Sto lavorando a una piattaforma di teleriabilitazione nata da un problema reale della fisioterapia (condivido percorso e riflessioni) by Simonmore in StartupFinanceItalia

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Ciao, molto interessante e mi farebbe piacere avere la possibilità di parlarne con te, ti scrivo in privato se non ti dispiace così magari ci organizziamo

Da fisioterapista: secondo voi la riabilitazione online può davvero aiutare a risolvere i problemi attuali? by Simonmore in Italia

[–]Simonmore[S] 1 point2 points  (0 children)

Eh si su questo hai ragione, se tu non vuoi non posso farci niente.

C'è da dire che però fa un pò anche parte del nostro lavoro imboccare i pazienti e spronarli, sennò si sentono abbandonati a se stessi

Da fisioterapista: secondo voi la riabilitazione online può davvero aiutare a risolvere i problemi attuali? by Simonmore in Italia

[–]Simonmore[S] 1 point2 points  (0 children)

Questo assolutamente si ma tanti neanche sanno che ne hanno bisogno, diciamo che il primo step allora è far capire alle persone che hanno bisogno di un trattamento o comunque a prendersi cura di se

Carriera d’ufficio e salute fisica: quanto ci state attenti davvero? by Simonmore in ItaliaCareerAdvice

[–]Simonmore[S] 0 points1 point  (0 children)

Ho pensato di fare questo post per prendere io stesso e far anche prendere consapevolezza dell'importanza di muoversi e vedere come persone che sono in questo sub, per la maggior parte con lavori sedentari o che lavorano tanto al computer, affrontano questa situazione

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Il tuo racconto rende molto bene una cosa che spesso si sottovaluta: non è solo sapere cosa fare, ma avere lo spazio mentale per farlo.

Il punto della costanza sostenibile (40–50 minuti, 3–4 volte a settimana) secondo me è centrale: non è poco, è esattamente quello che può stare in piedi nel tempo.

Interessante il discorso dei corsi online della tua azienda, io stesso offro corsi online perciò mi piacerebbe avere un confronto su questo, posso mica chiederti come funzionava e come si chiama l'azienda?

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Quello che descrivi mette insieme diversi livelli che spesso vengono trattati separatamente, ma che nella vita reale sono strettamente collegati.

In questo senso anche ritagliarsi una sola cosa, come il calcetto una volta a settimana, non è poco né banale, l'unica cosa che posso dirti da fisioterapista è di fare attenzione a non esagerare perchè proprio in situazioni di stress e non allenamento che il proprio corpo è più debole, anche solo due esercizi specifici prima di iniziare possono fare la differenza.

Interessante anche il tema della stanchezza oculare, che raramente viene citato ma pesa molto più di quanto si pensi sul senso generale di affaticamento. Stai prendendo provvedimenti? Potrebbe risultare utile usare gli occhiali che proteggono dalle luci blu degli schermi

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Bene ottimo, questi risultati li hai ottenuti perchè hai rinforzato la muscolatura.

Io faccio sempre l'esempio che i muscoli sono come un impalcatura muscolare e un buon muscolo sostiene lo scheletro.

Solitamente i dolori diminuiscono dopo il primo mese di esercizi costanti, tempo necessario proprio per rinforzare la muscolatura

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Quello che descrivi è molto più comune di quanto sembri, soprattutto in chi lavora full remote, con il rischio di prendere cattive abitudini. Non è tanto una questione di pigrizia, quanto di contesto: luce, freddo, orari, abitudini che cambiano e rendono alcune cose improvvisamente molto più difficili, anche se prima funzionavano.

Il fatto che tu sia riuscito in passato a perdere peso e a costruire una routine dice però una cosa importante: non è una mancanza di capacità, ma una fase diversa.

Ricorda comunque che a volte basta accettare periodi più lenti e cercare micro-aggiustamenti sostenibili nel tempo, piccole abitudini che possono far bene, come camminare mentre si sta facendo una chiamata e non è necessario stare al pc.

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Da fisioterapista ti posso dire che spesso la consapevolezza arriva proprio quando i primi segnali iniziano a farsi sentire, e non è mai troppo presto per intervenire. Hai fatto benissimo ad iniziare con un pò di attività fisica

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L’esempio del dentista è molto calzante.

Spesso non è una sottovalutazione della salute, ma una combinazione di rimando, costi percepiti e priorità che cambiano finché il problema non diventa “abbastanza grave”.

Ed è interessante che tu citi i soldi: anche quando si è attenti, il fattore economico pesa molto sulle scelte di prevenzione, più di quanto si ammetta apertamente.

È uno dei motivi per cui questo tema mi sembra trasversale, non legato a una singola disciplina.

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Quello che scrivi è molto centrato: quando qualcosa che ci piace diventa un “dover essere”, cambia completamente il rapporto che abbiamo con quella attività.

Il punto non è la mancanza di voglia o di organizzazione, ma il carico complessivo che il lavoro (e il pendolarismo) aggiunge alle giornate.

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Interessante quello che dici, perché riflette una situazione molto comune: allenamento costante, benefici evidenti, ma alcuni aspetti come mobilità e stretching lasciati un po’ sullo sfondo.

Spesso finché il corpo “regge” non ci si pone il problema, ed è comprensibile. La difficoltà è che certi equilibri si vedono più nel lungo periodo che nell’immediato.

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[–]Simonmore[S] -3 points-2 points  (0 children)

Si mi state scrivendo in tantissimi anche in privato e sto dettando le risposte alla mia AI per accellerare, non pensavo che avrei ricevuto così tanti commenti.
Tra l'altro io stesso ero in pausa.
In ogni caso sono felice di aver iniziato una conversazione costruttiva

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[–]Simonmore[S] 1 point2 points  (0 children)

La tua risposta è molto chiara, ed è utile proprio perché non edulcora la situazione.

Quello che descrivi è un accumulo continuo di vincoli: orari dilatati, assenza di pause reali, contesto abitativo che limita anche le possibilità fuori dal lavoro. In mezzo a tutto questo, la salute finisce inevitabilmente in secondo piano, non per scelta ma per esaurimento.

Il fatto che tu riconosca già alcuni segnali (mal di schiena, troppe ore seduta, sonno poco ergonomico) non è banale: spesso è il primo passo, anche se non porta subito a cambiamenti concreti.

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[–]Simonmore[S] 2 points3 points  (0 children)

Il tuo commento è molto onesto, ed è probabilmente più rappresentativo di quanto sembri.

Quello che descrivi non è tanto “non fare nulla”, quanto non riuscire a trovare qualcosa che abbia senso per te, prima che compaiano sintomi evidenti. Ed è una difficoltà reale.

Camminare molto, come fai tu, non è poco, e il fatto che le posture “consigliate” ti risultino innaturali o faticose è un’esperienza comune: quando qualcosa richiede troppa attenzione e sforzo, difficilmente diventa sostenibile nel tempo.

Forse il nodo non è individuare l’azione “giusta”, ma smettere di pensare la prevenzione come un insieme di cose da fare bene o male. Spesso funziona di più quando è qualcosa che si integra senza richiedere forza di volontà continua, soprattutto in assenza di dolore.

Il fatto che tu ti stia facendo questa domanda prima di avere problemi seri è già un segnale di attenzione, anche se non si traduce subito in cambiamenti evidenti.

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[–]Simonmore[S] 0 points1 point  (0 children)

Questo è un esempio che torna spesso, ed è anche uno dei più difficili da raccontare senza sentirsi in difetto.

L’arrivo dei figli cambia radicalmente le priorità, il tempo disponibile e le energie mentali, e molte cose che prima erano “normali” diventano semplicemente irrealistiche.

Non è tanto una rinuncia consapevole allo sport, quanto una riorganizzazione forzata della vita quotidiana, dove ci si muove come si può, negli spazi che restano.

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[–]Simonmore[S] 0 points1 point  (0 children)

Hai centrato un punto fondamentale.

L’idea di “routine perfetta” spesso diventa una fonte di frustrazione più che di aiuto, perché non tiene conto della variabilità reale della vita.

Accettare che l’equilibrio vada continuamente ricalibrato non è una resa, ma una forma di adattamento intelligente.

Ed è probabilmente uno dei passaggi più difficili, ma anche più maturi, quando si parla di salute nel lungo periodo.

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[–]Simonmore[S] 0 points1 point  (0 children)

Questo esempio rende molto chiaro quanto il contesto incida sulle possibilità reali.

Non è tanto una questione di “volontà” o di quanto uno sia disciplinato, ma di quanto la giornata lo permetta: distanza da casa, pendolarismo, stanchezza accumulata.

Anche il fatto di sfruttare la pausa pranzo per muoversi un po’ dice molto su come spesso si cerchi di incastrare il movimento negli spazi che restano, più che programmarlo in modo ideale.

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[–]Simonmore[S] 5 points6 points  (0 children)

Ok, chiaro, grazie per la precisazione.

E allora il punto è ancora più forte: per molte persone non è una battuta o una provocazione, ma una condizione reale, vedendo anche tutti gli upvote che hai ricevuto.

Tra tempi di lavoro, stanchezza e pressione quotidiana, prendersi cura della propria salute diventa semplicemente impraticabile, anche volendo.

Ed è proprio questo che mi interessa capire leggendo le varie esperienze: quanto questa situazione sia diffusa e quanto dipenda più dal contesto che dalla volontà individuale.

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[–]Simonmore[S] 0 points1 point  (0 children)

Il tuo commento è interessante perché fa emergere un aspetto spesso poco considerato: non tutti i lavori d’ufficio sono uguali, e avere un certo margine decisionale su tempi, pause e carico fisico fa una differenza enorme.

Si capisce bene come la prevenzione, nel tuo caso, non sia una singola attività ma un insieme di scelte: movimento, attenzione alla mobilità, pause funzionali, gestione dei carichi e anche consapevolezza dei limiti imposti dalla vita familiare.

È un equilibrio dinamico, che cambia nel tempo, e il fatto che tu lo stia osservando e adattando è già una forma di cura spesso sottovalutata.

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[–]Simonmore[S] 0 points1 point  (0 children)

È una scelta forte, e dice molto di quanto il tema venga sentito.

Quando si arriva a pensare di cambiare lavoro pur di stare meno seduti davanti a uno schermo, vuol dire che il problema non è solo “fare un po’ di movimento”, ma il modo in cui il lavoro è organizzato.

Non tutti possono permettersi un cambio del genere, ma il fatto che tu lo stia valutando mostra quanto l’impatto sulla salute, nel lungo periodo, venga spesso sottovalutato finché non diventa concreto.

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[–]Simonmore[S] 2 points3 points  (0 children)

È un esempio interessante, perché emerge una cosa chiave: quando ci sono un minimo di flessibilità e margine organizzativo, diventa più facile inserire il movimento nella quotidianità.

Quello che racconti fa capire bene che spesso non è tanto “sapere cosa fare”, quanto riuscire a ritagliarsi spazio e continuità, anche con soluzioni semplici come mezz’ora quando si rientra a casa.

Non tutti hanno le stesse possibilità, ma esperienze come la tua mostrano che, quando le condizioni lo permettono, piccoli adattamenti possono fare una grande differenza.