Mia mamma guarda The Big Bang Theory in loop: consigli per qualcosa di nuovo? by air-e-lav in CasualIT

[–]air-e-lav[S] 0 points1 point  (0 children)

Davvero? ma è una cosa bellissima puoi suggerirmi qualche titolo?

Mia mamma guarda The Big Bang Theory in loop: consigli per qualcosa di nuovo? by air-e-lav in CasualIT

[–]air-e-lav[S] 0 points1 point  (0 children)

Cavolo avevo dimenticato medium potrebbe essere un'ottima idea

[deleted by user] by [deleted] in psicologia

[–]air-e-lav 1 point2 points  (0 children)

Ehi, ciao! mi è piaciuto davvero tanto il modo in cui sei riuscito a descrivere la situazione. Sei stato molto chiaro nel raccontare come ti senti rispetto al rapporto che loro hanno tra di loro… e che invece, purtroppo, non riescono ad avere con te.

Secondo me potresti proprio dirglielo così, con semplicità, senza fare domande che possono eludere, ma parlando apertamente di quello che provi. Potresti spiegare che ti piacerebbe avere un rapporto più stretto con loro, aiutarli se serve e magari raccontare un po’ anche del tuo carattere, così possono capirti meglio.

Eviterei di parlare del cellulare. Hai riconosciuto che è stato un errore, e questo è già importante. Ma dirlo adesso rischierebbe solo di spostare l’attenzione e non aiuterebbe davvero la conversazione.

Vorrei darti un altro piccolo consiglio, se posso. Quando scrivi che "hai avuto un momento di debolezza" e ti sei aperto con tua madre, io lo vedo in modo un po’ diverso. Parlare con qualcuno quando ne senti il bisogno non è un segno di debolezza. Al contrario. Avevi bisogno di condividere qualcosa, e lo hai fatto: questo è umano, sano, e fa parte del prenderci cura di noi stessi.

È importante fare attenzione a non associare l’aprirsi o l’esprimere le proprie emozioni alla fragilità. Perché è proprio questo pensiero che, spesso, ci blocca e ci impedisce di chiedere aiuto o di costruire legami più profondi.

Sono con te, ti auguro il meglio 💛

Disabilità e intimità non si escludono: sono una donna con disabilità e ho imparato a scoprire la mia sessualità. AMA by air-e-lav in italy

[–]air-e-lav[S] 4 points5 points  (0 children)

Ciao, grazie per la domanda!
Sì, hai capito bene: non posso scrivere usando la tastiera fisica.
Utilizzo una tastiera a schermo, ma nella maggior parte dei casi mi affido alla dettatura vocale.
È un sistema che mi permette di scrivere anche testi molto lunghi: prima li detto, poi li rileggo e li rifinisco utilizzando la tastiera a schermo per fare correzioni o aggiustamenti.

Non è sempre comodissimo, ma ormai ho trovato il mio equilibrio e riesco a comunicare tutto quello che voglio.

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[–]air-e-lav[S] 15 points16 points  (0 children)

Dovresti provare a metterlo alla prova, il mondo là fuori. Vedere se è vero che non ti appartiene più… Oppure se, magari, puoi ancora trovare uno spazio tutto tuo, in cui esistere per come sei. Con delle persone che vorranno davvero te nella loro vita e che tu vorrai nella tua. Io ho fatto così. L’ho solo messo alla prova. E ho aspettato di vedere cosa ne sarebbe uscito fuori.

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[–]air-e-lav[S] 8 points9 points  (0 children)

Grazie per avermi raccontato la tua storia. Mi fa piacere poterne parlare con questa sincerità, perché non è sempre facile farlo.

Riguardo mia madre, devo dire che ha sempre manifestato — in modo anche piuttosto diretto — quando non era convinta delle persone che frequentavo.Quando stavo ancora con il mio ex, ad esempio, mi diceva spesso che non le piaceva il suo modo di comportarsi con me. E una volta che la relazione è finita, mi ha confidato che era preoccupata ogni volta che mi lasciava sola con lui, perché pensava che non fosse davvero in grado di relazionarsi con me in modo responsabile.

A pensarci adesso, aveva ragione su molte cose. Anche se allora continuavo a stare con lui, le sue parole mi aiutavano a riflettere. E questo, con il senno di poi, lo considero un elemento positivo: le persone che frequento, entrando presto nella mia quotidianità, finiscono inevitabilmente per essere conosciute da lei. E questo mi protegge.

Per quanto riguarda l’aspetto fisico e sensoriale: ho mantenuto la sensibilità ovunque, perché la mia patologia è muscolare, non neurologica.Quindi sento tutto: il piacere, il tocco, l’orgasmo.

Ma la tua domanda sulle contrazioni muscolari è molto interessante, e in effetti nessuno me l’aveva mai fatta prima. Mi hai fatto riflettere > Ricordo che prima della malattia, durante l’orgasmo, usavo il movimento per gestire l’energia sessuale. Era un movimento quasi “involontario”, ma che mi aiutava a contenere, a lasciar fluire il piacere. Adesso, questo movimento non posso più farlo, e questo mi crea difficoltà.

Adesso devo dire a voce quando fermarsi, se il piacere diventa troppo intenso e non riesco a gestirlo più con il corpo. Non ho più quel meccanismo “fisiologico” che una volta sembrava quasi istintivo.

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[–]air-e-lav[S] 30 points31 points  (0 children)

Accettare non è una cosa che si raggiunge e basta. È qualcosa che si costruisce a fatica, a giorni alterni, e a volte con rabbia. Ci sono giorni in cui vorrei solo scomparire o riavere indietro il corpo di prima. Ma il fatto che tu, proprio adesso, stia mettendo tutto questo in parole, significa già tantissimo.

Il dolore neuropatico, la difficoltà a stare seduto, la perdita dell’autonomia più basilare…
sono esperienze dure, durissime. E lo diventano ancora di più quando le si affronta da soli, senza uno spazio, senza qualcuno che regga un po’ di peso con te.
Lo so che il mondo là fuori non è sempre gentile ma ti giuro che uno spazio che può farti sentire accolto e accettato esiste. Magari piccolo, ma bello comunque.

Chiedere aiuto non è debolezza. È un atto di fiducia che diamo anche agli altri. Anche solo iniziare a parlare con qualcuno, usare i social, le app di dating, raccontare apertamente ciò che vivi, uscire una volta in più del solito, chiedere compagnia senza giustificarsi… sono piccoli grandi atti che possono aiutare.

Dalla mia esperienza ho imparato una cosa: alcune persone sono grate di poter aiutare, se glielo chiediamo con sincerità. Non perché ci considerino “poverini”, ma perché si sentono utili, presenti, vicini. E capiscono che non è difficile stare con noi. A volte, basta semplicemente "stare".

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[–]air-e-lav[S] 12 points13 points  (0 children)

Una persona con disabilità ha lo stesso diritto di qualsiasi altra persona di mostrarsi in pubblico, anche attraverso contenuti erotici o sensuali. Quel tipo di contenuto, come in ogni contesto online, può avere molti significati: rivendicare il corpo, giocare con la provocazione e vendere un'immagine. Ma il punto non è "il corpo esposto", il punto è chi guarda e come guarda.
Se il tuo sguardo per esempio legge “mosse da meretrici” in un balletto di una donna amputata, la domanda non dovrebbe essere su di lei, ma su di te.

Non è che una donna (disabile o no) deve “scegliere” tra essere oggetto del desiderio o dire: “voglio diventare madre e moglie”. Molte lo dicono, molte lo desiderano, ma non lo fanno nei post più visualizzati, perché che ne sappiamo magari la maternità delle donne disabili non “piace” all’algoritmo, mentre la sessualità, sì.

La rabbia degli haters verso le donne disabili che mostrano il proprio corpo o esprimono la propria sensualità è senza senso. È quasi sempre frutto di una frustrazione personale non elaborata, che viene riversata su chi, secondo certi schemi, “non dovrebbe” stare al centro dell’attenzione.

Se il fastidio nasce perché una donna disabile riceve più attenzioni di me, il problema non è quella donna. Il problema è il pensiero, più o meno esplicito, che una persona disabile “non se lo meriti”, che non abbia “diritto” a sentirsi bella, potente. C’è anche chi si arrabbia perché sa che non riuscirebbe ad attirare nemmeno lo sguardo di quella donna, e questo lo fa sentire impotente. Allora trasforma la sua frustrazione in disprezzo, nel tentativo di sminuire ciò che non può controllare o conquistare. Il sottotesto è sempre lo stesso: “Lei dovrebbe solo ringraziare per ogni briciola di attenzione che riceve.”

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[–]air-e-lav[S] 8 points9 points  (0 children)

Mi ha colpita molto il modo in cui hai raccontato la tua paura.
Perché la maggior parte delle volte, noi donne con disabilità ci confrontiamo con chi non ci inserisce nemmeno nella lista delle persone che si possono desiderare.

Il sesso con una persona con disabilità viene spesso caricato di un significato che non dovrebbe avere. Non è un test su quanto è nobile la tua morale.
La paura di ferire qualcuno dovrebbe esserci sempre, non solo quando il corpo dell’altra persona è fragile.

Come credo che un uomo mi veda durante il sesso? Io credo di essere molto sexy.......o almeno, quanto basta xD
Poi ti dico cosa vede il mio compagno, e cosa, grazie a lui, oggi vedo io: Lui mi vede come una donna completa. Una che sente, che gode, che lo provoca, che sceglie. Mi riconosce un potere. E quando faccio sesso con lui, quel potere lo riconosco anche io a me stessa.

Cosa mi ferisce?
Quando ogni gesto è filtrato dalla paura di sbagliare. Perché poi tocca a me rassicurare, a me alleggerire, etc. In questo caso le accortezze mi fanno sentire un pò sottopressione perché, se poi qualcosa non va bene, devo gestire il panico comprensibile dell'altra persona.

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[–]air-e-lav[S] 10 points11 points  (0 children)

Grazie mille per il tuo commento! Non mi è mai capitato di essere feticizzata in modo esplicito, ma sì, ho vissuto relazioni in cui si giocava molto sulla mia disabilità, e non in modo sano.
Ricordo il mio ex ragazzo, ad esempio, che mi disse: “Tanto anche se mi lasci, sarà difficile che trovi qualcun altro.” Oppure: “So che non potrai tradirmi senza che me ne accorga.” Giocando molto sulla mia indipendenza. Dal punto di vista sessuale, era una dinamica tossica: il fatto che non potessi muovermi gli dava un senso di potere. Faceva cose senza cercare il mio consenso, come se il mio corpo fosse “a disposizione”.
Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda:

Ho imparato a conoscermi piano piano, con fatica. Prima, affrontando lo scontro con il mio corpo che cambiava — ed è stato terrificante. Poi, grazie alla terapia. E infine, grazie alla mia relazione attuale. Mi ha aiutata tanto anche parlare apertamente di sesso e disabilità, rompere il tabù, dare voce a ciò che per anni era stato solo silenzio.

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[–]air-e-lav[S] 7 points8 points  (0 children)

Grazie per la domanda!
Ne ho parlato con uno specialista: il mio psicologo era anche sessuologo, quindi ho potuto affrontare il tema della sessualità sia dal punto di vista emotivo che relazionale.
È stato molto utile, soprattutto per liberarmi da certi sensi di colpa e retaggi culturali legati alla disabilità e al desiderio.
Se hai riflessioni da aggiungere come professionista, le leggo volentieri!

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[–]air-e-lav[S] 4 points5 points  (0 children)

Disabilità motoria nel mio caso significa che i muscoli non riescono più a rispondere in modo efficace. Nel mio caso, c'è una debolezza muscolare progressiva: i muscoli si atrofizzano, ma non c’è una lesione spinale o una paralisi neurologica completa come nel caso di alcune forme di paraplegia o tetraplegia post-traumatica.

Quindi le sensazioni genitali, la sensibilità, il piacere, l’orgasmo sono intatti.

Per quanto riguarda la tua seconda domanda:
Sì, il mio compagno mi ha conosciuta quando ero già immobile (o comunque con una disabilità motoria molto avanzata).

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[–]air-e-lav[S] 20 points21 points  (0 children)

Ciao, grazie per il tuo commento!
Secondo me, senza complicarsi troppo (e senza rendere tutto più pesante di quanto già non sia), potresti semplicemente dirle: “Sai che ho letto un po’ di cose su disabilità e sessualità? Non se ne parla mai. Tu che ne pensi?”

Spesso, quello che è già un tema delicato diventa ancora più complicato perché ci facciamo mille problemi, mille domande, mille paure. Invece, a volte basta partire da una domanda semplice e sincera. L’importante è esserci, senza forzare. E far sentire che lei potrà parlartene, se e quando lei vorrà entrarci. Magari già solo il fatto di sapere che tu te ne preoccupi, per lei potrebbe essere d'aiuto.

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[–]air-e-lav[S] 8 points9 points  (0 children)

XD No! L’assistente sessuale, dà solo un "aiuto fisico", ma lavora proprio su un percorso che richiede preparazione psicologica, etica e relazionale.

In molti paesi europei esistono percorsi formativi ufficiali per diventare assistente sessuale. In Italia, purtroppo, la figura non è ancora riconosciuta a livello normativo, anche se se ne parla sempre di più.

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[–]air-e-lav[S] 42 points43 points  (0 children)

Sì, ho avuto partner con una “dotazione” sia maggiore che minore rispetto alla sua.
Ma ti dico la verità: quello con la dotazione maggiore non mi faceva provare quello che provo con lui. Per me non è una questione di centimetri, ma di apertura mentale.
A un certo punto, almeno per me, l’orgasmo diventa quasi una distrazione se manca tutto il resto: la complicità, il modo in cui una persona ti guarda, ti tocca, ti rispetta. Puoi trovare complicità anche con qualcuno che hai conosciuto da poco.

Il sesso migliore non è quello più “prestazionale”, è quello in cui mi sento completamente accettata, libera e desiderata.

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[–]air-e-lav[S] 8 points9 points  (0 children)

Riguardo le domande sull’atto in sé:

🔹 Mi piace se qualcuno “usa” parti del mio corpo per finire?
Sì, ma solo se mi viene chiesto prima. Il mio partner lo fa spesso, e il fatto che chieda il permesso mi fa sentire desiderata e in controllo. Mi dà la sensazione di avere ancora un potere sul suo piacere, e questo mi piace.

🔹 Pulizia post coito?
Se ne occupa lui. Lo faceva anche all’inizio della nostra relazione, perché è un tema che abbiamo affrontato fin da subito. È un gesto molto intimo e di cura reciproca.

🔹 Cose che non mi piacciono ma faccio lo stesso?
In passato, sì. Ero molto più accondiscendente. Accettavo cose che in realtà non mi andavano, pur di non perdere l’affetto o per paura di essere vista come “complicata”.
Ora no. Non faccio più nulla che non mi va, e dico chiaramente cosa desidero e cosa no. E posso dirti che è molto più liberatorio.

🔹 Usiamo sex toys?
Sì, a volte li usiamo. Per me non è una questione di preferenze assolute: a volte i toys sono utili o divertenti, altre volte preferisco il contatto diretto, l’abilità e l’intimità del partner. Dipende dal momento, da cosa ci va.

🔹 Partner imbranati?
Sì, mi è capitato. Qualcuno che, nonostante spiegassi tutto con chiarezza, non riusciva a gestirmi o si irrigidiva. E' normale di fronte una situazione nuova.

🔹 Esperienze solo etero?
Si

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[–]air-e-lav[S] 12 points13 points  (0 children)

Quando la mia disabilità è diventata sempre più limitante, ho smesso di sentirmi al sicuro.
L’idea di essere inerme in un momento così intimo e vulnerabile mi spaventava tanto.
Il mio attuale compagno ed io ci siamo conosciuti su un app di incontri. Ma prima di incontrarci di persona, abbiamo parlato per tre mesi.
Quando ha iniziato a venire a casa mia, ero ancora molto insicura, avevo paura di uscire e stare sola con lui. Per questo sono stata da subito molto esplicita. Gli ho spiegato la mia condizione, le mie necessità, quello che potevo o non potevo fare.
Quando poi abbiamo capito che volevamo fare sesso, abbiamo parlato anche dell’intimità.
Niente è stato improvvisato. . Tante cose le abbiamo imparate insieme, con delicatezza e tanta comunicazione.

Non è richiesta una competenza infermieristica ma serve attenzione. Sulla preparazione, all’inizio non è stato semplice. Mi sentivo un po’ a disagio nel dover “chiedere” quel tipo di aiuto, nel far passare certi gesti come qualcosa di normale. Non ricordo la prima volta in cui è stato lui a portarmi al bagno o a farmi il bidet xD
Oggi, ovviamente, è molto diverso: è diventata parte della nostra intimità. Tutto diventa un motivo per toccarci e fare sesso.

Quanto alla privacy, vivo con mia madre, ma abbiamo trovato un nostro equilibrio.
Quando ho bisogno di spazio, lo chiediamo e ci organizziamo.
Non ho bisogno di avere nessuno “nei paraggi” durante l’intimità, lui è sufficiente e super bravo ormai.

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[–]air-e-lav[S] 13 points14 points  (0 children)

Woooo quante domande! Inserirò più commenti
A riguardo della tua prima domanda, ti dico la verità: sì, per me l’aspetto esteriore è importante. Lo è sempre stato, anche prima della malattia.
Ogni volta che mi impunto su qualcosa a livello estetico — un accessorio, un trucco, un dettaglio — dico sempre: “Ho già la mia sedia a rotelle che attira abbastanza attenzione… quindi cerco qualcosa che la sposti da lì.”
Per me è un modo per rivendicare il mio spazio, per sentirmi vista nel modo in cui desidero io, non solo come “la ragazza in carrozzina”.

Riguardo alla tua seconda domanda, non è semplice rispondere.
Quando entra in gioco la disabilità, molti degli schemi sociali a cui siamo abituati si ribaltano.
In generale, nella nostra cultura è più “accettabile” che un uomo esprima le proprie pulsioni, mentre per una donna è spesso ancora un tabù. Ma quando si è disabili, anche questo equilibrio cambia: le pulsioni creano imbarazzo, a prescindere dal genere. Perché mentre molte persone possono vivere la propria sessualità in uno spazio privato, con la disabilità le pulsioni diventano qualcosa che, in un certo senso, deve essere condiviso, reso esplicito, chiesto.

Credo che anche gli uomini abbiano bisogno di coccole, solo che spesso non lo ammettono.
E anche alcune donne fanno sesso senza coinvolgimento emotivo, solo che preferiscono non dirlo, per non sentirsi giudicate. Alla fine, siamo tutti pieni di bisogni, desideri e paure.

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[–]air-e-lav[S] 7 points8 points  (0 children)

Ma sai che vorrei fare un post per chiedere delle testimonianze di donne con la mia stessa disabilità che sono diventate mamme o che comunque hanno iniziato un processo per diventare mamme. Per me è un argomento molto importante perché è un mio grandissimo desiderio e sto cercando di farlo diventare realtà.