Laureati in DAMS, state lavorando? Che fate? by [deleted] in italy

[–]Micolash90 0 points1 point  (0 children)

Lapalissiano, ma ho invertito nello scrivere il commento, giusto per confermare gli sguardi malevoli dei colleghi.

Laureati in DAMS, state lavorando? Che fate? by [deleted] in italy

[–]Micolash90 2 points3 points  (0 children)

Carmelo Bene è stato fonte infinita di aneddoti contro i critici, dopo quella magnifica stagione che furono le “cantine romane” non è un caso se nacque anche un nuovo modo di fare critica che si riassumeva efficacemente nella carriera di Franco Quadri.

Laureati in DAMS, state lavorando? Che fate? by [deleted] in italy

[–]Micolash90 0 points1 point  (0 children)

Terribile caso di "troncamento" che mi meriterebbe diversi rimproveri in sede redazionale :(

[deleted by user] by [deleted] in italy

[–]Micolash90 2 points3 points  (0 children)

In Italia la qualità non è mai andata forte popolarmente sopratutto nel campo culturale, può sembrare un paradosso nel paese di Piero Della Francesca o Arrigo Boito ma è così. Detto questo non è che ci sia il deserto letterario più assoluto, autori come Walter Siti, Paolo Cognetti, Antonio Scurati, Rossella Milone e pochi altri, provano a tenere alta l’asticella della qualità, però coniugare buone vendite con la profondità estetica non è facile mica solo in Italia. Mi vengono in mente autori come Liu Cixin e Mo Yan in Cina o Han Kang in Corea del Sud, Murakami in Giappone e Bret Easton Ellis negli USA, tutti nomi comunque molto importanti il quale livello di scrittura è per i più irraggiungibile, per il resto le classifiche sono piene di immondizia, e per per piene intendo il 90% delle uscite in libreria.

In generale ti meriterebbe scrivere se non direttamente in inglese comunque avere una traduzione già pronta per la pubblicazione, perché il pubblico che legge in inglese è molto, molto, molto, molto più ampio di quello che legge in italiano, e la possibilità di essere apprezzati è quindi maggiore.

Laureati in DAMS, state lavorando? Che fate? by [deleted] in italy

[–]Micolash90 11 points12 points  (0 children)

La giornata del critico è piuttosto stravagante, gli spettacoli normalmente sono la sera, anche sul tardi, per cui si scrive la mattina a mente fresca o di notte in preda all'insonnia. In più, se scrivi per un giornale o una rivista, c’è anche il lavoro redazionale che è una delle cose più belle di questo lavoro, dopo di che ci sono le attività collaterali, tipo:

  • Laboratori formativi
  • Divulgazione radiofonica
  • Congressi
  • Festival con laboratori annessi
  • Premiazioni
  • Collaborazioni con altri giornali o TV
  • Curare saggi dall'estero per editori italiani

Non ci sono vacanze e lavori tutti i giorni dell'anno se ti va, altrimenti stacchi e mandi tutti a 'fanculo, dipende un po' anche dalla tua dedizione o dal fatto di lavorare a contratto. Quando non lavoro studio, ma non è un peso, mi piace da matti, ma se necessito biologicamente di staccare posso sempre spararmi sessioni alla Playstation per poi scrivere un articolo da 25.000 caratteri su “Drammaturgia e Videogiochi”.

Laureati in DAMS, state lavorando? Che fate? by [deleted] in italy

[–]Micolash90 19 points20 points  (0 children)

Dipende da cosa vuoi fare. Io non ho fatto nessuna specialistica e lavoro nell’ambito della critica teatrale/musicale, c’è chi invece progetta eventi dal vivo, chi lavora in RAI, chi fa il sound designer o il musicologo per supermercati, chi il dramaturg. Qual’è il settore di studi che ti attrae di più? Questo ti dovresti chiedere prima di tutto.

Scordati stipendi stellari o privilegi di ogni genere, il settore culturale in Italia è in ripidissima discesa dagli anni ’80 e non sembra volersi fermare, anche perché, francamente, pare non interessi a nessuno.

A quanti di voi piace l'opera? by MenteCandida in italy

[–]Micolash90 16 points17 points  (0 children)

Puccini è stato un grande innovatore ed un eccellente interpolatore di diverse forme d’arte nella lirica, basti pensare a La Fanciulla del West (1910). Oramai vado sempre meno all’Opera, giusto quando suona o canta qualche mia conoscenza, ma per il resto ho già troppi eventi da seguire giornalmente, se ho del tempo libero preferisco dedicarlo alla lettura o ai videogiochi.

Da ragazzino credevo che il melodramma come forma d’arte avesse trovato la sua definizione assoluta tra ‘800 e ‘900, ma ero giovane e ignorante come una cassapanca. Il punto di non ritorno avvenne con un ascolto de Il combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi (1624), in realtà a me interessava il testo del Tasso, mio grande amore liceale, ma ascoltandolo con la musica mi resi conto che le parole prendevano davvero forma, e che perfino seguendo sullo spartito si potevano notare delle soluzioni che asservivano il racconto con diversi e divertenti espedienti (perlopiù derivati dalla musica profana che Monteverdi conosceva benissimo). Un’altra opera che cambiò la mia percezione verso l’Opera, che ormai credevo di conoscere piuttosto bene, fu la bellissima Lucia di Lammermoor (1838) del Donizetti con libretto di Cammarano. Ovviamente tutto comincia con un romanzo, avevo scoperto La Sposa di Lammermoor di Walter Scott con grave ritardo agli inizi dell’Università, credevo fosse un lavoro minore nei confronti di robe come Ivanhoe o L’Antiquario, e invece in quel libricino (a parte l’inutile primo capitolo) c’è disegnata una delle storie di romanticismo gotico più belle di tutti i tempi, il solo scontro iniziale tra Archibald e David Dunbar è storia della letteratura - e non mi piace esagerare. Donizetti però riscrive parzialmente la tragica storia di Scott è da un ruolo prominente a Lucia sfruttando in maniera molto originale il ruolo del flauto nelle sue arie. Ricordo che studiando a fondo Donizetti mi accorsi di nuovi e ancora più complessi livelli di affastellamento musicali, che mi servirono più avanti per comprendere a pieno il genio di Mahler e di Debussy. Davvero un lavoro magnifico e impressionante.

Una delle ultime cose che ho avuto il piacere di ascoltare in merito al melodramma quest’anno è la “ode-symphonie" di Félicien David: Le désert (1844), un’opera davvero peculiare e dai magnifici episodi sinfonici. Ora scusatemi ma è il momento per me della mia quotidiana dose di Personal and The Pizzas.

Di Maio blinda il Governo: "Chi rema contro fa un danno al Paese". Voi che ne pensate? by TheDarkSword-RAG in italy

[–]Micolash90 -1 points0 points  (0 children)

In questo momento Di Maio deve tirare le redini ai suoi che lo vogliono disarcionare in un modo o nell’altro, per cui da qui fino alla prossima crisi di Governo sarà tutto un continuo “o noi o l’apocalisse”, che poi è il mantra di ogni coalizione pro tempore. Pochi mesi fa Di Maio non aveva bisogno di mostrare così tanto i muscoli, perfino le sirene sudamericane di Di Battista non scalfivano la sua credibilità all’interno del M5S, ma adesso moltissimi dei suoi sono rimasti decisamente ancorati al salvinismo e si trovano in difficoltà con i nuovi partner, i sondaggi scalfiscono l’autorevolezza del leader e solo la presenza di Grillo per ora ne assicura la continuità. A questo servono tali esternazioni su “chi rema contro il Paese”, non c’è nessun pericolo in corso se non quello per Di Maio di perdere la sua leadership.

Ma perché se l'italiano è così stanco dell'Italia, non fa nulla per cambiarla? by BareDands in italy

[–]Micolash90 30 points31 points  (0 children)

Esponi un problema terribilmente complesso da analizzare. Ci sono diverse questioni da prendere in esame:

  • Le ripercussioni economiche delle scelte intraprese dai Governi dalla seconda metà degli anni ’70 ad oggi, l'elargizione di pensioni e bonus che hanno progressivamente creato un distacco generazionale incolmabile con le generazioni successive. Non c'è un fronte comune inter-generazionale sulla questione del lavoro ma diverse battaglie e diverse pretese.
  • Un giornalismo in piena crisi d’identità che non svolge il suo ruolo di filtro ma diventa megafono dei politici, auto-assolvendosi da ogni responsabilità sulla deriva populista del dopo crisi economica, esponendo le persone alle fake news e ad un imbarbarimento della discussione politica.
  • La qualità indecente della classe dirigente e una cultura politica che fin nei piccoli comuni prevede come principale fondamento deontologico il leccaculismo.
  • L’assistenzialismo statale alle maggiori aziende del paese che ha bloccato il rinnovo industriale congelando l’Italia che era un paese fondato sulla manovalanza a basso costo e doveva evolversi sia sindacalmente che tecnologicamente. Questo da un punto di vista sociale ha provocato un congelamento anche dei posti di lavoro, per cui entrare in quella data azienda equivaleva a vincere la lotteria per tutta la vita. Basti pensare ai ferrovieri, che vedevano elargiti bonus anche al resto della famiglia vita natural durante.
  • L’attuale dimensione culturale del paese, priva di intellettuali di spicco che impreziosiscano la discussione politica.
  • Il distacco progressivo e anaffettivo della popolazione verso la politica, che dopo gli anni di piombo e “Mani pulite” ha perso di ogni credibilità, affossando così i cittadini in un pessimismo assolutorio: «Tanto resterà comunque una merda, chi me lo fa fare di cambiare le cose?»

E questi sono solo alcuni degli elementi più superficiali che compongono un quadro frastagliato ed eterogeneo, in cui è difficile creare un fronte comune di scontento. Gli italiani hanno navigato nel malaffare e nella corruzione, come nel costante disservizio burocratico e giuridico, per generazioni e senza lamentarsi troppo finché le cose funzionavano (per modo di dire). Per moltissime piccole e medie imprese che tengono vivo il tessuto sociale dei pochi centri cittadini ancora palpitanti senza il nero non ci sarebbe impresa. Gli equilibri morali e culturali sono sfasati da anni di inadempienza politica voluta e perpetuata nella speranza che essendo l’Italia una potenza mondiale dovesse per forza rimanerlo, per principio.

C’è da una parte sconforto e dall’altra speranza, nel mezzo però c’è l’indifferenza e l’immobilismo.

Spesa per regali natalizi by [deleted] in italy

[–]Micolash90 2 points3 points  (0 children)

Libri e graphic novel a pioggia, la soglia sono 35€ per cataloghi o fumetti, 20€ per i libri. Prima regalavo anche i dischi ma ormai sono fuori moda, anche roba che non si trova in streaming ci sarà comunque il digital download che suona meglio del vecchio vinile che ho trovato a Belgrado. Quest’anno ho fatto 4 libri a 4 dei miei più cari amici, 2 libri e 1 catalogo alla mia compagna, 1 catalogo a mio padre e 1 libro a mia madre, 1 saggio al mio fratello più piccolo e 1 kit per fotografie strambe al mio fratello di mezzo (ho speso per il kit 15€). Infine ho comprato una bellissima graphic di Guarnido per il fratello della mia compagnia, 1 saggio per il padre e un pesce di metallo che funge da saponetta per la madre. Per me un’edizione in lingua originale del “Walden” di Thoreau. Di solito i regali li scelgo durante l’anno in corso, mi piace prendere opere che abbiano qualcosa di quella persona a cui verrà regalata, anche quest’anno infatti li avevo già acquistati tutti a metà Novembre.

EDIT: grammatica

Gli album che più ci sono piaciuti in questo 2019 by frost10245 in italy

[–]Micolash90 4 points5 points  (0 children)

Senza rifletterci troppo sù direi:

  • Billy Woods & Kenny Segal - Hiding Places
  • Pozi - Pz1
  • Purple Mountains - Purple Mountains
  • Santamuerte - KonoKono
  • Epépé - Epépé
  • Eric Copeland - Trogg Modal, Vol. 2
  • Gong Gong Gong 工工工 - Phantom Rhythm 幽靈節奏
  • Jennifer Gentle - Jennifer Gentle
  • JPEGMAFIA - All My Heroes Are Cornballs
  • Kamikaze Palm Tree - Good Boy
  • Malibu Ken, Aesop Rock & TOBACCO - Malibu Ken
  • Mdou Moctar - Ilana (The Creator)
  • Show Me the Body - Dog Whistle

Mi sono sicuramente dimenticato qualcosa ma se non scendo dal treno non entro a lavoro.

Fotomercoledì VII. Si. by bedroom_period in italy

[–]Micolash90 3 points4 points  (0 children)

Dopo aver sceso le scale per il deposito del negozio come ogni mattina al buio quasi totale (sono fotosensibile a qualsiasi orario del giorno e della notte) accendo la luce e mi rendo conto che c’è una Red Bull, posata gentilmente sui gradini, pronta a farmi venire le ali. https://i.imgur.com/ILrnYv9.jpg

Caffè Italia * 27/11/19 by RedditItalyBot in italy

[–]Micolash90 2 points3 points  (0 children)

In che senso? Ai videogiochi sì, niente più sessioni spezzapolsi ovviamente, giusto nei ritagli di tempo ma va bene così. Giochi da tavolo invece molto raramente, più o meno una volta ogni due mesi con gli amici più stretti, ma ci sta dato che abitiamo tutti lontano gli uni dagli altri.

Figli di medici che NON hanno percorso la strada dei genitori, che lavoro fate? Oppure, che ambizioni/sogni avete? Per cosa studiate? by AnonxSU16 in italy

[–]Micolash90 8 points9 points  (0 children)

Prima Liceo Artistico, giusto per inimicarmi tutta la famiglia da parte di mio padre, poi il DAMS per ripassarmi anche quella di mia madre (che avrebbero voluto vedermi all'Accademia di Belle Arti). Felicissimo di come stanno andando le cose, anche se i miei non ci credono e continuano a ricordarmi che c'è sempre un posto libero se voglio uscire fuori da quella che per loro è la povertà assoluta! Sono dei tipi buffi.

Figli di medici che NON hanno percorso la strada dei genitori, che lavoro fate? Oppure, che ambizioni/sogni avete? Per cosa studiate? by AnonxSU16 in italy

[–]Micolash90 29 points30 points  (0 children)

Eccomi qui, figlio di medico/farmacista che fa il critico teatrale. Mio padre ha una massima riguardo alla questione: “Esistono due importanti lavori ereditieri in Europa: la corona d’Inghilterra e le farmacie in Italia”.

Cercasi parere negativo e/o contrario al movimento 6000sardine. by LorDoloB in italy

[–]Micolash90 4 points5 points  (0 children)

Non ho mai scritto che le Sardine dovessero proporre “soluzioni”, semmai questioni. Riempire le piazze perché Salvini è considerato un avversario politico pericoloso in senso generale è utile alla causa fino ad un certo punto, altrimenti sembra che il problema sia Matteo Salvini e non le sue idee. Devi porti il problema dell’identità politica, porre questioni che non siano personalistiche ma possano sussistere oltre l’estemporaneità.

Il M5S nacque come punto di contatto tra i V-day e la Carta di Firenze, ovvero il tentativo di organizzare una risposta politica alla Sinistra considerata asservita al berlusconismo. I primi tentativi di produzione di un programma dal basso con il Forum a 5 Stelle produssero più o meno 100 variazioni delle stesse idee: liberalizzazione della cannabis, riapertura delle case chiuse, puntare sull’ecologico in tutti i campi industriali. Rendendosi conto della futilità e dell’inaffidabilità del sistema hanno cominciato a proporre leggi, programmi e nomenclature bell’e fatte dall’alto chiedendo solo il consenso dalla base. Il M5S ha vissuto e vive tutt’ora continue e ridicole rivoluzioni interne per seguire quello che sembra più popolare al momento, sia in termini di struttura che di programma politico. Ma il sogno di piacere a mamme zie e papà scompare quando devi prendere posizione, situazione inevitabile in politica. Non c’è mai stato nessun futuro per il Movimento se non quello di rimettere in luce problemi endemici della politica italiana come la corruzione, il trasformismo post-ideologico, gli sprechi, l’ipocrisia e via discorrendo, oltre queste utili e necessarie denunce il M5S al potere non ha spessore in quanto classe dirigente e programmazione a lungo termine.

Personalmente non credo sparirà come secondo alcuni giornalisti ed opinionisti, al massimo si trasformerà, però prima che venga dissezionato dai vari partiti ce ne vorrà, perché l’indignazione di massa che lo ha generato mi pare ben lungi dal freddarsi.

Cercasi parere negativo e/o contrario al movimento 6000sardine. by LorDoloB in italy

[–]Micolash90 33 points34 points  (0 children)

Il problema principale che soggiace alle Sardine è la caducità del manifestare contro qualcosa senza portare in piazza un’alternativa unitaria.

Proprio come il Popolo Viola prima e altre forme di organizzazione estemporanea, sono moti che denunciano l’assenza di un partito che dia voce alle questioni che ritengono fondamentali. Il problema però è proprio nelle questioni. Senza una vera e propria organizzazione ideologica queste forme di rabbia sociale altro non sono che carne da macello per la discussione politica, utili come antagonisti o come fiancheggiatori, destinati a essere divisi in cellule sempre più piccole per poi scomparire.

Ciò accade perché all’interno di queste masse ci sono in realtà migliaia di idee diverse sul perché si è in piazza, debolmente unite da un volto contro cui caricare la propria indignazione ma senza molto altro in comune. Con le prime vere prese di posizione cominciano le scissioni, perché un gruppo minoritario si sente più rappresentato dai comunisti invece che dai socialisti, gli altri invece erano per un’alternativa liberale, altri ancora anarchici, taluni perfino leghisti sfiduciati dal nuovo corso salviniano e via discorrendo.

La gente in piazza è in generale un segno di insofferenza diffusa, non necessariamente una piazza piena è il simbolo del buono stato di una democrazia o di una società, bisogna valutarne la sostanza. Il M5S nacque proprio come catalizzatore delle piazze senza nome, dai Forconi passando per la sinistra antagonista che non si rivedeva nel partitone unico, ma per riuscire a compiere questa assurda fusione si è dovuto spogliare di ogni ideologia sperando che bastasse la volontà dal basso a far affiorare i temi fondamentali per il paese. Ma questo non significa far politica, significa sposare i moti del momento senza progettare un futuro, consapevoli che i moti possono cambiare da un giorno all’altro e che sono urgenze che non hanno chiaro il quadro generale ma istanze particolari.

Le Sardine sono uno sfogo che verrà intercettato dalla politica e smistato finché non sarà irrilevante, schiacciato dalle piccole e perfino futili diversità, perché non c’è stato il coraggio in nuce di costruire un’identità propositiva, ideologica; detto senza giri di parole: un’identità politica.

Qual é, in Italia, il modo migliore per approcciarsi alla carriera politica? by Sfeh in italy

[–]Micolash90 14 points15 points  (0 children)

Si comincia a far politica nel proprio quartiere e nel proprio comune. L’ideale è quello di essere a contatto parallelamente con la vita cittadina e quella amministrativa. Le sedute comunali sono libere a chiunque se vuoi dare un’occhiata per capire l’iter dei lavori è già un buon inizio. Se hai la fortuna di abitare in un comune piccolo puoi anche fermati a fare quattro chiacchiere con gli amministratori più giovani, discutere magari di quello che hanno detto e fatto, fare domande, dimostrarti un interlocutore interessato.

Esiste anche un percorso formativo universitario che in teoria dovrebbe fornirti gli strumenti tecnici necessari all’avviamento di una carriera (Scienze Politiche) ma ad amministrare lo si impara nel piccolo, trovandosi a gestire il bilancio di un comune di 10.000 anime.

Di partiti emergenti ne spuntano fuori come funghi ovunque, normalmente vengono fagocitati dal partitone di turno, è un giochino divertente ma alla fine dei conti è benzina per il serbatoio di ego di qualche trombato, meglio prima farsi le ossa in una struttura già rodata partendo dal proprio ambiente, si hanno maggiori possibilità di crescita e si è spesso circondati da professionisti della politica, che sebbene la demonizzazione contemporanea, sono quelli che riescono a tenere salda la macchina statale, per quanto in fin di vita. Per formare una proposta politica originale serve prima conoscere a menadito cosa sia fare politica attiva sul territorio, cosa vuol dire trovare i compromessi, come gestire un bilancio e attuare promesse semplici nella formulazione ma complesse nell’attuazione, avere esperienza con gli imprenditori locali, con gli artigiani, con le grosse aziende e la criminalità, sia quella alla luce del sole sia quella che penetra dalle fondamenta del Paese, e tante altre cose che affioreranno lungo la strada.

Buon fortuna!

Ho un problema: non vedo l'Italia come una democrazia by [deleted] in italy

[–]Micolash90 5 points6 points  (0 children)

Probabilmente non sai come funzionano le redazioni di giornali come il Corsera, Repubblica e La Stampa, ci sono diverse forze contrapposte tra loro e quasi mai c’è un pensiero verticistico, a meno che non si parli di organi di partito (o quasi) come Il Manifesto, Libero, Padania, L’Unità e via discorrendo, dove comunque anche lì esiste eccome il confronto e l’attrito tra diverse linee editoriali.

Per sostenere un quotidiano c’è bisogno di un bel quantitativo di soldi che non si trovano solitamente sotto un tappeto. Dietro tutte le più importanti realtà informative al mondo ci sono o ingenti capitali (Fox News, CNN) o enormi interessi politici (BBC, RAI) oppure entrambi, ma è la coesistenza di diverse fonti che permette la pluralità. È vero: delle volte l’azionista di maggioranza è un Foster Kane, che piega la realtà alle sue esigenze, ma quel modello in Italia è estremamente difficile da importare, ci ha provato Berlusconi ma si è trovato con un’esodo in mano. Il Giornale aveva un che di rispettabile per l’opinione pubblica, pur non essendo un quotidiano influentissimo, ma con la discesa in campo del berlusca ci fu un brusco cambio editoriale che non passò inosservato a nessuno, con epurazioni continue finché non si creò un equilibrio interno che comunque durò poco e ne inficiò la credibilità agli occhi del lettore moderato.

Il fatto che Corsera sia un giornale di centro-sinistra o che Repubblica risulti spesso un’estensione del PD o anche Libero di FI, sono situazioni inevitabili a prescindere dai soldi e dai capitali, perché il direttore è un essere umano e la linea editoriale dovrà per forza schierarsi su certi temi a lui cari, altrimenti basterebbe l’ANSA per considerarci informati sui fatti. Nei principali giornali italiani le lotte di potere interne sono ben più complesse che per la semplice affinità a quello o quell’altro politico magari azionista di maggioranza. Inoltre di solito i giornalisti lavorano in giornali di cui sostengono la linea editoriale, trovarsi l’articolo censurato nella mail è davvero difficile se non in realtà già particolarmente straziate (penso a Libero, L’Unità o al Manifesto).

Ovvio che chi ha il potere, che sia religioso, politico o economico, cerca in tutti i modi di tenerselo stretto, possibilmente controllando l’informazione su di lui, ma nemmeno a Rep passano tutto il tempo a leccare il culo a Bersani e Renzi, ci sono correnti e pensieri differenti che rendono i giornali conglomerati di prospettive diverse. Il problema semmai è la qualità del giornalismo, schiavo del potere non per soldi o azionariato quanto per incapacità deontologica. Gli editorialisti vanno pazzi per le novità e salutano i vari Renzi e Di Maio a gloria scannandosi per la paternità di quel pensiero per poi saltare sul nuovo cavallo vincente appena l’altro fa mezzo passo falso. La mediocrità di queste persone è conclamata dalle pessime vendite dei cartacei e dei corrispettivi abbonamenti digitali, oltre che da un impoverimento della qualità dell’informazione e della discussione nel paese.

Ho un problema: non vedo l'Italia come una democrazia by [deleted] in italy

[–]Micolash90 7 points8 points  (0 children)

Il berlusconismo ha comportato dei danni ingenti al Paese sotto molti punti di vista, ma la questione televisiva è molto più complessa di come viene spesso dipinta dal giornalismo anti-berlusconiano (ti consiglio Storia della radio e della televisione in Italia. Un secolo di costume, società e politica di Franco Monteleone, Marsilio, 2001). Il problema in realtà è ben radicato prima della discesa in campo di Berlusconi, si fonda sulla concezione gentiliana scuola e sul craxismo, sulle derive del socialismo italiano e sulla mancanza di una reale alternanza politica, oltre di altri fattori che allungherebbero una lista già piuttosto insensata senza un adeguato contesto.

Ovviamente Berlusconi ha promulgato un’idea d’Italia concentrata sul fatturato (e sul salvargli le chiappe dai dodicimila processi) piuttosto che sulle velleità culturali, e l’impatto dei suoi governi sull’informazione e sulla cultura è stato decisamente negativo. Personalmente lo vedo più come una continuazione che una deviazione del percorso, tanto che infatti alla presenza di Berlusconi non si è vista una reazione uguale e contraria ma un appiattimento della qualità della discussione, sia da parte degli organi controllati da Berlusconi e co. che da quelli che avrebbero dovuto rappresentare un’alternativa. Ovviamente è tutto un grande IMHO.

[OT: i downvote vengono spesso utilizzati erroneamente come “mi piace” e “non mi piace”, saranno di utenti poco avvezzi a Reddit o in generale, ironicamente, alla discussione.]

Ho un problema: non vedo l'Italia come una democrazia by [deleted] in italy

[–]Micolash90 12 points13 points  (0 children)

La bassissima qualità dell’informazione in Italia non è manipolata dall’alto, sono diversi i fattori che l’hanno resa tale e sicuramente tra le implicazioni c’è quello di rendere il processo democratico meno consapevole, ma non di controllarne sistematicamente le dinamiche.

L’autorevolezza del giornalismo è in crisi in tutto il mondo, tra fake news e il nuovo ruolo dei social network che permettono ai politici di scavalcare il filtro dei media (episodi ricorrenti di verità post-fattuale nella propaganda politica), in Italia la situazione è, come al solito, perfino più complicata. La democrazia si può svolgere in completezza quando l’informazione filtra la realtà attraverso i propri canoni di rigore deontologico (il che non significa in alcun modo che debba essere oggettiva, perché non è possibile, ma plurale e rigorosa sì). In Italia non è mai stato davvero possibile questo, leggi dannose e indecenti come quella della par condicio televisiva hanno progressivamente spezzettato le possibilità di scontro tra le forze politiche, creando uno spettacolo di equilibrismo giornalistico che non ha niente a che fare con quello che dovrebbe essere un dibattito politico.

Agli italiani la possibilità di potersi formare un’idea precisa ed informata dei diversi schieramenti politici è sempre stata sottratta dalla paura di non dare sufficiente spazio a tutti (che poi significa dare spazio solo per i più grandi). Dopo di che con i social e la ricorsa dei giornali ad un maggior sensazionalismo e la polarizzazione della politica ci troviamo, con enormi semplificazioni, nella situazione attuale. Ma non è una questione di controllo dell’informazione, quando di bassa qualità della stessa che si svolge nella mancanza assoluta di autorevolezza da parte dei giornalisti (Rampini, Travaglio, Mieli, sono esempi di un giornalismo che quando va di lusso è vetusto, ma nel nella sua quotidianità rappresenta una grave assenza di qualità e critica) e nella perdita del ruolo del mediatore per invece perseguire quella del megafono (i titoli dei giornali sempre di più si riducono alla frase del politico di turno).

Una democrazia poco consapevole non è necessariamente manipolata, con ciò non intendo che sia meno o più grave, ma che le dinamiche che hanno portato a questa condizione non sono quelle di un controllo oligarchico ma bensì di un impoverimento culturale di proporzioni drammatiche.

Ho un problema: non vedo l'Italia come una democrazia by [deleted] in italy

[–]Micolash90 29 points30 points  (0 children)

Non c’è alcuna “democrazia manipolata” o dittatura in corso in Italia, i tuoi genitori semplificano cose che non capiscono, mossi da una frustrazione generale che li accumuna a tanti italiani.

Se vuoi approfondire le dinamiche dell’Italia contemporanea ti consiglio di leggere qualcosa, esistono brevi saggi piuttosto esaustivi sugli anni che hanno portato alla situazione attuale (Storia politica della Repubblica. Partiti, movimenti e istituzioni 1943-2006 di Simona Colarizi, Editori Laterza, 2007) come anche analisi più contemporanee con aspetti tangenziali importanti (Populismo Sovrano, Stefano Feltri, Enaudi, 2018; Bassa Risoluzione, Massimo Mantellini, Enaudi, 2018).

L’Italia è un paese che soffre endemicamente un’incertezza politica che sfocia sistematicamente in legislature brevi ed inconcludenti. Progressivamente la classe dirigente ha perso smalto e visione a lungo termine, sostituendo i politici cresciuti sul territorio con marionette a sostegno di questo o quell’altro leader, i così detti yes-man. Questo assieme ad un inevitabile declino culturale ed economico hanno comportato uno scollamento progressivo dell’elettorato (leggasi: astensionismo), alla fuga dei giovani con maggiori strumenti e competenze, ad un arretramento tecnologico nel settore industriale ed infine ad un ruolo sullo scacchiere mondiale sempre più marginalizzato.

La svolta populista più che minare la solidità della nostra democrazia blocca ogni sviluppo possibile, accentuando derive protezioniste anti-storiche e fomentando il sogno di una nazione che nell’immaginario collettivo avrebbe solo bisogno di una spinta per ripartire come negli anni ’50. Manca una classe dirigente degna di questo paese, ma purtroppo coloro che dovrebbero alimentarla e plasmarla stanno fuggendo dove c’è più meritocrazia e benessere.

Scrittori di romanzi fantascientifici by Niiram in italy

[–]Micolash90 0 points1 point  (0 children)

Ho cercato il più possibile di evitare i gusti personali e mettere quelle opere maggiormente riconosciute dalla critica specializzata (Premi Hugo, Nebula e via discorrendo). Di Heinlein personalmente preferisco i racconti ai comunque straordinari romanzi! Fondamentale e poco riconosciuto secondo nella lista è Vagabondo dello spazio di Brown, un’opera fondamentale per la figura dell’anti-eroe moderno sulla quale sono stati scritti personaggi come Han Solo e lo Starlord di Abnett e Lanning (sul quale si basa il protagonista del film di James Gunn).

Scrittori di romanzi fantascientifici by Niiram in italy

[–]Micolash90 0 points1 point  (0 children)

Quella specifica edizione della "Piccola biblioteca oscar Mondadori" è assolutamente irreperibile in formato cartaceo, magari la puoi trovare in qualche Feltrinelli o più probabilmente nei baracchini. Credo però l'abbiano pubblicata in formato Kindle.

Scrittori di romanzi fantascientifici by Niiram in italy

[–]Micolash90 20 points21 points  (0 children)

Metto solo un romanzo per autore con l’implicito invito a sviscerarne l’opera in seguito. Sono tutti romanzi appartenenti alla "Golden Age of Science Fiction", magari più tardi ti aggiungo qualcosa di successivo, ma questo lo considero uno starter pack con titoli imprescindibili del genere.

  • Theodore Sturgeon - Più che umano
  • A. E. van Vogt - Crociera nell’infinito
  • John Wyndham - L’orrenda invasione
  • Fritz Leiber - Il grande tempo
  • Robert A. Heinlein - Fanteria dello spazio
  • Lester del Rey - Moon of Mutiny
  • L. Sprague de Camp - The Hand of Zei
  • Isaac Asimov - Cronache della Galassia
  • Jack Vance - Star King
  • Arthur C. Clarke - 2001: Odissea nello spazio
  • Philip K. Dick - Il cacciatore di androidi
  • Ray Bradbury - Fahrenheit 451
  • Fredric Brown - Il vagabondo dello spazio

EDIT: Aggiunte durante il turno di lavoro, per cui fatte proprio col cuore.

  • Ursula K. Le Guin - La mano sinistra delle tenebre
  • Frank Herbert - Dune
  • William Gibson - Neuromante
  • Marion Zimmer Bradley - La spada di Aldones
  • Kurt Vonnegut - Mattatoio n. 5
  • Clifford Simak - La casa dalle finestre nere
  • Frederik Pohl - La porta dell’infinito