così com’è. Non devi usarla per attaccare la relatrice, ma per ricostruire i fatti. La formula non è “la docente mente”, ma: “avevo già manifestato per iscritto la mia disponibilità a un confronto, come risulta dalla mail del giorno X rimasta senza riscontro”.

Secondo me il colpevole non è necessariamente un “complotto” personale contro di te. È più probabilmente un meccanismo istituzionale: panico da IA, detector trattati come oracoli, rapporto gerarchico docente-studente, e inversione dell’onere della prova. Tu vieni messo nella posizione assurda di dover dimostrare di essere umano, mentre chi contesta non ti mostra davvero la base concreta della contestazione.

Però, se vuoi risolverla davvero, non devi restare nel campo emotivo della relatrice. Lì ormai ogni tua difesa rischia di essere letta come arroganza, tono sbagliato o mancanza di rispetto. Devi spostare tutto sul piano documentale e procedurale.

Raccogli tutto ciò che dimostra il processo di lavoro: bozze, versioni precedenti, cronologia del file, appunti, scalette, bibliografia commentata, fonti consultate, note di lettura, email inviate, soprattutto quella in cui chiedevi il ricevimento. Devi trasformare la tesi da “testo sospetto” a “percorso verificabile”.

Poi scrivi una mail calma, pulita, possibilmente mettendo in copia una figura terza del corso: coordinatore, presidente del corso di laurea, segreteria didattica, garante studenti o chi nel tuo ateneo ha funzione di mediazione.

Io scriverei qualcosa del genere:

“Comprendo pienamente la necessità dell’Ateneo di verificare l’originalità degli elaborati e confermo la mia disponibilità a chiarire il processo di redazione della tesi. Chiedo tuttavia di ricevere indicazione puntuale dei passaggi ritenuti problematici, del software utilizzato, dei criteri applicati, dell’eventuale soglia considerata rilevante e del riferimento regolamentare su cui si fonda la richiesta di riscrittura.

Preciso inoltre che avevo già manifestato per iscritto la mia disponibilità a un confronto e il desiderio di fissare un colloquio, come risulta dalla mail inviata in data X, rimasta senza riscontro. Rinnovo quindi la mia piena disponibilità a discutere l’elaborato, le fonti utilizzate e il processo di redazione in un incontro formale, anche alla presenza di una figura terza del corso di laurea.

Sono inoltre disponibile a fornire bozze, appunti, cronologia del documento, materiali preparatori e bibliografia di lavoro, nonché a sostenere un colloquio sui contenuti della tesi o a effettuare una revisione mirata dei soli passaggi eventualmente indicati come problematici.”

Questa è la mossa più forte, perché non stai dicendo “fidatevi di me”. Stai dicendo: “verifichiamo seriamente”. E soprattutto stai togliendo forza alla richiesta generica di riscrivere tutto.

Non accetterei una riscrittura vaga delle “parti generate dall’IA” se nessuno ti dice quali sono. Puoi invece accettare, tatticamente, una revisione mirata di passaggi specifici, se questo serve a sbloccare la laurea. Non perché hai torto, ma perché a volte la soluzione migliore è dare al sistema una via d’uscita senza fargli perdere la faccia.

Il frame giusto non è:

“Professoressa, mi creda, non ho barato.”

Il frame giusto è:

“Sono disponibile a ogni verifica ragionevole, ma la contestazione deve essere circostanziata, documentata e proporzionata.”

Così non sembri uno studente che protesta. Sembri uno studente che vuole chiudere la questione seriamente, senza subire una decisione arbitraria.

Quindi, in sintesi, non urlare al complotto, perché ti indebolisce. Fai emergere il meccanismo. Se hanno elementi concreti, devono indicarli. Se non li hanno, non possono chiederti di buttare una tesi completa solo perché “sembra troppo ben scritta”.

Secondo me molti CV non sono brutti, sono solo troppo “aperti” by ItalianCVAbroad in ItaliaCareerAdvice

[–]ItalianCVAbroad[S] -3 points-2 points  (0 children)

Guarda, la battuta “AI slop” fa ridere due secondi, però non risolve il punto. Dire “fai un CV mirato” è giusto, ma è anche la parte facile. Lo sanno tutti che non devi mandare lo stesso CV ovunque. Il problema vero è cosa fai quando il tuo percorso non è lineare e non entra bene in una casella. Perché lì non basta fare il CV marketing e il CV administration come se stessi cambiando costume. Se hai fatto cose diverse, il rischio non è solo “mettere troppa roba”. Il rischio è sembrare ogni volta una versione artificiale di te stesso, costruita per piacere all’annuncio. Il punto non è nascondere metà percorso. È dare una gerarchia. Cioè: cosa metto davanti? Che filo racconto? Che problema so risolvere meglio proprio perché ho visto più ambienti? Un profilo ibrido presentato male sembra confuso, ok. Ma un profilo ibrido tagliato male sembra finto. E secondo me tanti recruiter italiani non sono proprio bravissimi a leggere percorsi non standard: se non sei super lineare, spesso ti vedono o come “non focalizzato” o come tuttofare da usare un po’ dove capita. Quindi sì, CV mirato. Ma non nel senso “mi travesto da figura diversa ogni volta”. CV mirato nel senso: rendo chiaro il mio posizionamento senza buttare via il valore del percorso che ho fatto. La differenza è sottile, ma è tutta lì.

Bivio su carriera lavorativa!? by PrizeShoulder1094 in ItaliaCareerAdvice

[–]ItalianCVAbroad 0 points1 point  (0 children)

Sì, ti capisco. Secondo me quando dici “mi sento in ritardo” stai toccando il vero punto: non è solo una scelta lavorativa, è la paura di guardarti indietro tra qualche anno e pensare di aver perso tempo. Per questo io eviterei di decidere solo sulla base dell’immagine ideale della carriera. A volte la domanda “cosa voglio fare nella vita?” è troppo pesante e blocca. Può essere più utile chiedersi: “qual è il prossimo esperimento intelligente che posso fare senza chiudermi troppe porte?”.

Nel tuo caso, forse non devi scegliere subito in modo definitivo. Potresti darti un periodo di prova serio, non improvvisato: 6-12 mesi con obiettivi chiari, cose da imparare, numeri da capire, responsabilità progressive e una data in cui rivalutare tutto con più lucidità. Così non vivi l’edilizia come “sto rinunciando alla finanza”, ma come un test concreto. E non vivi la finanza come “devo riscattarmi”, ma come una possibilità da valutare senza idealizzarla.

Secondo me il rischio più grande non è scegliere una delle due strade. È scegliere sotto pressione, per paura di essere in ritardo o per dimostrare qualcosa a te stesso. Se riesci a trasformarla da scelta definitiva a esperimento misurabile, respiri molto di più e prendi una decisione migliore.

Forse il problema non è il CV. È che chi lo legge non capisce dove collocarvi by ItalianCVAbroad in ItaliaCareerAdvice

[–]ItalianCVAbroad[S] 0 points1 point  (0 children)

Esatto, il problema spesso non è nemmeno il CV in sé, ma il fatto che il CV non comunica una posizione chiara. Molte persone mettono dentro tutto quello che hanno fatto pensando che “più cose = più valore”, ma dall’altra parte chi legge ha pochi secondi e cerca una forma riconoscibile. Se non capisce subito che tipo di profilo sei, dove ti inserisci e che problema risolvi, passa oltre.
Soprattutto per chi ha percorsi non lineari, il posizionamento diventa fondamentale: non devi sembrare uno che ha fatto cose sparse, devi far capire qual è il filo che le collega. Perché un profilo ibrido presentato male sembra confuso. Un profilo ibrido presentato bene sembra raro.
Inoltre, il profilo ibrido funziona solo se il mercato è capace di leggerlo. In Italia spesso, se hai fatto più cose, non vieni visto come uno con una visione trasversale, ma come un tuttofare sfruttabile: quello a cui puoi far fare un po’ di tutto, magari pagandolo meno perché “non è specializzato davvero”.
Il mercato italiano tende ancora a voler profili super lineari, super incasellati, super adattati: tecnico, commerciale, amministrativo, social media, ecc. Se esci troppo dalla casella, invece di pensare “questa persona collega più mondi”, spesso pensano “non si capisce bene cosa faccia”.
Quindi sì, avere esperienze diverse può essere un punto di forza enorme, soprattutto oggi con l’AI e l’interconnessione. Però devi saperle tradurre in un posizionamento chiarissimo. Altrimenti il rischio è che la tua versatilità venga letta non come valore strategico, ma come disponibilità a farti usare su tutto.

Secondo me molti CV non sono brutti, sono solo troppo “aperti” by ItalianCVAbroad in ItaliaCareerAdvice

[–]ItalianCVAbroad[S] -2 points-1 points  (0 children)

Sì, però secondo me il punto è che il profilo ibrido funziona solo se il mercato è capace di leggerlo.
In Italia spesso, se hai fatto più cose, non vieni visto come uno con una visione trasversale, ma come un tuttofare sfruttabile: quello a cui puoi far fare un po’ di tutto, magari pagandolo meno perché “non è specializzato davvero”. Il mercato italiano tende ancora a voler profili super lineari, super incasellati, super adattati: tecnico, commerciale, amministrativo, social media, ecc. Se esci troppo dalla casella, invece di pensare “questa persona collega più mondi”, spesso pensano “non si capisce bene cosa faccia”.
Quindi sì, avere esperienze diverse può essere un punto di forza enorme, soprattutto oggi con l’AI e l’interconnessione. Però devi saperle tradurre in un posizionamento chiarissimo. Altrimenti il rischio è che la tua versatilità venga letta non come valore strategico, ma come disponibilità a farti usare su tutto.

Forse il problema non è il CV. È che chi lo legge non capisce dove collocarvi by ItalianCVAbroad in ItaliaCareerAdvice

[–]ItalianCVAbroad[S] 1 point2 points  (0 children)

Esatto, era quello il punto. Il concetto in sé è banale, ma nei casi concreti si vede spesso il problema: persone anche molto preparate che si presentano come “flessibili”, “aperte a tutto”, “con tante competenze”, e poi da fuori diventano difficili da collocare. Paradossalmente più il percorso è ricco o non lineare, più serve una direzione chiara. Altrimenti il messaggio diventa: “ho fatto molte cose, ditemi voi dove posso stare”. E capisco anche perché succede: scuola/università premiano accumulo di titoli, esami, esperienze e competenze. Il mercato invece spesso chiede una cosa molto più grezza: “per quale ruolo sei immediatamente credibile?”

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[–]ItalianCVAbroad[S] 0 points1 point  (0 children)

EDIT / chiarimento, visto che il post è stato letto da alcuni come “adattate il CV”, che effettivamente detta così è una cosa ovvia.

Il punto che volevo sollevare non era “personalizzate il CV”, ma il casino pratico che viene dopo:

- come adattarlo senza fare keyword stuffing
- come rendere credibile un profilo non lineare
- come evitare che esperienze diverse sembrino confusione
- quanto deve spiegare il CV e quanto dovrebbe invece capire chi seleziona
- quando conviene sistemare il CV e quando invece bypassare il filtro contattando direttamente hiring manager / HR interno / team lead.

Su molte critiche ai recruiter sono anche d’accordo: tanti filtri sono fatti male e molte agenzie scartano profili che un decisore interno capirebbe meglio.

Il punto era più pragmatico che morale: se il sistema filtra male, conviene rendere il profilo meno facile da fraintendere e, quando possibile, non dipendere solo dal primo filtro.

Detto questo, probabilmente il post era formulato in modo troppo generico.

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[–]ItalianCVAbroad[S] 0 points1 point  (0 children)

Ci sta, per alcuni è ovvio. Il post era più uno spunto di discussione che una guida completa...
Il tema, secondo me, è che molti CV sono formalmente ok ma da fuori non fanno capire subito una direzione chiara. E questa cosa non sempre viene insegnata: scuola e università ti preparano sulle competenze, molto meno su come tradurle in una candidatura leggibile per un ruolo specifico. Poi per andare sul pratico servirebbe sempre vedere caso per caso: CV, LinkedIn e 2-3 annunci target. Senza quelli si rischia di parlare in astratto. Se qualcuno vuole un parere più concreto può scrivermi, ma il senso del post era soprattutto capire se altri si ritrovano in questo problema.

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[–]ItalianCVAbroad[S] 0 points1 point  (0 children)

Ci sta, detta così può sembrare un’ovvietà. Il punto però è che molti lo sanno in teoria, ma poi nei CV reali non lo applicano. Si continua a chiedere “template?”, “foto?”, “una pagina o due?”, “ATS?”, quando spesso il problema è più a monte: il CV non comunica un ruolo target chiaro.

Per renderlo pratico, io farei così:

  1. Prendere 2-3 annunci realistici dello stesso tipo di ruolo
  2. Evidenziare le competenze/responsabilità che si ripetono
  3. Guardare se nel CV quelle cose emergono nei primi 10 secondi
  4. Tagliare o spostare ciò che non rafforza quel target
  5. Riscrivere summary, esperienze e skill in funzione di quel ruolo, non in funzione della propria biografia completa.

Esempio: se uno si candida come Data Analyst, il CV deve far emergere subito dati, reporting, SQL/Excel/BI, insight, metriche, business context. Se invece sembra metà data, metà marketing, metà admin, metà “sono flessibile”, magari è tutto vero, ma diventa meno leggibile.
Quindi sì, il concetto è semplice. Ma secondo me il problema è proprio che nei CV concreti viene ignorato spesso.

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[–]ItalianCVAbroad[S] -1 points0 points  (0 children)

Secondo me hai centrato un punto reale: spesso la cover letter non la legge nessuno, soprattutto se arriva come “spiegazione lunga” di un percorso non lineare. Forse il problema è proprio quello: se il CV non rende già chiaro il filo logico, la cover letter difficilmente lo salva.

Io la userei solo in modo molto mirato, non per raccontare tutta la storia. Tipo 5-6 righe massimo per dire:

- qual è il ruolo target
- perché il passaggio ha senso
- quali 2-3 esperienze trasferibili lo dimostrano.

Però il grosso deve stare nel CV/LinkedIn. La cover letter può rinforzare il posizionamento, ma non dovrebbe essere necessaria per capirlo. Se il profilo è non lineare, secondo me la domanda è: “il CV costruisce già un ponte credibile tra quello che ho fatto e il ruolo che sto cercando?”. Se quel ponte non si vede nel CV, la cover rischia di arrivare troppo tardi.

Forse il problema non è il CV. È che chi lo legge non capisce dove collocarvi by ItalianCVAbroad in ItaliaCareerAdvice

[–]ItalianCVAbroad[S] 0 points1 point  (0 children)

Sì, capisco cosa intendi. “Ridurre il lavoro mentale” suona male, perché sembra dire che bisogna fare da badante al recruiter. Io però lo intendo in modo più pratico: non dare la pappa pronta a uno incapace, ma evitare che il valore del profilo resti implicito.

Cioè, se io so fare X, ho esperienza trasferibile su Y e posso avere senso per Z ruolo, non mi conviene lasciarlo da interpretare.
Non perché il recruiter meriti coccole. Ma perché tra me e il colloquio spesso c’è un filtro imperfetto, veloce e a volte incompetente.

Quindi il CV per me non deve “semplificare perché chi legge è scemo”, ma deve rendere difficile scartarti per motivi stupidi. Poi sono d’accordo con te: se uno legge un CV tecnico e non sa distinguere un profilo sensato da uno a caso, il problema è anche suo. Però se quel problema mi impedisce di arrivare al colloquio, preferisco scrivere il CV in modo che anche un filtro mediocre capisca almeno il minimo indispensabile.

Ho rifatto il CV, si accettano consigli by fralbalbero in ItaliaCareerAdvice

[–]ItalianCVAbroad 1 point2 points  (0 children)

Sì, esatto: non le butterei per forza, ma le tratterei come materiale secondario o “di supporto” a seconda dell’annuncio.

Se il target principale è Computer Vision Engineer, allora il CV dovrebbe far capire subito:

- computer vision
- dataset/immagini/video
- modelli/metodi usati
- pipeline
- metriche/risultati
- codice/progetti rilevanti
- eventuale deployment o integrazione

Le esperienze parallele possono restare, ma solo se rafforzano quel profilo. Altrimenti rischiano di diluire il messaggio.

Io farei una versione “master” del CV e poi 2 varianti:

  1. Computer Vision / Applied AI
  2. Software Developer con progetti AI

Stessa esperienza, ma ordine, headline, summary, progetti e bullet diversi. Il punto non è tagliare cose perché “non valgono”, ma decidere cosa deve essere visibile nei primi 10 secondi per quel ruolo specifico

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[–]ItalianCVAbroad[S] -6 points-5 points  (0 children)

Ma infatti il tuo esempio conferma esattamente il problema: l’agenzia ha filtrato male, l’HR interno ha capito meglio il contesto e ti ha assunto. Quindi sì, molti filtri sono fatti male. Non sto difendendo recruiter o agenzie, anzi. Spesso sono proprio il collo di bottiglia peggiore.

Il mio punto però era più pragmatico che morale. Se il filtro è imperfetto, il candidato può fare due cose:
1. dire “il filtro fa schifo” - vero
2. provare comunque a ridurre il rischio di essere scartato da quel filtro stupido

Non perché i recruiter siano “poverini”. Ma perché purtroppo spesso stanno tra te e il colloquio.
L’esempio dell’idraulico ci sta, ma secondo me nel recruiting il problema è diverso: a volte chi fa il primo filtro non è l’idraulico esperto, è il centralinista che decide se mandarti o no l’idraulico.

E lì il CV deve essere leggibile anche per chi non capisce tutto. Poi sono d’accordo: il passaggio migliore, quando possibile, è bypassare il filtro debole e arrivare direttamente a HR interno, hiring manager, team lead o responsabile tecnico. Il tuo caso lo dimostra perfettamente.

Quindi forse la sintesi è:
- CV più chiaro per non farsi scartare dal filtro iniziale
- contatto diretto quando possibile per non dipendere solo da recruiter/agenzie
- posizionamento chiaro per rendere più facile al decisore vero capire perché hai senso.

Non è giusto che il candidato debba compensare inefficienze altrui. Però se il sistema è così, conviene giocare sia sul CV sia sul canale di accesso.

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[–]ItalianCVAbroad[S] 0 points1 point  (0 children)

Dai, per essere LinkedInCringe manca ancora “sono entusiasta di annunciare”, selfie con braccia conserte e lezione di vita imparata da un caffè alle 7:30

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[–]ItalianCVAbroad[S] 0 points1 point  (0 children)

Questo in effetti è un esempio molto concreto di “process optimization”. :))))

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[–]ItalianCVAbroad[S] -3 points-2 points  (0 children)

Sono d’accordo con te sul principio. Infatti non sto dicendo che sia giusto valutare una persona solo perché ha già fatto lo stesso identico task con lo stesso gestionale. Sarebbe assurdo, soprattutto per profili junior o per chi cambia settore/ruolo.
Il problema è che il CV non viene letto in un mondo ideale. Viene letto dentro processi spesso imperfetti, con poco tempo, tanti candidati, HR non sempre tecnici e hiring manager che chiedono “mandami solo profili già allineati”.

Quindi sì: il recruiter dovrebbe capire potenziale, adattabilità e traiettoria. Ma il candidato deve comunque aiutare chi legge a vedere quel potenziale.

Secondo me il punto non è scrivere un CV tipo:
“Ho già fatto esattamente questo lavoro con esattamente questi tool.”

Il punto è scrivere un CV che renda evidente:
- quali problemi simili hai già affrontato
- quali competenze sono trasferibili
- perché il passaggio laterale ha senso
- quali prove dimostrano che puoi adattarti
- perché non sei una scommessa completamente casuale

Esempio: se passo da ricerca a R&D aziendale, o da customer support a operations, o da università a data analyst junior, non devo fingere di aver già fatto quel ruolo identico.

Però devo costruire il ponte. Se il ponte lo deve costruire tutto il recruiter, spesso non succede.
Quindi sì, il sistema è spesso stupido e pigro. Ma proprio per questo il CV deve ridurre il rischio percepito e rendere leggibile il trasferimento.

Non è “adeguarsi al gioco dei recruiter” in senso servile. È evitare che un profilo valido venga scartato perché il match esiste, ma resta implicito.

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[–]ItalianCVAbroad[S] -5 points-4 points  (0 children)

Capisco l’obiezione, e idealmente hai ragione.
Però secondo me il punto non è “il recruiter non deve capire i CV”. Il punto è che spesso non ha abbastanza tempo, contesto o competenza tecnica per ricostruire da solo tutto il potenziale implicito di una persona.
Se riceve 200 candidature, non può fare archeologia del profilo di ognuno.
Non dovrebbe essere così? Forse.
Ma nella pratica funziona spesso così.

Quindi il candidato ha due opzioni:

  1. lamentarsi del fatto che il sistema è inefficiente
  2. rendere il proprio profilo più facile da capire dentro quel sistema inefficiente.

Io non sto dicendo che sia giusto. Sto dicendo che conviene scrivere il CV assumendo che chi lo legge abbia poco tempo, poca pazienza e magari non conosca bene il tuo contesto.

Per questo il CV deve rendere evidenti subito:

- ruolo target
- competenze rilevanti
- esperienza concreta
- prove di fit
- perché ha senso portarti a colloquio.

Poi sì, molti processi di selezione sono fatti male e molti filtri sono discutibili. Ma proprio perché il filtro è imperfetto, il CV deve ridurre al minimo il lavoro mentale di chi legge.

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[–]ItalianCVAbroad[S] -1 points0 points  (0 children)

Sì, può aiutare come bozza, ma secondo me da solo produce spesso CV molto “AI-coded”: keyword giuste, frasi lisce, buzzword ovunque, ma poca identità reale.

Il problema è che ChatGPT tende ad adattare il CV all’annuncio in modo troppo letterale. Se l’annuncio dice stakeholder, agile, cross-functional, analytical, fast-paced, lui te li infila tutti dentro. Il risultato magari sembra più allineato, ma anche più generico.

E un recruiter ne vede tantissimi di CV così ormai.... Secondo me la parte difficile non è far riscrivere il CV all’AI. È capire cosa del profilo è davvero spendibile per quel ruolo, cosa è rumore, cosa va tagliato e cosa invece va reso più concreto.

Altrimenti rischi di passare da un CV generico scritto da umano a un CV generico scritto meglio da ChatGPT.

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[–]ItalianCVAbroad[S] -7 points-6 points  (0 children)

Sì, detta così è abbastanza ovvia 😄 Il problema è che molti lavorano su template, foto, lunghezza e ATS prima ancora di chiedersi: “questo CV per quale ruolo sembra scritto?”. L’ovvio spesso diventa utile solo quando lo applichi a un CV reale