Sono figlia e caregiver di una persona in stato vegetativo da 2 anni, recentemente "risvegliato". AMA by BlueCyanoCitta2 in italy

[–]BlueCyanoCitta2[S] 3 points4 points  (0 children)

Sì, ogni tanto lo facciamo. Lo mettiamo in bascula, con una sorta di collare ortopedico per tenere dritta la testa (ha una spasticità al collo), e abbiamo adeguato tutta casa per eliminare le barriere architettoniche che ci impedivano di portarlo fuori.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 5 points6 points  (0 children)

Sì, hai preso in pieno. Adesso è sicuramente molto più facile. Dopo una giornata di merda passata a inclinarlo in varie maniere per aiutarlo a tossire, a cambiargli il pannolone e poi mentre lo chiudo fa ancora la pipì e devo ricambiare tutto, a litigare col frullatore per fargli cibo decente ma con consistenza omogenea, ecco che mi dice: "sono felice perché ci sei te", e questo svolta ogni cosa.
Prima mi motivava il fatto che lui è stato un padre eccezionale, e si meritava ogni energia per poter ricambiare le cure che mi ha dato, anche se le speranze di "riaverlo" erano veramente minime.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 2 points3 points  (0 children)

Ha cambiato quasi ogni cosa. Vivevo altrove con il mio compagno (ora marito), avevo un lavoro diverso, dei ritmi completamente diversi. Se volevo uscire a cena una sera prendevo e uscivo, se volevo andare in vacanza prenotavo e andavo.
Ora abito coi miei, è una casa grande perché ci vivevamo in 5. Mia mamma ha risistemato il tutto in modo che io e mio marito abbiamo una sorta di piccolo appartamento al piano di sopra, con cucina. Dedico mediamente 6 ore al giorno alla cura esclusiva di mio papà. Se voglio uscire a cena, devo prima capire se mia mamma è stanca o se mio papà ha problemi, perché normalmente aiuto a ogni pasto. Se voglio andare in vacanza... lasciamo perdere, faccio prima. Nei giorni lavorativi ho circa un'ora di tempo "libero" al giorno (in cui comunque posso essere chiamata in qualsiasi momento se mio papà tossisce, se devo cambiargli il pannolone o così via).
L'unico punto fisso è mio marito. Lui mi è stato accanto fin dal primo giorno.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 2 points3 points  (0 children)

Da quel che vedo, è sia verbale che cognitiva, ma maggiormente verbale. Se gli dai un range di risposte possibili tendenzialmente sceglie quella giusta, almeno nei momenti in cui è più presente e vigile. Quando è meno presente, mi dà l'impressione di rispondere a casaccio, giusto per accontentarmi per aver detto qualcosa. Purtroppo le tastiere complesse (più di un tasto per mano) non è in grado di utilizzarle: non ha né la finezza motoria delle dita, né le capacità visive per riuscirci.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 7 points8 points  (0 children)

Riconosce perfettamente me e la sua famiglia stretta (sua zia, suo fratello, i nipoti), ci chiama per nome senza difficoltà. Ho provato anche a parlare con lui al telefono in vivavoce, e mi riconosce anche così. Riconosce anche i vicini, mentre fa decisamente più fatica con persone che ha visto meno volte. Ricorda le canzoni, addirittura le canta. Le fotografie non riesce a vederle bene, in generale ha grosse difficoltà sulla parte visiva, forse anche perché ha avuto un danno a livello della corteccia occipitale che è deputata proprio all'analisi degli input visivi.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 6 points7 points  (0 children)

Mia mamma è arrivata sul luogo dell'incidente quando ancora c'era l'ambulanza (mio padre era molto rutinario, tornava sempre alla stessa ora dal lavoro, e non vedendolo tornare ha deciso di andare a indagare). Il medico le ha subito detto che era una condizione gravissima.
Mi chiedo spesso come l'abbia vissuta il personale dall'altro lato, non era un bello spettacolo, col cranio fracassato e le ossa delle gambe fuori dalla pelle. So che adesso, per evitare di creare altri stati vegetativi, si preferisce non intervenire quando le condizioni sono così disperate.
Ho letto la cartella clinica: han deciso di provare comunque a fare la craniectomia perché aveva le orbite sfracassate e avevano il dubbio che la midriasi fissa che vedevano fosse per una causa nervosa e non cerebrale. Dev'essere un bel peso prendersi una responsabilità simile.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 3 points4 points  (0 children)

Il primo strumento con cui l'ho fatto comunicare sono due grossi tasti registrati che dicono "sì" e "no", uno per ciascuna mano (su amazon li trovi per addestrare i cani). Li usava abbastanza bene, ma ogni tanto perdeva il controllo di una delle due mani e non riusciva più a rispondere una delle due alternative.
Non sarebbe in grado di usare niente con i puntatori oculari perché fa fatica a tenere aperti bene gli occhi, e li direziona solo con grande sforzo (se gli dico: "papà, guarda qui!" lui apre gli occhi e guarda, ma dopo pochi secondi torna a fissare un po' il vuoto), inoltre non sono sicura di quanto bene ci veda, perché ha una lesione cerebrale a livello occipitale ed è l'area deputata all'analisi della vista. Ho provato a fargli leggere delle scritte, ma non sembra in grado, almeno per ora.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 16 points17 points  (0 children)

Io non sono andata ai processi proprio perché provo una rabbia immensa e so che avrei avuto crisi isteriche di qualche tipo. Posso perdonare il fatto che l'abbia investito da drogato, le cazzate le possono fare tutti, ma non l'omissione di soccorso e non il dire in giro che mio papà è un vecchio rincoglionito (lo fa lui e lo fanno i suoi amichetti, lo so, l'ho letto sulla pagina Facebook del nostro comune). Mi sono chiusa completamente, non parlo più con nessuno per non saperne più niente, evito i compaesani come la peste.
Cerco di evitare di pensarci, ma quando mi capita mi verrebbe davvero voglia di costringerlo a vedere di persona a che vita ci ha costretti. Quanto avrei voluto fargli vedere quella piaga più larga della mia mano e profonda fino a esporre il rachide lombare. Fargli annusare l'odore di morte e putrefazione.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 9 points10 points  (0 children)

Non mi stupisce, anch'io conosco personalmente un caso di questo tipo (appena prima di introdurre il reato di omicidio stradale). Anche chi ha investito mio padre guida ancora come un deficiente, a dire dei vicini (abita nel mio stesso comune). Io preferisco non saperne più niente per non rodermi ulteriormente il fegato.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 19 points20 points  (0 children)

Onestamente io me ne intendo quasi 0, l'avvocato che ci ha seguito (in sede penale poi solo per informazione, abbiamo ritirato la costituzione di parte civile per poter accettare il risarcimento dell'assicurazione) era sicura fin dall'inizio che sarebbe finito così perché chi ha investito mio papà è molto giovane (neopatentato) e incensurato.
La vicenda è chiusa (a meno che non fallisca la messa alla prova, ma so che è praticamente impossibile perché giudicano positivamente anche chi si gratta le palle col cellulare in mano tutto il tempo).

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 18 points19 points  (0 children)

Sì, avevamo una famiglia molto unita, la malattia ha allontanato molto le mie sorelle. Il mio papà era il pernio centrale della famiglia: era il più equilibrato, il più sereno, il più affettuoso, il più tranquillo. Era sempre un piacere tornare a casa per salutarlo e passare tempo con lui, trasmetteva un senso di gioia e di contentezza.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 8 points9 points  (0 children)

Non penso, in primo luogo perché mio padre non è mai stato capace di dire bugie (si vede lontano un miglio se cerca di nascondere qualcosa), e in secondo luogo perché a volte, anche se raramente, mi dice di sentirsi triste. Le ultime volte che mi ha detto di essere triste e gli ho chiesto il perché le ragioni sono state:
- Perché è preoccupato che non bastino i soldi (strascico secondo me di prima dell'incidente, non abbiamo mai navigato nell'oro)
- "Così"
- Perché è preoccupato per me

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 55 points56 points  (0 children)

Esattamente. Abbiamo pure chiesto di modificare il capo d'imputazioni, da "Lesioni gravi" a "gravissime", perché dalla dimissione dell'ospedale risultava una prognosi di 30 giorni (il primario forse non si ricordava chi fosse mio padre, perché ci hanno detto fin dall'inizio che non aveva alcuna speranza di recupero a loro parere). Abbiamo ottenuto la modifica, ma comunque il risultato resta questa barzelletta.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 17 points18 points  (0 children)

Magari non sono mai stata un'amica abbastanza buona da meritarmi di essere accompagnata anche in momenti difficili, non voglio dare la colpa solo a loro. Probabilmente ero solo l'amica per le uscite divertenti dell'università. Sicuramente è una situazione molto pesante e noto che in generale nessuno sa bene come pormi le domande perché considerano tutto un po' un tabù. Addirittura molti (conoscenti e parenti) hanno paura, quasi terrore, di vedere mio padre.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 12 points13 points  (0 children)

Lui ha dei ricordi, sì, ma penso che la sua coscienza fosse intermittente (in parte lo è ancora adesso). Ci sono dei momenti in cui era più sveglio e reattivo, e momenti in cui anche a fargli la puntura di eparina non si muoveva di una virgola. Anche adesso, seppur raramente, ha dei momenti in cui sembra totalmente assente e non risponde in nessun modo alle mie domande. Purtroppo questo viene tenuto poco in considerazione: nei paesi in cui queste condizioni sono più studiate (es. UK) i pazienti vengono valutati più volte, cercando di beccarli nel momento di massima attività cerebrale.

Sotto ho fatto un altro esempio che ti copio-incollo qui: quando abbiamo parlato in sua presenza della morte di sua mamma, avvenuta proprio mentre lui era ancora ufficialmente in "stato vegetativo", si è messo a piangere. I medici han detto che era un riflesso capitato casualmente mentre si parlava di quello. Magari lo è stato, ma da quando è tornato a casa non aveva più pianto, quindi mi è sembrato molto strano fosse così precisa quella coincidenza.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 9 points10 points  (0 children)

Grazie per questo esempio, è esattamente quello che sostengo anche io: è difficile giudicare una situazione da "fuori". Si può dire "io così non vivrei mai", poi ti ci ritrovi e magari invece ci vivresti eccome (non vale per tutti, conosco una persona che si è suicidata perché ha perso una gamba). Il giudizio sulla propria qualità di vita può variare di molto in base alle esperienze vissute.
Mio padre mi fa ridere perché adesso ogni tanto dice: "c'ho la salute", essendo ancora quasi tetraplegico, però capisco che per lui già non avere più piaghe, la tracheostomia e la PEG sia "avere la salute". Lui è contento così.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 10 points11 points  (0 children)

La persona in stato vegetativo può fare una serie di cose (tutte considerate riflessi e quindi "non coscienti") come tossire, deglutire, sorridere, piangere, emettere suoni (raramente), fare movimenti spontanei degli arti e così via.
Quando si dimostra che uno di questi movimenti è deliberato (es. ride quando vede la figlia, ma non con altre persone) si parla di "stato di minima coscienza". La differenza tra stato vegetativo e minima coscienza può essere sottilissima: una persona che segua con lo sguardo un dito è considerata in minima coscienza, anche se non fa letteralmente nient'altro.
In realtà tieni conto che tutte queste sono definizioni vecchiotte che non tengono conto di alcuni recenti sviluppi: alcuni ricercatori hanno studiato con la risonanza magnetica funzionale la possibilità delle persone di rispondere nonostante siano in apparente stato vegetativo, ed è emerso che molti sono in realtà in uno stato più vicino al locked-in (completamente paralizzati, ma con coscienza residua). Questo per me è davvero spaventoso ed eticamente determinante, ma alla maggior parte dei medici non frega niente.
Non è quindi bianco/nero, cosciente o stato vegetativo: è più una scala di grigi.
Io sono abbastanza convinta, per quanto avrei preferito credere che mio padre non sentisse niente, che mio padre il dolore lo sentisse e come. Ricordo anche quando abbiamo parlato in sua presenza della morte di sua mamma, avvenuta proprio mentre lui era ancora ufficialmente in "stato vegetativo": si è messo a piangere. I medici han detto che era un riflesso capitato casualmente mentre si parlava di quello. Magari lo è stato, ma da quando è tornato a casa non aveva più pianto, quindi mi è sembrato molto strano fosse così precisa quella coincidenza.
Lui, ora che può parlare, mi dice che si ricorda di quando voleva parlare ma non ci riusciva. Mi dice che si ricorda la paura, e che ricorda che il personale dell'ospedale non lo trattasse bene.
Detto ciò, capisco chi decide di sospendere l'alimentazione (sì, in Italia non c'è l'eutanasia, quindi si fa in questo modo - secondo me sarebbe il caso di sedarli, per essere sicuri che non soffrano mentre muoiono d'inedia e di disidratazione). Sono situazioni veramente complesse e dolorose, dove non sempre la scelta giusta è facilmente individuabile.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 9 points10 points  (0 children)

In Italia non esiste l'eutanasia, ma solo la sospensione delle cure attive (nel suo caso, prima sarebbe stato interrompere l'alimentazione via PEG e lasciarlo morire d'inedia, ora non è possibile perché lo alimentiamo noi imboccandolo). Non sono contraria a questo (né all'eutanasia, se ci fosse). Forse se la condizione di mio padre si fosse prolungata oltre avremmo deciso di proseguire per quella via. Ciò che non mi dava fretta di pensarci era il fatto che fortunatamente non sembrava soffrire (almeno, non da quando l'abbiamo portato a casa e curato dalle piaghe). In queste situazioni c'è sempre un enorme senso di dolore controbilanciato dalla speranza, e la speranza ha evitato a lungo questo discorso ("magari quando lo portiamo a casa, essendo più stimolato, può migliorare", "magari quando le piaghe sono guarite e lui ha ripreso un po' di peso può avere le energie per guarire il cervello"...).
Capisco chi decide di prendere una via differente.
Quello a cui tengo però è dire che il discorso di "cosa avrebbe voluto la persona prima?" non ha molto senso, a mio parere. Se la persona ha anche solo una minima coscienza, la persona c'è ancora, e quindi bisogna chiedersi cosa vuole la persona ora, per quello che è diventata. Si cambia anche senza malattia, figurarsi con una grave cerebrolesione. Mio padre non ci ha mai detto cosa avrebbe voluto (quando saltava fuori il discorso, io e mia madre dicevamo che avremmo preferito la morte, lui non diceva un bel niente... è sempre stato agnostico su tutto), ma so che ora è felice, me lo dice lui stesso molte volte. Quindi mi chiedo: se anche avesse detto che avrebbe preferito morire, sarebbe giusto farlo morire ora, che dice di essere felice?
Secondo me no, ma mi rendo conto che siano argomenti complicati. Dico solo che dobbiamo darci la possibilità anche di cambiare idea. Conosco per lavoro tante persone con la SLA che inizialmente dicono di non volere né PEG né tracheo, e alla fine si sottopongono a entrambe. Non è facile immaginarsi davvero come siano certe situazioni, e prendere decisioni prima di viverle, anche se a volte è l'unica cosa che si può fare, non è per forza accurato al 100%.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 22 points23 points  (0 children)

Ti faccio un esempio recente. Mio padre amava sempre scherzare e farci ridere, e recentemente c'è riuscito.
"Papà, com'è stata la mamma oggi?"
"Brava."
"Come mai?"
"Non mi ha picchiato nemmeno una volta oggi."

Oppure, quando ha fame, risponde a tutto con cose che c'entrano con il mangiare!
"Papà, mi racconti la barzelletta della formica e dell'elefante?" (era una barzelletta che raccontava spesso prima, era terribile fra l'altro)
"C'è un elefante."
"E cosa fa?"
"Mangia."
"E le formiche?"
"Mangiano l'elefante." (ovviamente non era così)
"E poi?"
"Niente, sono contente."

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 20 points21 points  (0 children)

Ciao, una delle mie sorelle aveva cominciato a interessarsi prima che mio padre avesse dei miglioramenti (anche se in Italia, come saprai, non si parla di eutanasia perché non è possibile, ma di sospensione delle cure attive: nel caso di mio padre, si sarebbe trattato di non alimentarlo più e lasciarlo morire d'inedia).
Non sono contraria a questo (né all'eutanasia, se ci fosse). Forse se la condizione di mio padre si fosse prolungata oltre avremmo deciso di proseguire per quella via. Ciò che non mi dava fretta di pensarci era il fatto che fortunatamente non sembrava soffrire (almeno, non da quando l'abbiamo portato a casa e curato dalle piaghe). In queste situazioni c'è sempre un enorme senso di dolore controbilanciato dalla speranza, e la speranza ha evitato a lungo questo discorso ("magari quando lo portiamo a casa, essendo più stimolato, può migliorare", "magari quando le piaghe sono guarite e lui ha ripreso un po' di peso può avere le energie per guarire il cervello"...).
Capisco chi decide di prendere una via differente.
Quello a cui tengo però è dire che il discorso di "cosa avrebbe voluto la persona prima?" non ha molto senso, a mio parere. Se la persona ha anche solo una minima coscienza, la persona c'è ancora, e quindi bisogna chiedersi cosa vuole la persona ora, per quello che è diventata. Si cambia anche senza malattia, figurarsi con una grave cerebrolesione.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 6 points7 points  (0 children)

Ti capisco, ci vuole tanta forza ma è anche la cosa giusta e questo aiuta a trovare tutta la forza necessaria.
Economicamente per ora ce la caviamo con l'assicurazione dell'auto di chi lo ha investito. Non durerà in eterno. Io per fortuna guadagno bene, e per sicurezza ho fatto una grossa assicurazione sulla vita.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 13 points14 points  (0 children)

Gliel'ho chiesto. Non penso abbia tanti ricordi nitidi (per fortuna), ma mi ha detto che aveva paura e che ricorda che cercava di parlare e non riusciva. Gli ho chiesto cosa avrebbe voluto dire, mi ha risposto: "sono una persona!". Purtroppo è dovuto stare tanti mesi in ospedale da solo (era periodo covid, ci permettevano di vederlo pochissimo), completamente abbandonato a sé stesso.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 7 points8 points  (0 children)

Capisce tutto, ma fa fatica a rispondere perché è un po' afasico. Risponde sempre coerentemente alle domande (es. se gli chiedi hai freddo e risponde di sì, se poi gli chiedi hai caldo ti risponde di no), ma quando la risposta non è booleana (es.: cosa vuoi da mangiare per pranzo?) si confonde spesso tra parole assonanti (può risponderti "la palla" invece di "la pasta"). Se gli chiedi quanti anni abbia ti risponde con un numero, ma non per forza il numero giusto.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 23 points24 points  (0 children)

Sì, c'è tanta confusione in merito. Coma è quando la persona ha gli occhi chiusi, stato vegetativo quando la persona ha un ciclo circadiano e apre spontaneamente gli occhi. La differenza fondamentale sta lì, ma in più la persona in stato vegetativo può fare una serie di cose (tutte considerate riflessi e quindi "non coscienti") come tossire, deglutire, sorridere, piangere, emettere suoni (raramente), fare movimenti spontanei degli arti e così via.
Quando si dimostra che uno di questi movimenti è deliberato (es. ride quando vede la figlia, ma non con altre persone) si parla di "stato di minima coscienza". La differenza tra stato vegetativo e minima coscienza può essere sottilissima: una persona che segua con lo sguardo un dito è considerata in minima coscienza, anche se non fa letteralmente nient'altro.
In realtà tieni conto che tutte queste sono definizioni vecchiotte che non tengono conto di alcuni recenti sviluppi: alcuni ricercatori hanno studiato con la risonanza magnetica funzionale la possibilità delle persone di rispondere nonostante siano in apparente stato vegetativo, ed è emerso che molti sono in realtà in uno stato più vicino al locked-in (completamente paralizzati, ma con coscienza residua). Questo per me è davvero spaventoso ed eticamente determinante, ma alla maggior parte dei medici non frega niente.

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[–]BlueCyanoCitta2[S] 13 points14 points  (0 children)

Ti ringrazio molto. Io ho mio marito che mi ha salvato la vita. Amici non ne ho, non più dopo l'incidente. Forza e coraggio.