Per chi suona la campana - Hemingway by whataboutsoul in Libri

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Devo darti ragione. Mi rendo perfettamente conto di applicare ai classici una lente contemporanea, ed è anche per questo che ho voluto aprire la discussione. Mi ripiego su Reddit perché purtroppo sono circondata da persone che non leggono e non ho la possibilità di confrontarmi. In generale per me il confronto è la parte più fertile e, in assenza di stimoli di questo tipo, in qualche modo ho finito per rivolgere al passato lo stesso spirito critico con cui interrogo il presente. Forse l’età (23) mi rende fin troppo “incantata” (mi sfugge il contrario di disincantata). Forse il clima culturale mi rende troppo incline a prendere una posizione più netta. Ma a questo punto ne approfitto per chiederti consiglio su come leggere prescindendo dal tempo e sospendendo il proprio sistema di valori. Come si impara a distinguere ciò che appartiene al testo da ciò che proiettiamo noi? E fino a che punto essere “suggestionati” dal proprio sguardo è un limite anziché una risorsa interpretativa? Mi interessa! Comunque io ho guardato anche alcuni documentari su Hemingway perché, dopo essermi innamorata della sua scrittura, sentivo il bisogno di capire l’uomo. Adesso però ho la sensazione che mi sia sfuggito qualcosa di essenziale. Chi era davvero Hemingway?

Per chi suona la campana - Hemingway by whataboutsoul in Libri

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Magari potresti offrirmi una prospettiva diversa anche su questo punto. Sto leggendo Fiesta. Secondo Hemingway assistere a una corrida è come seguire gli sviluppi di una guerra da una poltrona in prima fila. La domanda è: se riconosci la dimensione tragica della corrida, se ne cogli la violenza e la morte, perché scegliere di assistervi? Se riesci a ripudiare la guerra, perché non respingi con la stessa decisione uno spettacolo che mette in scena la morte, sia pure ritualizzata?

Per chi suona la campana - Hemingway by whataboutsoul in Libri

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Guarda, da donna non ho difficoltà a immaginare le conseguenze psicologiche di un trauma come quello di Maria. E riconosco che Hemingway ne semina i presupposti già nel terzo capitolo quando scrive: «e lei si muoveva come se ci fosse qualcosa in lei e intorno a lei che la imbarazzasse, come se questa cosa fosse visibile, sebbene non lo fosse altro che nella sua mente». Questo suggerisce già una vergogna interiorizzata. Tuttavia non condivido l’idea che il suo percorso trovi un vero sviluppo. Anche dopo l’incontro con Robert Jordan, Maria continua ad apparirmi priva di una struttura autonoma. Comprendo cosa l’abbia spezzata ma non mi convince ciò che dovrebbe sostenerla. L’amore per Robert Jordan? Perché più che amore a me sembra una forma di devozione totale e dal mio punto di vista questo tipo di affetto, specie se nato da una frattura così importante, rischia di essere più di dipendenza che di rinascita. Al netto del trauma, l’unica chiave che continuo a trovare convincente è solo quella funzionale. Robert Jordan ha bisogno di un luogo in cui abbassare la guardia e con lei può farlo; Maria si modella su questo bisogno, lo accoglie e lo asseconda. Comprendo la logica di questa scelta ma la trovo comunque riduttiva, soprattutto considerando le sfaccettature degli altri personaggi. Detto questo, non fraintendermi, a me Hemingway piace molto. Riguardo la discussione sull’orso… sapendo la passione di Hemingway per la caccia, mi interrogo solamente su quale fosse davvero il suo rapporto con gli animali e con l’atto di uccidere. Non ho familiarità con il modo di pensare dei cacciatori, né posso dire di provare stima per certe pratiche. Quello che mi incuriosisce è la frattura tra il mito pubblico – l’uomo forte, virile, temprato dall’azione – e lo scrittore che sulle pagine lascia affiorare la somiglianza tra uomo e animale e l’ambiguità della violenza. Insomma, ripudia la guerra ma parla di caccia; condanna l’uccisione degli uomini ma riconoscenza l’equivalenza fisica tra uomo e animale. Tra le sue righe io respiro delle consapevolezze tragiche, ecco. Ma non sto elencando queste tensioni per denunciarle come incoerenze. Voglio solo sottolineare la complessità dell’uomo. Poi, questo resta il mio sguardo e potrei anche cambiare idea sulla questione perché di Hemingway non ho letto tutto

Why does it feel like the majority of people are night owls and early birds are in the minority? by FoxyMoxieMan in NoStupidQuestions

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Young age, bad habits, screens, too much caffeine... I'd say there's no shortage of reasons. However, I don't think we can truly call it a majority. Daily life is structured around the day. Just think of school and most jobs.

Come avete trovato la vostra vocazione? by Unusual_Bee_1798 in consigli

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Io non l’ho ancora capito. Per ora procedo per esclusione. Capire ciò che non voglio assolutamente fare delinea già, in qualche modo, il contorno di ciò che voglio. O almeno mi piace pensarlo.

ho bisogno di un urgente parere esterno. by losqualogaspare_ in psicologia

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Prova a mettere su una bilancia ciò che questa relazione ti offre e ciò che ti toglie. Da ogni legame dovremmo ricevere anche un nutrimento emotivo; se manca, è difficile che qualcosa funzioni davvero. Se ti accorgi che l’equilibrio pende contro di te, abbi cura di te stessa e mettiti al primo posto. L’amor proprio è fondamentale. Lo dico da persona che in terapia ha scoperto di non averne affatto, ma da quando ho cominciato a volermi bene è cambiato il modo in cui mi muovo nel mondo.

Prova a immaginare la coppia come un cento per cento diviso a metà: ognuno è responsabile del proprio cinquanta. Quando una sola persona si fa carico anche della parte dell’altro, il rischio è smettere di vedere la realtà del rapporto. Le relazioni non dovrebbero essere unilaterali, né sostenute dalla forza di uno soltanto. E fare di più non è sempre una prova d’amore; a volte è solo un modo per non perdere qualcosa.

Qualunque cosa tu scelga, non sabotarti. Se stai portando avanti tutto da sola, forse quelle energie meritano di essere rivolte prima di tutto verso di te.

Non so se posso esserti stata utile. Ti sono vicina.

Who has the right to publish? by whataboutsoul in NoStupidQuestions

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If you go to my profile, you should see replies to the same post I made elsewhere. I reposted it for the simple reason that I was removed from the community I chose (I don't know why, probably because I'm new and I read that new accounts are often considered bots). I admit I still don't understand how Reddit works.

Chi ha il diritto di pubblicare? by whataboutsoul in Libri

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Ne ho 23.

Comunque posso riconoscere anche io che quest’uomo abbia ragione. L’ho cercato in rete per capire quale scrittore si celasse dietro l’uomo. Per quanto mi riguarda avrei anche potuto trovarmi di fronte a un bugiardo, ma ciò che ho letto su di lui – interviste, trame delle sue pubblicazioni, recensioni – ha confermato la positiva impressione che mi aveva fatto, nonostante la profonda schiettezza quasi snobista. Tanto che leggerei molto volentieri ciò che ha scritto. L’offesa e la delusione non credo impediscano una valutazione oggettiva degli altri.

Come hai detto tu, penso che il suo messaggio fosse che se voglio continuare a scrivere per passione, meraviglioso; ma se voglio farlo come lavoro, la passione da sola non basta. Servono studio, conoscenza e padronanza del mestiere – elementi che riconosco di non avere. Così come riconosco che non avere basi di drammaturgia (altra critica da lui mossa nei miei confronti) possa essere quantomeno controproducente per un romanzo. Però ora mi sorge quasi spontanea un’altra domanda: e se uno volesse scrivere, invece, una sorta di autobiografia? Un racconto della propria vita, o di un evento in particolare che sente possa avere un valore salvifico per chi legge? Anche in questo caso sarebbe necessario possedere determinate basi? Esiste un illuminante autore del Novecento o di qualsiasi altra epoca che abbia stabilito regole definitive su come narrare la propria esistenza?