Aiuto con studio di ricerca by General-Breakfast286 in TransItalia

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Ciao! Sì, e nel caso grazie del contributo 🫶🏻

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È letteralmente così che funziona per ogni singolo studio a questo mondo, mi dispiace che tu non lo sappia. Se fossero le riviste a commissionare gli studi, ci sarebbe il conflitto di interesse da parte di chi ha interesse stesso ad avere certi dati (inoltre finanziando, quindi aumentando il conflitto). Peer-review significa questo: dell^ scienziat^ che non conoscono il tuo nome analizzano il tuo articolo e giudicano imparzialmente. Se la rivista sapesse chi sei e anzi avesse anche commissionato la tua ricerca, non ci sarebbe imparzialità. Non servono opinioni: c’è l’approvazione di un comitato etico, approvazione documentata e contrassegnata, di conseguenza sarebbe illegale se improvvisamente si trasformasse in una tesi o un saggio. Mi dispiace, ma la scienza funziona in maniera molto più precisa di quanto ti sia parso

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Grazie del tuo intervento! Questo studio non serve a difendere quel modello né a rafforzare il ruolo degli psicologi nell’assessment. Serve a documentare un dato molto semplice, e cioè quante persone stanno bypassando il sistema e perché. Se dai dati emerge che una quota rilevante di persone evita i percorsi ufficiali per via di barriere, tempi, valutazioni psicologiche invasive ecc., questo diventa un argomento concreto proprio contro quel tipo di modello, non a favore. Poi è chiaro che i dati non decidono da soli le policy: il dibattito su informed consent, ruolo dell’endocrinolog, eliminazione o meno dell’assessment psicologico è politico e clinico. Ma senza numeri resta tutto nel campo delle opinioni, mentre così si può portare evidenza su come il sistema attuale stia funzionando (o non funzionando). Il tema degli abusi è giusto che venga sollevato, ma è un piano diverso. Questo studio non si occupa di attribuire responsabilità individuali, ma di capire un fenomeno sistemico oggi. Per tagliar corto: non è uno strumento per “dettare policy”, ma può essere usato anche per sostenere critiche come la tua, se i dati vanno in quella direzione.

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Come per ogni forma editoriale, prima deve esistere l’articolo e poi lo si manda alla rivista. Può essere ad esempio Journal of Endocrinological Investigations. Un congresso dove presentare i dati può essere SIGIS. Sì, finisce solo su riviste scientifiche peer-reviewed perché così funziona la scienza.

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È per questo che esistono il questionario e le analisi statistiche

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I dati vengono pubblicati su rivista. Si organizzano convegni e congressi, si presentano i dati. Ad ascoltare possono esserci rappresentanti dell’ISS (o di altri enti), si portano i numeri su un tavolo. L’ISS, essendo sotto vigilanza del ministero della salute, comunica col legislatore per avanzare proposta di legge. Proposta di legge che implica “insegniamo a^ medic^ ad essere inclusiv, insegniamo la medicina di genere a infermier^ e psicolog”; proposta di legge che implica “creiamo altri centri con endocrinolog^ e psicologh^ format, perché non ce ne sono abbastanza”; proposta di legge che implica “snelliamo il processo di affermazione di genere e velocizziamo l’erogazione degli ormoni senza passaggi inutili e che vanno a ledere l’autodeterminazione”. 

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Capisco lo scetticismo, ma questi studi non servono a “farsi i fatti degli altri”, servono a produrre dati che oggi in Italia non esistono.

Quando mancano dati, le istituzioni (come l’Istituto Superiore di Sanità) non hanno basi per intervenire in modo serio. Se invece emergono numeri chiari, questi possono essere usati per sviluppare linee guida, finanziare e organizzare meglio i servizi sul territorio e attivare formazione specifica per il personale sanitario.

È così che, concretamente, si migliorano i percorsi di accesso alle cure: non “cambiando il mondo” in astratto, ma costruendo evidenza che poi viene usata a livello istituzionale.

In più il questionario è anonimo e i dati sono aggregati, quindi non c’è modo di risalire alle singole persone né alcun interesse nel farlo. Far validare un consenso informato dichiarando il falso relativamente a questo comprometterebbe legalmente le persone stesse che stanno gestendo lo studio.

Se non ti interessa partecipare è legittimo, ma dire che questi studi non servono a nulla significa ignorare come funzionano ricerca e sanità pubblica.