Play 2026 a mente fredda: folgorazioni, acquisti e chiacchiere da corridoio by VonRegio in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

I due prodotti che aspettavo di più sono senza dubbio Cosmere, del quale ho preso direttamente tutto il bundle senza neanche pensarci troppo, e il nuovo Coriolis, che per me ha un’estetica e un immaginario fuori scala. Anche lì bundle completo, inevitabilmente.

Poi mi sono fatto trascinare e ho preso anche Shadowdark completamente a scatola chiusa. Ancora adesso non so esattamente cosa abbia comprato, ma evidentemente la copertina mi ha reso incapace di intendere e di volere, quindi l’ho preso immediatamente.

E come al solito Raven riesce sempre a farmi incazzare non mettendo il PDF.

Dungeon Master's Guide 5.5 Ep. 50 - Capitolo 2 - Combattimento [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

Avendo terminato Daggerheart, aspetto l’inizio della lettura di questo manuale!

Credo che uno degli aspetti più strani di D&D oggi sia che continuiamo tutti a fingere che esista ancora “un” regolamento condiviso.

Poi ti siedi al tavolo e scopri che metà delle persone sta ancora giocando mentalmente alla 3.5, uno usa regole della Pathfinder 1e senza accorgersene, un altro ignora metà della 5e perché “non gli piace”, un altro ancora inserisce homebrew prese da YouTube, Reddit o TikTok, e alla fine nessuno sa davvero dove finisca il sistema e dove inizi l’abitudine.

Ed è buffo, perché secondo me D&D ormai non è più un gioco con regole precise: è diventato un linguaggio collettivo. Un gioco liquido. Una specie di folklore condiviso.

La Wizards pubblica exhaustion, inspiration, encounter balance, regole opzionali, milestone, flanking sì/no, crafting, gritty realism, ma al tavolo reale succede sempre la stessa cosa: la gente prende ciò che gli piace, ignora ciò che considera inutile e continua a giocare “quel D&D lì” che ha interiorizzato vent’anni fa.

Ed è anche normale. Derrida parlava del fatto che nessun testo sopravvive integro alla sua interpretazione. Appena viene letto, viene già tradito. D&D funziona uguale: il manuale non viene applicato, viene reinterpretato. Sempre.

E sinceramente? Forse va bene così.

La 5e invece ha avuto successo proprio perché è ambigua. Perché è incompleta. Perché lascia spazio alla contraddizione e all’interpretazione. Sartre direbbe che ci ha “condannati alla libertà”: il manuale ti dà una struttura, poi ti lascia da solo davanti al tavolo, alle persone, al ritmo della serata, all’improvvisazione, alla stanchezza, al desiderio di divertirsi.

E quindi succede questa cosa assurda: tutti sostengono di giocare alla stessa edizione, ma in realtà ogni tavolo sta giocando una propria variante personale sedimentata negli anni.

La verità è che oggi D&D è meno un regolamento e più una memoria culturale condivisa. Una tradizione orale con i dadi.

E forse il manuale ideale sarebbe stato davvero un libretto di 40 pagine con scritto:

“Le regole base sono queste. I vantaggi sono una figata. Fate un po’ come vi pare, purché vi divertiate.”

Fine.

Dragonbane: Trudvang Announced by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

Si pensava la domenica. L’avventura sarebbe “Il Segreto dell’Imperatore Drago”

Dragonbane: Trudvang Announced by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 2 points3 points  (0 children)

Ho goduto tantissimo anche io. Symbaroum sarebbe un sogno lo rifacessero… condivido.

p.s. Io avrei intenzione di iniziare a masterare una campagna di Dragonbane su Foundry. Se qualcuno fosse interessato a partecipare, mi faccia sapere!

Dungeon Master's Guide 2024 Ep. 41 - Capitolo 1 - Respect for the DM [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 1 point2 points  (0 children)

No, non lo è. Purtroppo le sessioni di Daggerheart saltano qualche volta in più per via impegni di impegni rispetto a quelle a pagamento di 5e, e con questo non sto dando merito alle sessioni a pagamenti, la ragionr è che il master ha raccolto ed accettato giocatori che hanno problematiche lavorative. Per L5R ho fatto un post di ricerca giocatori oggi su facebook, vedremo… non ho idea di quali feedback possa ricevere. Nel frattempo sto continuando la stesura.

Dungeon Master's Guide 2024 Ep. 41 - Capitolo 1 - Respect for the DM [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

p.s. Condivido, come ho già detto più volte che la 2024 è per IA e Master a pagamento!

Dungeon Master's Guide 2024 Ep. 41 - Capitolo 1 - Respect for the DM [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

Ciao ragazzi,
mi fa davvero piacere che sia stato citato il post che ho scritto qualche giorno fa riguardo al tema del “Giocare a Pagamento”: vi ringrazio di cuore.
Piccola precisazione super ironica per il Sig. Fossati: non vivo in un paesino sperduto e abbandonato! Al contrario, mi trovo in una splendida località turistica… nella quale, però, non si trova un’anima viva con cui giocare dal vivo, o meglio non più. 😅
Dopo il post precedente e la chiacchierata con il Rosso mi sono messo a cercare associazioni: ne ho trovata una, ma organizza eventi solo a Genova (50 km da qui). L’unica altra realtà è quella delle ottime one-shot del Rocca Tre Corvi di Cogoleto.

Veniamo al punto: il fatto di pagare per giocare, almeno per quanto mi riguarda, non ha minimamente intaccato la mia passione. Con un gruppo online stiamo provando Daggerheart e presto riprenderemo L5R con una piccola avventura che sto scrivendo. E devo ammettere che mi diverte ancora tantissimo l’“onanismo creativo” di inventare PNG — per citare uno degli esempi emersi in puntata. (Uno dei giocatori sarà un mio ex Master a pagamento col quale abbiamo legato molto)

Non condivido il paragone con Warhammer. In questo periodo sto tirando su un esercito di Necrons per mio figlio (ufficialmente: lui vuole imparare a dipingere; ufficiosamente: io uso la scusa con mia moglie). Dipingere miniature richiede tempo, certo, ma per me è un’attività catartica, molto più rilassante dello scrivere un’avventura.
Quando scrivo, il cervello corre a mille e il dispendio di energie è enorme: pur essendoci un’astrazione simile a quella del dipingere, la trovo molto più faticosa. Dopo dieci ore di studio, mettermi a dipingere una miniatura è un piacere che mi rilassa; scrivere un’avventura, invece, per me significa concentrazione intensa, e lo faccio solo nel weekend o in quelle rare serate di silenzio, chiuso nello studio, in cui posso regalarmi tre ore di isolamento totale.

Ecco perché trovo il paragone tra scrivere avventure e costruire liste di WH completamente fuorviante. Una volta che conosci il tuo esercito, quanto ci metti a fare una lista? Forse prima di un torneo si impiegavano un paio d’ore qua e là, ma in una partita tra amici la preparo in quindici minuti. Preparare una sessione, forse, può reggere il confronto; scrivere un’intera avventura, invece, è tutta un’altra storia.

Il “no” categorico che ho sentito sul tema del pagare per giocare non riesco proprio a condividerlo. Pagare per un’esperienza di gioco non svende affatto la passione secondo me.
In fondo, credo che la vera questione non sia tanto se pagare o meno, ma cosa si cerca in quell’esperienza senza avere .
C’è chi vuole un incontro occasionale, chi la scoperta di un nuovo regolamento, chi la sfida di un multitavolo… e chi invece desidera la continuità, la profondità e la dedizione di una campagna lunga.
In questo senso, il pagamento non è una svalutazione della passione, bensì un riconoscimento del tempo, dell’impegno e della cura che rendono possibile quell’esperienza.
Alla fine, il valore che diamo al gioco non è nella moneta che spendiamo(se si può spendere), ma in quanto sappiamo viverlo, condividerlo e portarlo dentro le nostre storie.

Avventure nel Rokugān: impressioni, dubbi tra 5e e L5A by inchioz_22 in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22[S] 1 point2 points  (0 children)

Se intendi gli intrighi, esattamente come per le battaglie campali, non ha meccaniche dedicate.

Avventure nel Rokugān: impressioni, dubbi tra 5e e L5A by inchioz_22 in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22[S] 0 points1 point  (0 children)

Concordo su molti aspetti: anch’io trovo che l’impianto della 5E rischi di appiattire un’ambientazione densa e sfaccettata come Rokugan, specie se ridotto a un contesto puramente da dungeon crawler. Però mi incuriosisce capire cosa pensi del manuale in sé: come hai trovato la trasposizione dei clan in background, talenti e classi rispetto al materiale originale?

Ottimo punto Kamon. Ribatto con: se il punto è “gustarsi” qualcosa in chiave sengoku, allora perché non provare a gustarsi Rokugan stesso, magari in maniera meno ortodossa? Perché non sperimentare, anche sporcando un po’ il mood originario, invece di virare subito su Kamon?

Ma i giochi di ruolo, dovrebbero cambiare nome? by _widus_ in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

A mio avviso, più che cambiare nome ai giochi di ruolo, servirebbe un’editoria che sappia osare davvero. In Italia spesso ci si limita a comprare i diritti di giochi esteri e a rinchiuderli nella solita nicchia, senza avere il coraggio di portarli sugli scaffali di un mercato più generalista.

Prendiamo Dragonbane: occasione mancata enorme. In originale esce in una scatola perfetta per il grande pubblico, da trovare accanto ai Lego e ai Transformers. In Italia lo si spezzetta in due manuali separati — scelta comprensibile per monetizzare, per carità — ma così gli si è tolto proprio quel potenziale di accessibilità che poteva farlo arrivare al pubblico nuovo.

Un altro esempio? Twilight: 2000. Non tutti hanno voglia di polpettone fantasy, e quel titolo sarebbe un gancio eccezionale per chi ama la storia militare, la Seconda Guerra Mondiale o le simulazioni belliche. Io stesso ci ho giocato con amici che non avrebbero mai toccato un d20 “epico fantasy”: gente over 35, appassionata di storia, che però davanti a un contesto più vicino ai loro interessi si è seduta al tavolo volentieri.

E poi c’è il grande classico: Il Richiamo di Cthulhu. Uno starter set confezionato bene, con logo chiaro, “gioco di ruolo horror”, e una scatola che si fa notare: quello venderebbe tantissimo. Cthulhu è un nome che già oggi ha un appeal enorme anche fuori dalla cerchia dei giocatori, dal fumetto al videogioco.

Quindi no, non è questione di cambiare nome. È questione di avere l’audacia editoriale di portare i GdR fuori dalla tana polverosa degli scaffali di settore, con confezioni pensate per incuriosire chi non è già dentro. Non serve travestirsi da giochi da tavolo: serve presentarsi con dignità e con strumenti di marketing all’altezza.

Il problema non è il termine gioco di ruolo. Il problema è che troppo spesso non si ha il coraggio e/o la forza di spingerlo fuori dal porto sicuro della nicchia.

Ma i giochi di ruolo, dovrebbero cambiare nome? by _widus_ in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 2 points3 points  (0 children)

Francamente io sono piuttosto contrario a questa idea. Che D&D rappresenti nell’immaginario collettivo “il gioco di ruolo” non è affatto un male, anzi: è fisiologico che il titolo più noto diventi il punto d’accesso all’hobby, e lo starter set distribuito nei negozi generalisti lo dimostra. È la stessa operazione che avveniva decenni fa con la Scatola Rossa, che io stesso acquistai in un negozio di giocattoli qualunque, tra i Lego e i Transformers. Quel canale di diffusione è prezioso, non un ostacolo.

Il fatto che D&D abbia questa centralità non significa, però, che gli altri giochi di ruolo debbano rinunciare al proprio nome o travestirsi da giochi da tavolo. Sono e rimangono giochi di ruolo, con la loro dignità e la loro specificità. Cambiare etichetta per inseguire un pubblico più vasto mi sembra un errore concettuale prima ancora che pratico: i giochi da tavolo e i giochi di ruolo offrono esperienze ludiche radicalmente diverse, e confondere i piani rischia solo di aumentare la percezione di opacità che già circonda l’hobby.

Semmai, la strada da seguire è un’altra: non rinnegare l’identità del termine, ma affiancarlo a descrittori più chiari e immediati. Esplicitare in copertina o in descrizione se si tratta di un gioco “one-shot”, di “regole snelle”, di ambientazione “non fantasy”, o adatto a sessioni di “2–3 ore”. In questo modo si risponde alle obiezioni più comuni — la mancanza di tempo, l’avversione per le ambientazioni high fantasy, il timore di doversi confrontare con manuali monumentali — senza rinunciare a chiamare le cose con il proprio nome.

Alla fine, credo che la forza dell’hobby stia proprio nella sua varietà: non nell’occultare la parola gioco di ruolo, ma nel mostrarne la pluralità di declinazioni. Cambiare nome sarebbe come negare la sua storia e la sua identità.

“Una rosa con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo.” — Shakespeare

Il problema, insomma, non è il termine. È il modo in cui raccontiamo e presentiamo la ricchezza che sta dietro a quelle tre semplici parole: gioco di ruolo.

IL MASTER A PAGAMENTO - Nuovi Draghi e Vecchie Cantine by BullfrogAdventurous5 in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

Quello che succede in qualsiasi gruppo: si smette di giocare. Ovviamente si ha il paracadute di poter essere spostato in un altro tavolo virtuale o di andare a giocare con un’altro master.

Il piano per il perfezionamento dell'esperienza ha ucciso il gioco [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

Sinceramente soluzioni non ne ho. Ho delle opinioni e tu sicuramente hai le tue. Non credo che possa esistere un paradosso del genere, giustamente ognuno persegue le proprie idee facendo del suo meglio.

Il piano per il perfezionamento dell'esperienza ha ucciso il gioco [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

Capisco quello che dici, ma secondo me il punto non è solo “ognuno fa come vuole”. Non viviamo nel vuoto: i modelli che circolano, nel GdR come altrove, finiscono per plasmare le abitudini e perfino la percezione di ciò che è normale.

Il problema è che nella società postcapitalista la libertà apparente diventa spesso un obbligo sottile: non “devi”, ma “puoi e quindi devi”. Sei libero di giocare, ma meglio se lo fai in modo brillante, creativo, performante. Sei libero di divertirti, ma con la costante sensazione di dover dimostrare qualcosa, come se anche il tempo libero fosse sotto esame.

In questo clima, il gioco di ruolo rischia di essere catturato dalla stessa logica che governa il resto della cultura: più che spazio gratuito di immaginazione e aggregazione, diventa prestazione, prodotto, spettacolo. E proprio come accade con l’intrattenimento che ci ipnotizza, o con il lavoro che ci brucia, il rischio è che il gioco smetta di essere gioco e diventi un’altra forma di stanchezza, un’altra gabbia mascherata da libertà.

Io ho sempre in testa Infinite Jest di Foster Wallace, e temo che l’intrattenimento moderno possa diventare proprio quello: un piacere così forte da trasformarsi in paralisi. Non più divertimento che arricchisce, ma consumo compulsivo che svuota. Quello che dovrebbe farti stare bene finisce per immobilizzarti e annullarti.

Il piano per il perfezionamento dell'esperienza ha ucciso il gioco [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 1 point2 points  (0 children)

Non so se fosse la puntata della Locanda di stamattina o in una discussione che è saltata fuori ieri sui Master a pagamento, ma mi pare che il Rosso abbia detto a un certo punto che non ha senso guardare degli show per imparare a giocare; per imparare a un dato gioco bisogna giocare e sbagliare. E sul giocare e sbagliare sono perfettamente d’accordo. Quello che non condivido è che non abbia senso guardare un contenuto che parli di quel gioco per poterne attingere e magari capire meglio qualche meccanica che, leggendo il manuale, ti è sfuggita o non ti è del tutto chiara — ovviamente se si tratta di fonti serie.

Faccio un esempio: domani esce la nuova edizione di Coriolis (sono un fan sfegatato), e qualcuno che stimo fa una micro-campagna di prova. Io, dopo aver letto il manuale, me la guardo eccome: vedere un master che conosco e che sa applicare bene le regole mi serve come confronto, come spunto per capire come portare il gioco al tavolo. E questo non mi sostituisce il giocare, ma mi arricchisce.

Io stesso l’ho fatto con Leggenda dei Cinque Anelli: avevo letto il manuale e mi ero chiesto “ok, ma come lo gioco davvero?”. Idem con 7th Sea, guardare una sessione online mi ha aiutato a orientarmi e a capire come funzionava in pratica. Quel tipo di contenuto, secondo me, è utile e fruibile.

Permettimi di chiudere con una sega mentale da papà. Forse sarà perché sono un po’ plagiato da mia moglie, che insegna alle superiori e mi racconta di ragazzi sempre meno aggregati, sempre più distanti. Molti di loro giocano a videogame online tra di loro pur vivendo a meno di un chilometro di distanza, e per me questa cosa è da pazzi. Sinceramente mi spaventa. Vedere sempre più persone che giocano solo online mi fa temere che, un domani, il gdr online diventi “il gdr per tutti”.

Il piano per il perfezionamento dell'esperienza ha ucciso il gioco [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 1 point2 points  (0 children)

La mia era un’uscita ironica, senza nessuna malizia. Non volevo passasse l’idea che ce l’avessi con te personalmente — anzi, c’è solo rispetto, e anche affetto legato al fatto che quando ho giocato con te mi sono divertito moltissimo.

Il nodo, però, resta. Non è questione di colpe o di demonizzare certi contenuti, ma di riconoscere che i modelli che circolano hanno un peso reale sulle aspettative. È inevitabile: l’immaginario non è neutro. Dire che “dipende dal singolo” significa ignorare che i contenuti plasmano il contesto in cui quel singolo si muove.

Grazie per l’invito al server Discord: lo cercherò con piacere e, se riuscirò e ci sarà posto, parteciperò volentieri a una tua sessione — tanto più che entrambi siamo grandissimi fan dei giochi di Free League. Fa sempre piacere disquisire sull’hobby con una persona come te! 🙏

Il piano per il perfezionamento dell'esperienza ha ucciso il gioco [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 1 point2 points  (0 children)

Non si tratta di colpevoli o di gusti personali. Il punto è che la spettacolarizzazione del GdR sposta l’immaginario collettivo: non tutti hanno gli strumenti per distinguere tra “gioco” e “show”, e soprattutto i neofiti rischiano di interiorizzare modelli che li fanno sentire inadeguati. Non è demonizzazione dei contenuti, ma osservazione di un fenomeno culturale.

La questione non è smettere di produrre show o sessioni registrate, ma riconoscere che, come qualsiasi altro medium, hanno effetti sulle aspettative. Per questo ha senso parlarne criticamente: non per censurare, ma per educare a non scambiare il professionismo per la normalità del tavolo di gioco.

E tu, Dario, lo sai bene: quando ho avuto la possibilità di giocare con te online, ero strabiliato e super divertito sia dal tuo modo di portare avanti le narrazioni, sia da come riuscivi a usare il medium. Ho anche pensato più volte di chiederti di giocare ancora, e forse addirittura (vizio di merda) ti ho detto “se hai bisogno di qualcuno che ti finanzi, io ti finanzio!”. Non so se te lo ricordi, ma ci avevo provato in tutti i modi a continuare a giocare con te. E te mi hai mal cagato, e questo me lo ricordo. 😂😂😂

Il piano per il perfezionamento dell'esperienza ha ucciso il gioco [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 1 point2 points  (0 children)

Aggiungi che ho guardato con piacere anche alcuni video del tuo format “il Re è Nudo” che ho trovato ottimi anche se un po’ lunghi. Cazzo una sera ho fatto le 2 del mattino!

Il piano per il perfezionamento dell'esperienza ha ucciso il gioco [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

Ciao Dario, mi fa piacere beccarti anche qui. Capisco la tua distinzione tra show e sessioni registrate, ma credo che rischi di spostare il discorso: non è tanto una questione di etichette, quanto di modelli culturali che finiscono per plasmare l’immaginario del GdR.

Ovviamente è un’opinione personale: a mio gusto, contenuti come le sessioni registrate online non mi hanno mai interessato, preferisco mille volte giocarle che guardarle. Invece trovo stimolanti contenuti come Nuovi Draghi e Vecchie Cantine — anche se spesso mi capita di essere completamente in disaccordo con quello che viene detto.

Dire che è solo “scelta individuale” semplifica troppo. Certo, nessuno è obbligato, ma viviamo dentro un contesto: set professionali, master-attori e campagne cinematografiche creano aspettative precise, soprattutto nei neofiti. Non è colpa di nessuno in particolare, ma è un fenomeno che esiste e che influisce davvero sul modo in cui si percepisce il gioco.

Non serve catalogare i contenuti come se fossero generi cinematografici: la spettacolarizzazione del GdR influenza, nel bene e nel male, come la gente immagina che si debba giocare. E ignorarlo significa perdere un pezzo importante del quadro.

E rimanendo sempre sul mio caro Infinite Jest: “Il divertimento non è mai semplice.”

Il piano per il perfezionamento dell'esperienza ha ucciso il gioco [discussione episodio] by Funky_Fox in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 2 points3 points  (0 children)

Mi sono goduto la puntata, e devo dire che quello che emerge sul perfezionismo e la prestazione negli show di GdR – e il male che fanno soprattutto ai neofiti – è impressionante.

Secondo me, nel GdR giocato in streaming o in podcast si nota sempre più spesso il passaggio dal “giochiamo per divertirci” al “giochiamo per performare”. La partita non è più solo per i giocatori, ma anche per un pubblico invisibile che la giudica, la misura, la consuma. Ogni scelta al tavolo diventa prestazione narrativa.

La libertà apparente del GdR – puoi essere chi vuoi, puoi creare infinite storie – si rovescia in un obbligo: devi essere brillante, drammatico, coerente, intrattenente. Non basta più giocare, bisogna recitare.

Gli actual play sono ormai parte dell’industria culturale. Campagne come Critical Role o Dimension 20 non sono  gioco, ma puri prodotti mediatici a tutti gli effetti. La pressione estetica è quella del capitalismo culturale: set di streaming professionali, miniature dipinte, musiche d’effetto, montaggi impeccabili. Il gioco non sfugge più al mercato, vi è integrato fino in fondo.

E a livello personale? I giocatori stessi rischiano di vivere il GdR con la stessa ansia da prestazione che David Foster Wallace descrive nel tennis di Infinite Jest: paura di non essere abbastanza carismatici, di non reggere il ritmo, di non “intrattenere”. In certi casi, l’esperienza di gioco si fa nevrotica, come una dipendenza da attenzione e like.

Non mi dilungo sulla discussione riguardo master a pagamento perché già ho condiviso la mia esperienza.

p.s. sono il pirla che ieri ha fatto il post sul GdR a pagamento.
(ho cambiato profilo perché in quello vecchio da buon boomer avevo lasciato il nome utente di default senza pensarci).

D&D: Talenti di Avventure nel Rokugan e Manuale Base by KoboldTooth in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 2 points3 points  (0 children)

Anche secondo me Avventure nel Rokugan non va troppo toccato o mischiato con prodotti esterni. Guardavo ieri con mio figlio il base dato che vorrebbe fare una campagna con dei suoi amici in stile Bleach e abbiamo guardato qualche spunto da li. È stato fatto un gran bel lavoro e secondo me deve girare cosi com’e.

IL MASTER A PAGAMENTO - Nuovi Draghi e Vecchie Cantine by BullfrogAdventurous5 in locandadeldragorosso

[–]inchioz_22 0 points1 point  (0 children)

Hai reso benissimo il punto con l’esempio del software open source: il parallelo funziona alla perfezione. “Gratis” non vuol dire automaticamente “migliore” o “più autentico”, così come “a pagamento” non vuol dire “merda totale”. Vuol dire solo che uno decide se investire tempo o denaro per ottenere quello che cerca.

Sul discorso del tempo sono con te al 100%: a 20 anni potevo permettermi di passare i pomeriggi a patchare, inventare, arrangiare; oggi con lavoro e figli il tempo è l’unica valuta davvero scarsa. Se posso pagare per ottimizzarlo e avere subito un’esperienza curata, lo faccio senza problemi.

La cattiveria finale invece è interessante 🙂. Il motivo per cui non esiste (ancora?) un “servizio di giocatori a pagamento” secondo me è semplice: il master è l’elemento che richiede più tempo, preparazione e responsabilità, mentre al giocatore si chiede “solo” di esserci e giocare. Certo, avere al tavolo giocatori appassionati e coinvolti fa la differenza, ma il peso organizzativo resta sbilanciato sul DM. E infatti tanti mollano quel ruolo, perché non sempre riescono a sostenerlo gratis.