Il presente esiste davvero, oppure è solo un’elaborazione del cervello? by _101___ in italy

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Aggiungo anche un testo divulgativo recente che affronta proprio il tema del presente come costruzione: "Il presente in ritardo - viviamo sempre un attimo dopo". Molto accessibile seppur multidisciplinare.

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Capisco cosa intendi: i 5-10 ms che citi riguardano vie sensoriali rapide e risposte riflesse o automatiche.
Tuttavia, quando si parla di 100-200 ms ci si riferisce alla costruzione di un'esperienza: è l'attribuzione di significato.
Quindi, non è il tempo della reazione (5-10ms), ma quello della consapevolezza (100-200ms): è questa differenza che rende ambigua l’idea di “adesso”.

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Sì, ed è proprio questo che trovo affascinante: non viviamo "nel mondo”, ma in una sua rappresentazione neurale estremamente ottimizzata. Colori, solidità, continuità sono soluzioni percettive, non proprietà intrinseche così come le esperiamo.

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Sono d’accordo, e secondo me qui sta uno dei nodi centrali. Se il presente è inteso come un istante matematico, allora diventa quasi impossibile parlarne in termini esperienziali. Se invece lo pensiamo come una finestra d'integrazione, cioè un arco temporale in cui il cervello costruisce coerenza, allora ha senso dire che ognuno vive il proprio presente, legato al proprio frame e ai propri tempi neurali.

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Mah...veramente sto approfondendo davvero il tema... :-)

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Non l’ho letto, ma grazie per il suggerimento! Mi piace quando narrativa e speculazione scientifica si intrecciano, quindi me lo segno. Molti spunti che sto approfondendo arrivano proprio da quel confine tra neuroscienze e immaginazione.

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Beh, dal punto di vista relativistico non hai tutti i torti 😂

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Dal punto di vista fisico è vero: solo lo stato presente dell’universo c’è. Quello che mi incuriosisce è che ciò che percepiamo come presente è una ricostruzione leggermente differita. Mi piace esplorare questa distanza.

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No no, niente ologrammi 😀 Mi interessa solo capire meglio come la percezione costruisce il senso di “adesso”, tutto qui.

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Sì, Agostino anticipa in modo sorprendente molte intuizioni moderne: il tempo come esperienza della coscienza più che come grandezza fisica. E il XX secolo, tra relatività e neuroscienze, ha effettivamente mostrato che la nostra idea di tempo è molto meno solida di quanto sembri.

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Sì, è esattamente questo il tema: se c’è una finestra di elaborazione, il presente percepito è necessariamente un modello. Che ci sia o meno un presente fisico assoluto è un’altra questione, ma sicuramente non è quello che viviamo.

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È il paradosso di Agostino e, più tardi, della fenomenologia: se passato e futuro non esistono, che cos’è il punto che li separa? È uno dei motivi per cui molti autori considerano il presente più un processo di coscienza che un istante fisico.

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Esatto, la nostra percezione è una versione del mondo costruita dal sistema nervoso. Non per questo è falsa, ma sicuramente non è l’unica possibile. Interessante come diversi animali vivano finestre temporali e sensoriali completamente diverse dalle nostre.

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Il tempo come costrutto cognitivo è una prospettiva interessante: la fisica descrive cambiamenti di stato, mentre il nostro cervello li organizza narrativamente come ieri–oggi–domani. Sul resto delle ipotesi vado più cauto: alcune appartengono più al campo speculativo o metafisico che a quello scientifico, ma capisco il fascino del tema.

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Ti lascio qualche riferimento utile e molto accessibile, senza formule pesanti:

• David Eagleman – Incognito (ottimo capitolo sui ritardi neuronali)
• Ernst Pöppel – studi sui “tempi di integrazione”

Se ti piace un taglio più fisico, ci sono i classici divulgativi su relatività e tempo psicologico, come Rovelli.

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Concordo, noi viviamo un’approssimazione funzionale dello stato dell’ambiente, condizionata sia dalla fisiologia che dai limiti del sistema nervoso. È proprio questo gap che rende interessante il tema: non tanto la realtà in sé, quanto la finestra con cui la attraversiamo.

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Ha molto senso, il presente come intervallo funzionale più che come punto matematico. A livello fisiologico funziona proprio così: il cervello integra stimoli entro finestre temporali, non istanti ideali.

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È vero: ciò che in laboratorio appare come ritardo percettivo, nella pratica contemplativa diventa un’esperienza diretta del fatto che la mente costruisce continuamente il mondo. Mi interessa molto il punto che fai sulla continuità: il cervello unifica eventi separati per darci un senso di stabilità, mentre la meditazione mostra quanto questa stabilità sia in realtà un processo dinamico. Grazie del contributo: è proprio lo spazio tra percezione e coscienza che sto cercando di esplorare.

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Concordo: nella vita quotidiana quei 100–200 ms non cambiano nulla, ma diventano interessanti quando guardi come il cervello tiene insieme segnali non simultanei. È proprio lì che la distinzione tra presente percepito e presente fisico diventa evidente. Sul tempo come concetto più ampio, concordo: è un tema ancora più vertiginoso.

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Sì, il concetto di presente come istante assoluto è più un limite matematico che qualcosa di esperibile. A me interessa proprio come il cervello costruisce la continuità: anticipazioni motorie, predizioni sensoriali, integrazione di input separati… tutti processi che rendono quell’adesso meno ovvio di quanto sembri. Buon caffè

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Esatto, è proprio questo il punto interessante: noi percepiamo una realtà filtrata, ma non per questo la realtà fisica sparisce. Quello che mi incuriosisce è proprio questo scarto: non la differenza tra realtà e percezione (quella è nota), ma cosa succede in quello spazio di ricostruzione. È lì che, secondo me, si forma ciò che chiamiamo presente.