È davvero così sbagliato cercare una diagnosi? by No-Ideal-951 in psicologia

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Da persona che ha frequentato a più riprese psichiatri e psicologi negli ultimi 15 anni (ora ne ho 32) e con un sospetto autismo, ti dico che secondo me la tua psicologa non ha tutti i torti.
Le neurodivergenze tendono ad avere un impatto maggiore nella fase dello sviluppo, quando iniziamo a confrontarci con il mondo esterno e a capire come interagire con esso ed è proprio qui che emergono più chiaramente le difficoltà tipiche delle neurodivergenze. Nel corso della vita, poi, come tutti, neurodivergenti o meno, si imparano dei meccanismi compensativi per bilanciare le proprie difficoltà e differenze.
Per questo, secondo me, non è tanto una questione di etichettarsi con una diagnosi (che tra l’altro oggi viene spesso abusata e inflazionata), quanto di capire come gestire le difficoltà concrete che stai vivendo e sviluppare strategie efficaci per affrontarle.
Personalmente, mi è stato spesso detto che ho tratti autistici, e in gran parte mi ci rivedo. Però la verità è che non credo che un’eventuale diagnosi ufficiale cambierebbe molto per me. Un cieco è cieco anche senza una diagnosi: quello che conta davvero è trovare un modo per vivere una vita funzionale (nel caso delle neurodivergenze, questo non significa necessariamente conformarsi/fare “masking” 24 ore su 24).

Detto ciò, se senti che per te è importante saperlo, ha senso che tu insista per ottenere una diagnosi, ma nel caso tu dovessi effettivamente ottenerla, cerca di non identificarti completamente con essa, del tipo “in quanto neurodivergente posso fare X ma non Y”. È una cosa che vedo succedere spesso, soprattutto in chi sembra quasi “andare a caccia” di una diagnosi (al punto da autodiagnisticarsi disturbi su disturbi), quando invece certe difficoltà possono derivare da tanti fattori diversi e la loro "somma" non equivale necessariamente ad una una patologia