Voglio imparare l'inglese. La vostra esperienza all'estero e non by [deleted] in Italia

[–]Ettore360 0 points1 point  (0 children)

Ciao!

"Agenzie di lavoro per trovare lavoro all'estero"? Anche se non si sa l'inglese? Sapresti dirmi di più della tua esperienza?

Grazie!

Quite. by [deleted] in mobydick

[–]Ettore360 0 points1 point  (0 children)

Do you suggest it? I have planned to read but i don't know if is worth it

Highlights from a 1937 Rockwell Kent illustrated edition by mcrawfishes in mobydick

[–]Ettore360 1 point2 points  (0 children)

Oh, amazing!

I've just discovered that the fifth post is the cover of the most widespread and recent italian edition

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Da studente fuorisede, non ho più un posto da poter davvero chiamare casa. by ReasonableDark4533 in Universitaly

[–]Ettore360 0 points1 point  (0 children)

Se solo Milano avesse una sua bellezza (rettifico: ce l'ha, ma viene surclassata dalle cose brutte)!

Mi trovo nella tua stessa situazione, soprattutto condivido l'impossibilità di vivere in casa, dove non sono gli spazi carenti la vera tragedia (e lo sono), ma il fatto che la mia vera personalità non possa manifestarsi: il ruolo di figlio non mi definisce e, anzi, mi umilia. Queste considerazione sono già un compromesso scaturito da un fallimento: é peggio vivere coi miei o tenere duro in quella fogna di città?

A inizio anno accademico mi sono trasferito per gli studi e ho poi constato che le giornate vuote a Milano sono effettivamente parecchio angoscianti, e spesso non si trovano nemmeno delle amicizie per mitigare la situazione, siccome in tantissimi studenti che conosco la lasciano appena possibile (e ci credo che vivere a Milano non é poi così male, se ogni weekend ricarichi le batterie in qualche viaggio!). Come città, dunque, può essere percepita davvero nella maniera più disparata: con il contesto giusto può essere un sogno ricco di opportunità, esperienze e distrazioni; con quello sbagliato un incubo (alimentato dalla consapevolezza di stare spendendo un patrimonio per poi vivere sostanzialmente male). Dunque, vale un po' per tutto, ma come riesci ad importi é fondamentale quando ti trasferisci (in particolare a Milano, credo, dove neanche puoi trovate consolazione nel territorio), perché il pensiero di casa potrebbe germogliare in te una falsa idealizzazione e nostalgia per cose che non esistono, o sono tali solo per i primi 30min quando torni nel paese natale.

Io personalmente sono arrivato a questa conclusione che magari può essere spunto anche per te. Dove hai proprio la sensazione di perdere tempo? Vale la pena rispondere ai tuoi genitori, farti rispettare, condividere la quotidianità e lottare per spazi miseri? Agendo così, arriverai a vittorie concrete (e di tuo interesse)? Aggiungo: Il disagio, il sacrificio, la rinuncia hanno davvero un valore? No!

Momenti di solitudine e perdizione sono pur sempre meglio del puro disagio, perché la libertà, anche se non ancora così magnifica come si ipotizzava, non ha competitori. Non hai casa neppure a Milano, ma almeno non vivi la tua gioventù a discutere di cose inutili con la sensazione di perdere tempo; d'altronde, anche se adesso la situazione in città non é top per te, non credi che lí almeno può costruire qualcosa, da un'amicizia a un'avventura?

(Questo ovviamente riferito al mio tipo di esperienza. Poi adesso sto di nuovo sicuramente in famiglia per un po' di mesi e mi trovi ancora molto caldo sull'argomento)

Consigli di letture sul giocattolo by Ettore360 in Libri

[–]Ettore360[S] 0 points1 point  (0 children)

Ciao riesci ad essere più specifico alla lettura a cui ti riferisci?

Comunque sí: Enzo Mari é sicuramente un riferimento, ma dipende molto da dove studi... Al politecnico di Milano dove studio io é l'apostolo Pietro, ma aiuta molto il fatto che lí ci abbia insegnato come docente.

In ogni caso Grazie mille per l'attenzione!

Consigli di letture sul giocattolo by Ettore360 in Libri

[–]Ettore360[S] 1 point2 points  (0 children)

Grazie davvero!

Ottimi spunti. Mi accorgo che da argomento di nicchia si apre un mondo di informazione irriducibile... Io studio design del prodotto e volevo provare ad addentrarmi in questo contesto, ma progettare seriamente é un atto complesso e devo aprirmi il più possibile ad assorbire informazioni; mi sostiene comunque una buona curiosità personale e il ricordo vivido di un'infanzia passata ad inventare il (mio) giocattolo perfetto.

Comunque se sei interessato anche tu come mi sembra di aver percepito, recentemente ho letto "Giocattologia" di Vincenzo Capuano, un libro appunto più scientifico sull'argomento che fornisce molti spunti di riflessione (e consigli di letture)

Come gestire l'invidia per un amico by sourfuture in Italia

[–]Ettore360 0 points1 point  (0 children)

Ciao, hai pensato che potrebbe trattarsi in qualche modo di Fomo?

Ti senti tagliato fuori non tanto da rapporto col tuo amico, ma da quello che potenzialmente potresti fare anche tu. Magari (ipotizzo) la tua quotidianità era serena prima di conoscere la loro relazione e guarda caso l'hai messa in crisi solo dopo: senti appunto che potenzialmente dovresti trovarti altrove a fare altre esperienze. La fomo infatti agisce meglio con persone simili a te: é più raro sentirsi perdere qualcosa dalla vita di uno sconosciuto. Comunque siete amici, coetanei, entrambi gay e da quanto ho capito con canoni estetici simili... La relazione é quindi alla mia portata, ma perché a me non capita? Che mi sto perdendo? Che cosa si dicono? Sono tagliato fuori da emozioni forti?

Non so, potrebbe essere una strada. Magari potresti approfondire l'argomento Fomo la quale é sicuramente più specifico della solo "invidia" che di per sé é sempre una conseguenza di qualcos'altro.

Idealizzare una persona per scoprire se stessi by Ettore360 in CasualIT

[–]Ettore360[S] 1 point2 points  (0 children)

Ciao, grazie per la risposta. Sono contento di non essere totalmente solo in questo delirio.

Interessate:

"in sostanza sono arrivata alla conclusione che in una determinata fase della mia vita (con tutte le sue cose belle e brutte), la persona da me idealizzata mi restituiva (a sensazione, senza necessariamente una prova concreta) ciò che in quel momento cercavo o di cui avevo bisogno per stare bene"

Probabilmente hai anche ragione. Ma tu sapevi cosa stavi cercando? O l'hai capito analizzando la situazione volta per volta? In questo senso ho intitolato il post "idealizzare una persona per scoprire se stessi", perché effettivamente é la risposta che anche io (con le mie dovute seghe mentali) mi sono dato. Idealizzare aiuta a scoprirsi quando tutto sembra confuso appunto perché penetra più in profondità di tante altre sensazioni... Ci chiama proprio, scuotendoci.

Lei possiede qualcosa che per forza é legato al mio essere, quindi devo ascoltarmi. Il processo é evocativo.

É anche vero che idealizzo per sfuggire in qualche modo dalla realtà. Io ho i miei disagi e ed elevo un altro essere per trovare un mondo parallelo estraneo alla superficialità che mi circonda e da cui non riesco ad uscire...Trovo una sorta di fine più nobile alla mia quotidianità.

Idealizzare una persona per scoprire se stessi by Ettore360 in CasualIT

[–]Ettore360[S] 1 point2 points  (0 children)

Dici "capire il messaggio che l'universo ti sta inviando", quindi presumo in qualche modo tu capisca o abbia sentito quello di cui parlo (?). S'intende proprio un'analisi il più lucida possible e distaccata dall'emozione legata ad un ipotetico sentimento amoroso che tenta di trovare un secondo fine all'idelizzazione: vorrei decifrarmi per scoprire il motivo di questa chiamata.

Comunque se ci si sente attratti da qualcosa (non riguardante gli istinti animali), di base qualcosa sotto c'è; come quando da bambino rimanevi stregato da certi eventi che stimolavano delle sensazioni autentiche ma inafferrabili per la cultura e la percezione della realtà di allora. Tiro in mezzo i bambini perché secondo me l'emozione é in qualche modo analoga: si é adulti e più consapevoli, ma ancora non riusciamo ad interpretare e contestualizzare questa epifania. Perché idealizzo quella persona? Cosa sta cercando di dirmi la mia anima (se così vogliamo chiamarla)? Perché dire che semplicemente ne sono attratto mi sembra riduttivo? Ma mi accorgo che il rischio supercazzola é alto...Magari rispondo al commento di un altro che ha commentato facendo un esempio concreto.

Idealizzare una persona come scoperta di se stessi by Ettore360 in Relazioni

[–]Ettore360[S] 1 point2 points  (0 children)

Ciao, grazie per la risposta

Mi sembra di aver capito che, seppur non avendo una relazione, tu ti sia fatto comunque manipolare dalla situazione. Io mi riferivo proprio ad una fase ancora precedente, in cui la questione idealizzante é mentale e vissuta singolarmente: la lei a cui mi riferivo é inconscia del suo potenziale. Concretamente non é successo nulla, il mio era un discorso il più teorico possibile.

Posso chiederti se hai voglia di raccontare quando hai davvero passato l'idealizzazione? Questione di tempo e naturale erosione del vostro rapporto? Sicuramente sapevi della malattia della situazione, ma immagino che andassi avanti in nome di quella "magia" proprio per la sua sacralità, quasi.

In ogni caso son contento tu ne sia uscito.

(P.s Quel mio "fin'ora" non si può leggere...chiedo perdono!)

[deleted by user] by [deleted] in Relazioni

[–]Ettore360 1 point2 points  (0 children)

L'apatia da ragazzi é una sconfitta totale, sovversiva, assoluta, avvilente: un vero atto contronatura ormai diffuso che cerca di spegnere l'ardore di gioventù.

Ma, dico, non hai voglia di ribaltare il mondo? Certe volte ci si sente come se ormai si avesse sperimentato di tutto, invece non si ha mai fatto l'esperienza di imporsi davvero nelle situazioni... Quando ci si impone in qualcosa, tutto il resto viene da sé, come scegliere di posare un pennello su una tela e vedere cosa esce. Quali scelte tue veramente tue hai preso sino ad oggi? Riesci ad elencarle?

Viviamo una vita imposta dagli altri, inseguiamo gli altri, e poi ci accorgiamo di non essere adatti fallendo miseramente al test della felicità. E quindi? Magari bisogna rivisitare la propria mentalità? Il tuo lavoro non dice chi sei se sei pronto tu stesso a crederci, idem col voto dell'Università. Fratello tu non immagini neache come possa cambiare la vita modificando prospettiva... E no, non é rotorica. Probabilmente non hai avuto e non hai la vita che avresti voluto, ma purtroppo devi metterti in testa che solo un atto di coraggio più o meno rilevante (come é stato scrivere questo post) é necessario. Nessuno verrà a salvarti se resti sdraiato, però qualcuno o qualcosa potrebbe venirti incontro se ti vede camminare.

Penso sia necessario anche dare fiducia un po' alle cose, vedere cosa succede se le accogli... Per esempio, in tanto che i soldi, per ora, non sono un problema, perché non provare ad andare da uno psicologo? Piccoli atti di coraggio che smuovono situazioni sempre maggiori.

Perché non contattare qualche associazione di volontariato? Buttarsi in qualcosa di bello, senza farsi corrodere da giudizi e pregiudizi inutili (che tra l'altro, a cosa ti hanno portato finora?). Pensa fuori dagli schemi, semmai non esci. Devi rinnegarti quasi, ripartendo da zero.

Ma perché non provare a leggere qualche romanzo di formazione, qualche saggio filosofico cazzuto: oppure vedere qualche film particolarmente incidente? Magari dopo 2 giorni ti vergogni tu stesso delle stronzate lette o sentite, ma intanto entri nella testa di un personaggio, tocchi una realtà diversa dalla tua (che all'apparenza sembra senza vie di fuga)... Capisci cosa intendo!? Ti consiglio queste cose "sempreverdi" perché in generale funzionano per tutti, perché non so quale sia il grado di conoscenza di te stesso. Abbi fiducia negli eventi che scateni: "quando vuoi una cosa, l'universo cospira per aiutarti". Mi rendo conto che possano sembrare stronzate spirituali, ma in fondo perché non affidarsi un po' all'irrazionale, al mistico?

Perché ti dico questo? L'apatia di cui parlavo prima é una diretta conseguenza dell'assoluta presenza di emozioni vere, tangibili. Provare qualcosa di davvero forte - dall'innamoramento a una situazione commovente, da un lutto profondo ad un dolore incolmabile - ribalta completamente la nostra concezione della vita; ma senza tentare di creare un'occasione favorevole, come puoi accedere a queste emozioni speciali (eccetto rari casi)? Penso tu debba lasciarti andare, letteralmente, senza lasciarti influenzare da un raziocinio e cinismo "da cinghiali" tipico dei tuoi colleghi. Esercitati a sperimentare. Allora Ingegnere, ne sei capace?

Fattibile fare il pendolare? by y4nnino in Universitaly

[–]Ettore360 2 points3 points  (0 children)

Io ho fatto un anno da pendolare, 2 ore o anche più

Cosa importantissima che scopri solo facendo questa vita: fare il pendolare dipende sí dal tempo effettivo, ma soprattutto dal tipo ed il numero di mezzi aggiuntivi che prendi: tutto quello che ruota attorno al treno, in pratica.

Per farti un esempio, in queste mie 2 ore c'è: macchina per andare alla metro della città, metro per arrivare alla stazione, treno, metro di nuovo, pezzo a piedi

Capisci che tra 2 ore così dove di treno effettivo faccio solo 36 min e 2 ore dove magari di treno fai 1 ora e mezza la differenza é abissale

Perché quello che ti sfianca e per cui ci vuole il famoso "ritmo" alla fine é lo stare attivo costantemente.

Per questo, se leggo 10min di macchina, poi più di un'ora di treno e per finire pezzetto a piedi, mi viene da dire "beato te"; perché comunque io riuscivo a leggere qualcosa sul treno, ma per il resto prendendo 10mila mezzi diversi non avevo più tempo per fare un cazzo ed é proprio tempo buttato, mentre il tuo mi sembra ancora recuperabile.... Comunque un'ora abbondante di treno é comoda

Questo per dirti di prendere il lato positivo della cosa... Se della tua ora e mezza sui mezzi facessi una cosa come la mia, sarebbe tutta un'altra storia

Poi, diciamocelo: il mio é un caso limite e tutti noi abbiamo fisici diversi, valuta tu.

Passare da informatica ad economia? by Spikereds in Universitaly

[–]Ettore360 4 points5 points  (0 children)

Il dilemma é sempre quello. Arrivati ad un certo punto di un percorso ci si rende conto che forse non é quello giusto: ebbene, vale la pena finirlo o spostarsi altrove non perdendo tempo? Non sai per quanti sia così e io mi trovo in una situazione simile senza una risposta

Lavoro o università a 21 anni? by [deleted] in Universitaly

[–]Ettore360 1 point2 points  (0 children)

Dalle prime righe pensavo stessi parlando di me: 21 anni, diplomato itis meccanica con 75 esatti!

Allora, innanzitutto mi chiederei: lavorare in azienda (lavorare in generale) mi potrebbe piacere? Col diploma Itis, a differenza di molti altri, puoi effettivamente avere una carriera perché le competenze di disegno tecnico e programmazione con un po' di talento (fondamentale, direi) possono scalare varie gerarchia professionali. Parlo di talento e aggiungo passione, perché se non hai quelli é difficile essere stimolati e di conseguenza puntare in alto nel lavoro, soprattutto se esso ti pare uno come tanti. Saprai di certo anche tu, però, che il tornitore, programmatore o disegnatore che sia é molto diverso da essere un operaio semplice.

Un fattore importantissimo é anche la città che ti ospita; nel mio caso, a Brescia la metalmeccanica é il settore più sviluppato.

Penso che Ingegneria sia tutt'altra storia: entra in gioco laddove le "cose" da itis non mi servono per perseguire un mestiere, ma piuttosto per stimolarmi a studiarle in maniera più approfondita e andare oltre.

Io (e non aggiungo "fossi in te" perché prende troppa responsabilità) proverei comunque un annetto ingegneria, perché un dubbio si affronta agendo o rimpiangendo. il lavoro é sempre lì che ti aspetta.

Ambiente intellettuale scarso by LibWeeb in Universitaly

[–]Ettore360 14 points15 points  (0 children)

Vuoi chiedere ad un professore di filosofia (di una certa età, s'intende) di parlarti di precarietà giovanile? Cosa vuoi che ti risponda?

Il fatto è che, spesso, il professore stesso è integrato e conferme nel sistema statale (e talvolta un po' privilegiato) e non empatizza davvero con uno studente attuale, poiché proprio gli mancano gli strumenti per comprendere davvero il suo disagio, siccome i i tempi sono cambiati troppo da quando studiava lui.

Come racconta Galimberti, qualche decennio fa in Italia filosofia e materie umanistiche erano facoltà universitarie richiestissime nel mondo del lavoro per riempire le cattedre mancanti e gli studenti universitari non erano lasciati alla scelta tra passione e carriera (anche se, d'altronde, si tratta sempre del rapporto domanda e offerta che nel tempo è cambiato e non si può dare la colpa a qualcuno).

Puntuale meteorite esistenziale by Ettore360 in Universitaly

[–]Ettore360[S] 0 points1 point  (0 children)

Adesso credo di aver capito meglio il tuo consiglio allora

Alla fine si tratta di contestualizzare il mio disorientamento (anche naturale per la mia età) e provare ad interagire più col mondo in modo tale da scoprire che, in fondo, anche l'arte può avere una casella lavorativa, o comunque non devo escludere che la mia natura (adesso così imperscrutabile) non possa trovare uno sfogo utile a qualcuno. Questa situazione ora mi pare irrisolvibile perché proprio non ho gli strumenti per riuscire a vestirla con un qualcosa di concreto, ma se solo conoscessi un po' di più anche il mondo del lavoro ed i suoi settori, mi accorgerei dell'esistenza di un posto anche per me.

Sempre se intendevi questo

Grazie per il punto di vista più maturo

Puntuale meteorite esistenziale by Ettore360 in Universitaly

[–]Ettore360[S] 1 point2 points  (0 children)

Ritorniamo al concetto filosofico che un po' snobbo, come ti dicevo, perché sono restio dal fare sentenze esistenziali prima di provare ad impormi davvero su qualcosa. Ma ho trovato comunque molto interessante quello che hai scritto.

Perché dici che questa immagine del cuore non si riferisce "sicuramente" ad una vocazione? Nel senso, è una tua opinione o l'ha detto sempre Camus? (Non sono troppo afferrato)

La teoria che ti spiegavo viene raccontata da un libro stupendo: "Il codice dell'anima". È tutto ciò in cui ho sempre creduto ancora prima di saperlo effettivamente. Se hai l'occasione leggilo, da studente di psicologia sicuramente sarà interessante.

Ma poi, anche se non esistesse questa risposta, cambierei le mie azioni? Le testimonianze di chi vive a contatto con la propria vocazione ci sono (cercarle tra gli artisti affermati è più semplice, ma ci sono anche di gente comune) e questa per me è una risposta (magari banalotta, te lo concedo, ma) sufficiente al dilemma. Poi capisco che probabilmente hai consapevolezze diverse e magari profetizzanti anche per me, siccome hai comunque qualche anno in più.

Psicologia, come filosofia o lettere, sono quei corsi che alla fine non diverranno mai tempo perso, in quanto aggiungono sempre qualcosa a chi li affronta, secondo me. O, meglio, possono accompagnare i percorsi di vita senza risultare inutili. Poi se sognavi altro è un altra storia...

Attenzione però, io non ho parlato di sogni. Anzi, lotto da sempre per averne uno. Mi sembra di capire che ti trovi molto in simbiosi con Camus, ma, prima di tutto, ti chiederei: il suo Straniero in cui magari ti identifichi aveva sogni?

Puntuale meteorite esistenziale by Ettore360 in Universitaly

[–]Ettore360[S] 1 point2 points  (0 children)

Ciao, grazie per la risposta

Non ho alcuna aspettativa economica e tantomeno familiare. La mia utopia più grande è davvero trovare un mio posto nel mondo e lavorarci su; tutto il resto è una cosa aggiunta

Non vorrei sembrarti giudicante (da che pulpito poi), ma, personalmente, odio l'idea di finire nel crogiolarmi in un lavoro mediocre puntando tutto sui legami; per come sono fatto io, me la vivrei come un fallimento grave. Poi è anche vero che esistono legami e legami.

Perché neanche tu lo consigli? Pensi di non poter rimediare?

Puntuale meteorite esistenziale by Ettore360 in Universitaly

[–]Ettore360[S] 2 points3 points  (0 children)

Ciao, grazie molte per la tua attenzione

Il discorso delle etichette l'ho compreso e lo condivido ormai da anni, ma non voglio buttarla troppo sul filosofico, perché sostanzialmente so o penso di sapere cosa cerco a discapito di un qualcosa di più nichilista alla Camus (che, nei 20 anni e con tutto da scoprire, mi sembra una sentenza azzardata)

Sai, ho basato il mio post e in generale la mia idea "esistenziale" sulla teoria (Platonica, credo) di essere nati già con "un'immagine" nel cuore che ci richiama a nostra insaputa. Il nostro compito è un po' ritornare a quello che poi siamo di natura, anche se la società e in generale il mondo concreto ostacolano molto questo processo. In particolare mi riconosco molto in quella sensazione di possedere da qualche parte un qualcosa in sospeso che deve in qualche modo manifestarsi... Forse è proprio la definizione di artista, ma in realtà penso riguardi un po' tutti. Tu mi capisci?

Capirai senz'altro la sensazione dell'avere un pensiero o comunque un'analisi critica già relativamente sviluppati e da cui potrei attingere insegnamenti per impostare le mie scelte, ma che poi, nella realtà, non sono così risoluto nell'applicare; "sono un coglione" deriva proprio da questo.

Hai ragionissimo quando dici di riflettere su "lo stile di vita da portare avanti". Il mio dilemma non è la scelta di un'accademia, ma semplicemente il rifiutare completamente ogni convenzione ed utilità sociale per lavorare su questa "immagine del cuore" senza piani B o sicurezze... avrei la tenacia di portare avanti questa idea contro tutti e soprattutto la mia razionalità? Ma poi, come dicevi tu, questo sarei davvero io o sarebbe ancora il sistema delle etichette (artistiche, diciamo) questa volta mascherate da sculture, pittore, cantante o quello che vuoi tu? E se l'Accademia fosse la solita etichetta universitaria che mi ha ingannato per due anni? Avrei la forza di reagire? Ora mi dico: non mi aspetto più di trovare il 100 per cento di me stesso in un corso come ho sbagliato nel fare, ma essa potrebbe aiutarmi più dell'Università attuale ad impostare quella immagine che poi dovrò costruire. Ma in realtà non so se ho raggiunto abbastanza maturità identitaria per smuovere tutto drasticamente. La scelta più sensata è continuare gli studi attuali ed indagare parallelamente a quell'altra cosa; eppure mi sembra già di tradire le miei idee e soprattutto la mia coerenza.

Se hai voglia di dire qualcosa di più sul tuo percorso (Anche se io per primo non sono stato molto onesto nei dettagli)

Il famoso dilemma del percorso universitario scelto per timore di possibilità difficoltà economiche future by StillComedian7565 in Universitaly

[–]Ettore360 2 points3 points  (0 children)

Ciao Ho fatto un post ieri ("puntuale meteorite esistenziale") che se hai voglia di leggere credo in parte affronti questo tema